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Noi, invisibili famiglie alternative – Racconto a due voci di un’operatrice e una ragazza in comunità

keyboard-338502_1920di Annalisa Borroni e Valentina Torchia |

Uno, due, tre… Decreti governativi.
E noi. Noi INVISIBILI, noi operatrici di comunità educative.
“Famiglie alternative”.
Sì perché noi siamo una casa, Casa Dho, una casa che è una FAMIGLIA.
Di noi nessuno parla. Il sociale rimane un problema talmente grosso che è meglio ignorarlo.
Ma noi ci siamo e con noi loro, giovani donne, adolescenti.
“Immuni” dicono loro di se stesse.
Come possiamo proteggerci e proteggerle?
Non lo so… il mio senso del dovere e l’amore per il mio lavoro mi dicono di non mollare, ma a volte lo sconforto mi prende. E allora? Mah… passerà.

Poi ci sono loro… Arrabbiate, arroganti, pretenziose, ingestibili. Così vulnerabili, fragili e forti allo stesso tempo:
Ma noi siamo giovani, quindi immuni”.
Ma va là! Non mi sfidare, come posso rimanere ancora chiusa in casa?”.
Io me ne vado, chiamate i miei servizi, me ne voglio andare”. Pausa. “Ci ho ripensato, meglio chiuse qui, mi mancherebbero i miei spazi
Sai cosa mi manca di più? Il mio lavoro allo stage
La voglia di un abbraccio e di un bacio.
“Ma c’è il Coronavirus… Non importa… ci sta”.
E a noi chi ci protegge, noi operatrici di comunità?

Poi ci sono loro. E c’è lei.
Mi piace scrivere, scrivo, scrivo e scrivo” e allora dai, ti passo la parola, scrivi anche tu, parla di quello che stai, state provando. Vai Vale tocca a te
Uno, due, tre… Decreti governativi. E noi. Noi INVISIBILI, noi ragazzi di comunità. “Famiglie alternative”. Sì perché noi siamo una casa, una casa che è una FAMIGLIA.
Quante persone sono a conoscenza del fatto che esistano luoghi in cui vengono accolti minori, mamme con i figli o addirittura ragazzi che hanno già raggiunto la maggiore età e che, avendo iniziato un percorso in una COMUNITÀ, decidono di proseguire fin quando non saranno pronti ad affrontare la vita che c’è fuori?

COMUNITÀ?? Sei una tossicodipendente? Ma non ci vivono solo gli anziani e disabili in quei posti? Hai commesso qualche reato?
Queste sono le domande che mi sento dire ogni volta che rispondo alla domanda “dove vivi?”.
Ebbene no, le mie difficoltà in famiglia mi hanno portata qui e ringrazio chiunque mi abbia aiutata a diventare ciò che sono adesso, dagli operatori alle OSS, dalla coordinatrice alla volontaria.
Ormai quando mi chiedono dove vivo, non specifico più “in comunità” perché questa per me è CASA.
Durante gli ultimi eventi accaduti ho sentito parlare di case di riposo, scuole, ospedali, ma vi ricordo che CI SIAMO ANCHE NOI.
Devo tanto alle operatrici che in questo periodo stanno cercando di fare del loro meglio per gestire questa situazione (e detto tra noi, ce la stanno facendo benissimo).

MA CALMA UN ATTIMO, anche loro sono persone, non robot, anche loro hanno le loro vite e dovremmo tutti quanti stimare il lavoro complesso e la passione con cui lo fanno perché a parere mio, come i medici, gli infermieri e tanti altri lavori, le persone che svolgono le professioni educative sono degne di essere chiamate EROI.
Spesso ho pensato di volermene andare a casa, ma pensandoci bene non abbandonerei mai queste persone fantastiche, tra l’altro nel momento del bisogno, per un mio capriccio, anzi, prometto di restarvi accanto per poi goderci insieme i momenti più gioiosi.
A Casa Dho, vi voglio bene, un abbrac… Anzi, diamocelo dopo la quarantena.

 

Annalisa Borroni è operatrice della Casa famiglia “Villa Dho” destinata all’accoglienza di ragazze adolescenti e giovani maggiori. Valentina Torchia è ospite della stessa comunità, gestita da Natur&-Onlus a Seveso (Monza e Brianza).

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