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Suona il telefono e si aprono mondi di sofferenza

metin-ozer-x1uP5C5EDS8-unsplashdi Marinella Fanti |

Giornate di calma, di silenzio, di riflessione, la natura fa il suo corso e la primavera avanza con i suoi suoni e colori. Giornate di sole e caldo anticipato che in un tempo normale avrebbero riempito i parchi di bambini schiamazzanti.

Fino a qualche giorno fa era possibile passeggiare e godersi un’esplosione di verde e di fiori, e la calma, tanto che avanzava timido un pensiero mah godiamoci un po’ di riposo.

Ma la sera, al telegiornale, i numeri erano impietosi 1000, 1600, 2500. Avanzavano inesorabili e ognuno cercava di farsi un’idea della situazione: quanti contagi? Mancano posti letto? Già tanti morti! Quasi difficile dare senso a un’esperienza mai vissuta.

In ufficio silenzio, non tutte le stanze sono occupate, anzi sono quasi tutte deserte. Faccio un saluto alla collega due stanze più in là, rigorosamente a distanza e comincia una giornata che potrebbe essere di calma totale.

Squilla il telefono

“Buongiorno, la chiamo perché ho perso il lavoro e già da un mese non ho lo stipendio, a casa siamo in 7 e io sto uscendo tutti i giorni per andare a cercare dei lavoretti”.

“Ma dove va? Ma non sa che la Polizia può fermarla e farle una multa oltre che accusarla di un reato penale?”.

“Lo so, io ho paura di contagiare i miei figli ma non so dove sbattere la testa, così prendo il treno e vado dalle aziende a cercare lavoro”.

“Ma molte aziende sono chiuse, deve assolutamente tornare a casa”.

“Ha ragione, la ringrazio ma la spesa, le bollette?”.

Driiiin

“Buongiorno, sa che non ho più nulla in casa da mangiare? Non so come fare, ho finito i soldi e la pensione mi arriva solo tra dieci giorni in casa siamo in due e mi chiedevo se potevamo avere un aiuto… danno un pacco di beni alimentari alla Chiesa, possiamo andare a prenderlo?”.

e chi glielo dice che anche questo servizio è stato chiuso?

Driiiin

“Buongiorno, io non la conosco ma ho chiamato perché mi hanno sospeso il Reddito di cittadinanza, posso venire da lei? Ho bisogno di aiuto”.

“Mi dispiace ma possiamo parlare solo al telefono, la ascolto… mi racconti”.

Difficile conoscere e comprendere una persona solo attraverso il filo telefonico, è rimasto solo questo filo a connetterci. Una connessione difficile che squarcia il velo della calma apparente.

I bisogni ci sono, non si vedono. Il filo telefonico è l’unico legame con le voci degli altri che sono là fuori, ma tutti reclusi nei propri spazi, che sono piccoli mondi a sé,ognuno che continua a viaggiare con il proprio carico di sofferenze, legami interrotti, deprivazioni materiali e immateriali.

La calma apparente è un’onda, che ci travolge e stravolge.

Marinella Fanti è assistente sociale nell’Area adulti e Area minori e famiglie del Comune di Sasso Marconi (Bo).

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