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Non siamo medici, ma neanche noi ci possiamo fermare

bambino-che-giocadell’Associazione CAF | 

Milano, 19 marzo 2020 – Chiara Fiaschi, portavoce del Forum Terzo settore, ha già lanciato l’allarme: “Tutto il sistema del welfare nazionale si basa su due pilastri: da una parte il pubblico, dall’altra l’energia sussidiaria del Terzo Settore. Indispensabile e urgente mettere in sicurezza e continuità l’opera di milioni di volontari, operatori e organizzazioni del Terzo settore italiano”.

Anche nelle Comunità residenziali dell’Associazione CAF (Centro Aiuto Minori e Famiglie), la vita è decisamente cambiata: ci sono infatti 45 minori che, per l’emergenza sanitaria, non possono uscire dalle strutture, né avere contatti con l’esterno, perché un contagio all’interno delle stesse sarebbe davvero difficile da controllare.

Questo ha comportato una serie di misure straordinarie: un maggior numero di educatori durante la giornata per coprire le ore in cui i bambini e i ragazzi avrebbero dovuto essere a scuola (generalmente la mattina in ogni Comunità è prevista la presenza di 1 educatore mentre ora devono essere in 3); la necessità di fare turni di lavoro molto più lunghi per non lasciare momenti scoperti; il numero dei pasti è raddoppiato; ultimi ma non meno importanti gli aspetti legati alla pulizia delle strutture che richiedono una frequenza decisamente maggiore considerando anche il numero di persone presenti in Comunità 24 ore al giorno.

Dei 24 educatori presenti H24 con turni ad oggi di 8-10 ore, 8 sono stati costretti a fermarsi.
I 45 minori hanno dovuto interrompere le visite con le famiglie d’origine. Sospesa l’attività del Centro Diurno “Teen Lab”, che accoglieva 29 ragazzi tra i 12 e i 18 anni e il servizio domiciliare “Diventare Genitori” attraverso l’home visiting che segue 12 nuclei familiari con neonati tra 0 e 18 mesi; interrotto un affido in fase iniziale, mentre i 14 già avviati proseguono seguiti a distanza dalle nostre operatrici e senza la possibilità di effettuare gli incontri parentali previsti dal progetto d’affido. L’attività di supporto dei 54 preziosissimi volontari di Comunità è stata sospesa per contenere il rischio di contagio.
Solo nel primo semestre dell’anno, si stima una perdita del 70% delle entrate legate alle attività di raccolta fondi.

“Nonostante le difficoltà e le cautele che la situazione ci impone, non ci possiamo fermare – afferma Luisa Pavia, ad dell’Associazione. Abbiamo 45 minori (suddivisi su cinque comunità residenziali tra i 3 e i 18 anni e un alloggio per l’autonomia di 2 neo-maggiorenni) di cui non possiamo non occuparci H24, perché non c’è nessun altro che se ne occuperebbe al posto nostro.
In Comunità le attività di cura dei bambini e dei ragazzi devono andare avanti a ogni costo. Gli educatori, chiamati a sostenere lunghi turni, con tutti i minori in struttura e con l’impossibilità di farli uscire o di attingere alle normali attività di svago offerte dal territorio, sono davvero messi a dura prova. In questi giorni difficili sono loro i nostri Eroi!”.

Paola Gobbi, pedagogista delle comunità residenziali 3-12 anni, testimonia la situazione difficile: “Lavoro nelle Comunità di accoglienza per minori vittime di maltrattamenti gestite dall’Associazione e vorrei far presente anche la nostra situazione. Da due settimane i bambini ovviamente non possono uscire per andare a scuola, non possono fare gli incontri con le famiglie, non possono fare la psicoterapia di cui tanto hanno bisogno, non possono andare a scaricare le loro tensioni a nuoto o a calcio. Gli educatori sono sempre più affaticati: devono fare turni molto lunghi e pesanti per prendersi cura di loro H24. Non possono di certo fare smart working e sono in prima linea per cercare di alleviare il peso di queste giornate che per i nostri bambini sono – ancor più del solito – piene di angoscia.
Le strutture come la nostra non possono chiudere, perché i bambini non possono tornare a casa e non hanno altro posto dove stare. Non siamo certo medici, ma anche noi educatori, psicologi, operatori sociali non possiamo fermarci. Siamo operativi tutti i giorni per cercare di garantire le cure e la protezione necessarie ai nostri utenti, oggi più che mai sfidando le avversità, la stanchezza, la paura e i rischi legati a questa epidemia.
Alcune persone si lamentano perché non possono fare l’aperitivo o andare al cinema. A queste persone vorrei dire soltanto una cosa: voi che potete, per il bene di noi tutti, state a casa!”.

Testo curato da Anna Alemani e Flavia Cozzi dell’ufficio stampa dell’Associazione CAF di Milano, una Onlus che dal 1979 accoglie e cura bambini e ragazzi allontanati dal proprio nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti. Nel tempo, l’Associazione ha sviluppato anche servizi specifici di prevenzione dell’abuso e del maltrattamento infantile e interventi di supporto alle famiglie dei minori accolti e alle famiglie affidatarie.

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