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Ogni giorno ringrazio al telefono le famiglie dei ragazzi

elisey-vavulin-gup-OuACpSs-unsplashdi Francesco Cerrato | 

Ho letto questa mattina le pagine scritte da Marco Mura (Cagliari) – anche lui educatore di comunità minori – e la prima cosa che mi è venuta in mente è cercare un suo contatto per ringraziarlo. Non l’ho trovato, lo ringrazio da qui.

Anche io in questi giorni ho pensato se scrivere, se tacere. Di solito scrivo per riflettere ad alta voce, per mettere in ordine i pensieri dopo un periodo di sperimentazione di qualche mese, a volte anni. I processi avevano i loro tempi, attendevo che le idee maturassero e scrivere diventava fatto naturale, fisiologico.

In questi giorni è stato necessario pensare velocemente, trovare soluzioni a problemi mai immaginati, scegliere, inventare, trovare nuovi assetti organizzativi, psicologici, relazionali, ambientali. Il semplice fare la spesa era diventato difficile.

E scrivere potrebbe diventare lo strumento per anticipare, orientare i processi futuri. Immaginare possibili soluzioni in uno scenario totalmente nuovo, senza certezze.

Passato lo stordimento iniziale, mi sono dato alcune regole:

  • non ti lamentare: ti toglie energie
  • non ti preoccupare: non serve
  • guarda molto avanti: ti puoi preparare meglio
  • stabilisci nuove priorità: quelle vecchie non servono più
  • comunica cosa stai facendo con chiarezza e rapidità: detensiona

Non sempre è andata bene, darsi delle regole non significa saperle rispettare. Lo stress, la fatica, la paura, il senso di solitudine, in alcuni momenti mi hanno visto trasgredire le norme semplici, che mi ero dato da solo. La prossima volta che uno dei ragazzi della comunità non saprà stare alle regole sarà più semplice capire il perché. Il mio elenco, da solo, è servito a poco.

Da un paio di giorni però stiamo meglio. Abbiamo trovato nuovi assetti, riorganizzato il servizio in modo funzionale, ristabilito un ordine, individuato strategie, ritrovato equilibri e sorrisi. Il senso di spossatezza e di peso è svanito.

Ma se non sono state le regole ad aiutare, che cosa ci ha permesso di ritrovare energia? La mia risposta è: le relazioni.

I ragazzi sono stati eccezionali, collaborativi e fiduciosi. Le loro famiglie, che ringrazio quotidianamente al telefono, ci hanno dato un aiuto prezioso, ognuna mettendo in campo il massimo delle potenzialità. I colleghi, compresi quelli più giovani (alla loro età avrei dato di matto), hanno dato prova di serietà e tenacia.

Le difficoltà non sono finite, ci è chiaro, ma la poderosa botta iniziale – quella che ha letteralmente ridisegnato la realtà dalla sera alla mattina – è al momento assorbita. Organizzazione, risorse, ambiente orientato, metodo, sono stati d’aiuto, ma la qualità delle relazioni – in questi giorni più che mai affidata alla scelta delle parole – ci ha tenuti a galla in una difficoltà inimmaginabile.

Per questo rilancio le parole di Marco e il suo “abbraccio a distanza a tutti i miei colleghi, miei e delle strutture come la nostra. Sento un moto di solidarietà che ci unisce, e questo non può che farci bene”.

Grazie Marco

Francesco Cerrato è educatore nella comunità educativa residenziale per minori “passoni18” della cooperativa San Donato, a Torino.

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