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In questi giorni meno scartoffie e più calore

Rainbow drawing

di Silvia Acciaio |

Oggi è il 17 marzo, per noi assistenti sociali una data importante (Giornata mondiale del Servizio sociale). I giorni importanti, a mio avviso, si festeggiano e si celebrano facendo ciò che più ci piace. E infatti, io lo sto passando lavorando. Lavoro, da qualche mese, dopo diverse esperienze nel campo dell’immigrazione e nel settore pubblico, in un istituto di riabilitazione ex art. 26 della provincia di Teramo.

Questo connubio sanità-sociale, a mio avviso, appare oggi molto in discussione, o per lo meno si parla molto più di integrazione socio-sanitaria sui libri che non nella realtà concreta. Fortunatamente, nella struttura dove lavoro, benché sia di indirizzo prettamente medico-sanitario come è giusto che sia, l’attenzione al paziente come persona è centrale, e l’aspetto socio-psicologico è di rilevante importanza. In questo, l’assistente sociale rappresenta il punto di raccordo non solo dell’équipe, ma anche di tutti i nuclei familiari e territoriali che girano attorno ai nostri ospiti.

L’utenza è prettamente costituita da disabili adulti, e qui nasce spontanea la domanda: come spiegare a dei disabili adulti cos’è il Coronavirus e i conseguenti cambi di vita e di abitudini a cui ha costretto tutta la società? Come spiegare ai nostri ragazzi che non possono abbracciare il loro educatore, che non possono far rientro a casa nel weekend, che non possono uscire per fare due passi nel paese? 

La vita dei nostri ragazzi, molto spesso, ruota attorno a delle piccole abitudini strutturate nel tempo, tante azioni che danno senso a una quotidianità ciclica e disegnata all’interno di un setting che dà protezione e sicurezza. Di colpo, queste abitudini vengono scardinate, ed è necessario un lavoro di ristrutturazione del proprio vivere imposto da un nemico invisibile di cui, malauguratamente, non si conosce affatto l’effettiva portata e le reali conseguenze. 

In questo contesto, anche noi siamo chiamati ad evolvere e a modificare il nostro agire personale e lavorativo. In questa situazione, non nascondo che mi sono messa a fare cose imprevedibilmente entusiasmanti nella loro semplicità, come disegnare o colorare arcobaleni, perché il mio ruolo, in questo momento, è teso a un solo obiettivo: il benessere e l’equilibrio della nostra utenza!

In un momento delicato come non mai, il nostro ruolo di operatori sociali è fatto meno di scartoffie burocratiche, di relazioni, di moduli da riempire, e più di momenti di condivisione, di sorrisi, di calore. Elementi, questi ultimi, che dovrebbero accompagnare sempre l’agire non solo degli assistenti sociali, ma di tutte le professioni di aiuto in genere, ma che in un pezzo di storia come questo assumono un ruolo centrale nella relazione di aiuto. 

Sicuramente, molti altri sono i professionisti che sono sul “fronte” in questo momento, professionisti ai quali va il mio personale GRAZIE per quanto stanno facendo per tutti noi. Io nel mio piccolo cerco semplicemente di ESSERCI. Esserci per la mia famiglia, per i miei utenti, per la società. Come tanti altri anche io, prima di essere assistente sociale, sono un genitore, un coniuge, una figlia, una sorella, ecc. Ognuno di noi, in cuor suo, ha paura per la propria salute e per quella dei propri cari. Ma la nostra è una missione più che un lavoro. E l’unica cosa che possiamo fare, per quanto possibile, è: mettere tutte le nostre paure e sensazioni  in borsa, armarci di coraggio e determinazione, raggiungere il posto di lavoro e cercare di far pesare il meno possibile questa situazione a quanti sono nella difficoltà, nella debolezza e nel bisogno. Il resto, con il tempo, si aggiusterà.

Ce la faremo!

Silvia Acciaio è assistente sociale in un istituto di riabilitazione per persone disabili adulte a Teramo

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