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La mediazione linguistico-culturale si fa via skype

azaleadi Dinha Rodrigues Dos Santos |

L’epidemia del Coronavirus ci dimostra quanto il web sia uno strumento importante. Quando gli uffici e le scuole chiudono, quando l’isolamento si fa sentire, come negli ultimi giorni, utilizzare questo mezzo sta diventando un’àncora di salvezza che consente a noi, mediatori e mediatrici linguistico-culturali, di restare connessi con gli operatori (sanitari, sociali, educativi, scolastici, delle forze dell’ordine) e in relazione con gli utenti, le famiglie e le comunità di migranti.

In questi giorni siamo interpellati più volte per interventi di traduzione-informative e comunicazioni via telefono/videochiamate/Skype. Noi lavoriamo a ridosso degli operatori nei vari servizi nella relazione di cura e di aiuto agli immigrati e stiamo toccando con mano la pressione e il cambiamento. In queste ore, stiamo costruendo una piattaforma/spazio virtuale per non fermarci e permettere il diritto all’accesso ai servizi e all’accessibilità informativa del momento.

Ci troviamo nudi dinanzi a un “nemico impercettibile”. Questo momento può essere una lezione per tutti. Dobbiamo accompagnare l’informazione, la comunicazione tra di noi, con i nostri connazionali e con gli operatori. Il nostro mestiere è artigianale ma raffinato. Ci vuole competenza, consapevolezza e molta pazienza. È possibile essere migliori. È tempo di costruzione. È tempo di ri–costruzione.

Non ci siamo fermati e forse siamo solo all’inizio di un lungo percorso. Tra un intervento e l’altro ci vengono in mente alcune domande per la riflessione: come fare quando la comunicazione è delicata, urgente, complessa e tocca profondamente la vita e la salute della persona? Come possiamo rendere chiara e umana la comunicazione quando manca la vicinanza e il corpo a corpo? E poi come registrare, in termini emotivi, questi interventi quando si è spesso tra una chiamata e l’altra?

In queste ultime ore abbiamo fatto interventi via telefono con gli operatori/pazienti al pronto soccorso, nei servizi sociali in comunicazione con le famiglie, abbiamo fatto videochiamate ai minori stranieri non accompagnati e coordinatori di comunità, siamo stati in contatto telefonico e via Skype con molte famiglie per offrir loro informazioni, abbiamo seguito (con misure di sicurezza) gli utenti nei reparti dell’ospedale e punto nascita, abbiamo tradotto in 10 lingue un’informativa da inviare ai genitori che non stanno accedendo al registro elettronico delle scuole per le consegne dei compiti e dei materiali per gli studenti.

Sapremo seguire questa situazione solo se sapremo capire la complessità. Noi, mediatori e mediatrici, saremo chiamati al rispetto di queste “nuove modalità” operative di lavoro. Teniamoci stretti l’uno con l’altro. Speriamo di uscirne presto, più coesi e più uniti!

Viva la sanità pubblica! Viva la vita!

Dinha Rodrigues Dos Santos è coordinatrice del servizio di mediazione linguistico-culturale della cooperativa sociale Azalea di Verona.

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