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Mediatori sul territorio – Mai come in questo momento costruire comunità

Animazione socialeEquipe Progetto Grugliasco Giovani | 

Da qualche settimana ci rendiamo sempre più conto che la situazione attuale ci sta spingendo a vivere all’estremo: di conseguenza mai come in questo momento, come operatori socio-culturali sul territorio, ci siamo mossi in modi così inediti per far fronte alle estremizzazioni che vediamo quotidianamente.

Fino a ieri ci occupavamo di aprire i centri giovanili, di favorire il volontariato e la cittadinanza attiva, di portare laboratori nelle scuole: oggi cerchiamo di presidiare questi ambiti esplorando nuovi strumenti, cercando di far sì che la distanza tra le persone sia solo fisica.

Estreme sono le condizioni di alcune persone che vivono sul territorio. Le tante situazioni di fragilità presenti, economiche, relazionali, culturali, emotive, che forse rimanevano invisibili fino a qualche mese fa, si sono fatte più estreme, portandoci con forza a conoscerle e riconoscerle, aprendo tanti interrogativi su come agire ma anche permettendoci di sviluppare una nuova consapevolezza rispetto al territorio in cui lavoriamo.

Estrema è la capacità di mettersi in gioco di tante realtà, che stanno riscoprendo la ricchezza – ma anche la necessità – del lavoro di rete e riscoprendosi capaci di sentirsi comunità educante. Noi, che da tempo lo abbiamo adottato come metodo di lavoro, abbiamo l’impressione di raccogliere in questo il frutto di tanti anni di collaborazioni, di cura, di negoziazione e confronto. Ma se ieri il nostro lavoro di rete era limitato a qualche realtà, oggi ha assunto dimensioni molto più ampie e siamo chiamati a rivestire un nuovo ruolo per permettere ai cittadini più fragili di farsi consegnare a casa la spesa e i farmaci da un volontario, alle scuole di assicurare i mezzi a ogni studente per continuare la didattica a distanza, alla popolazione di ricevere materiale sanitario e indicazioni precise sulle iniziative in atto.

Estremi sono lo sforzo e la fatica che facciamo in questo periodo noi operatori, per riuscire a coltivare le relazioni con i ragazzi che abbiamo incontrato in questi anni e che oggi manifestano nuove esigenze, ma anche per svolgere quel ruolo di facilitazione all’interno della comunità che ogni giorno ci chiede di reinventarci e riorganizzarci. La nostra idea di “giornata piena” è radicalmente cambiata: ieri voleva dire spostamenti continui per incontrare più ragazzi possibile all’interno di mille progetti, oggi significa passare tutta la giornata con computer e telefono sotto mano e la consapevolezza che, terminata una chiamata, ci saranno una ventina di messaggi accumulati ad aspettarci.

Forse sono le situazioni estreme, in cui non si possono applicare strategie già consolidate per far fronte alle difficoltà, che portano a scoprirsi portatori di capacità e risorse costruite in tempi meno sospetti. Ma se da una parte c’è lo sforzo di gestire questa emergenza, dobbiamo anche fare i conti con la necessità di non perdere di vista il fatto che in un futuro non troppo lontano dovremo essere in grado di capitalizzare ciò che stiamo sperimentando, per non cadere in una pericolosa confusione tra mezzi e fini: per ribadire che non stiamo offrendo solo un servizio, ma che questo è per noi il mezzo per sostenere la comunità e nutrire le relazioni che la costituiscono.

 

Equipe degli operatori socio-culturali del Progetto Grugliasco Giovani, gestito dalla cooperativa sociale San Donato di Torino.

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