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La manutenzione affettiva del tempo e spazio – Dal diario di una comunità psichiatrica

NUOVADIMENSIONEComunità “Nuova Dimensione” | 

 #iorestosorridente è lo slogan/hastag dell’iniziativa condivisa sulla pagina facebook dalla cooperativa sociale Anteo che invita a diffondere fotografie di utenti, ospiti e operatori dei propri Servizi che esprimano positività e comunichino energia attraverso il sorriso.

Questa campagna invita a una “sobria positività” perché il nostro sorriso può generare un’operosa fiducia nel futuro a fronte dell’impegno generale nel rispetto delle regole che a tutti noi sono state date.

Ancora una volta noi Educatori ed Operatori di Comunità ci troviamo di fronte al “problema”, questa volta pandemico, e insieme dobbiamo trovare modalità resilienti che facciano da cornice al grande cambiamento sociale che stiamo vivendo.

D’altronde siamo abituati a lavorare partendo dal “problema” per poi riflettere, fare il punto della situazione ed elaborare i progetti riabilitativi. Sappiamo bene che pro-gettare significa andare fiduciosamente oltre il problema per trovare quel punto di forza da cui partire per scoprire o ri-scoprire abilità e competenze adattive.

Ma cosa significa per noi pro-gettare ai tempi del Covid-19?

Di seguito alcuni brani dal diario di bordo della CRAP “Nuova Dimensione” di Foggia.

 Marzo 2020: eventi che ricorderemo tutti e che i nostri figli e nipoti leggeranno sui libri di Storia. Una data che invita tutti a riflettere sul valore del tempo e delle relazioni perché ci costringe a mettere in “manutenzione affettiva” le coordinate della nostra vita: tempo e spazio.

Ogni giorno iniziavamo il nostro turno di lavoro con un “Ciao ragazzi!” e con te Sofia, Igor, Pio, Antonio spesse volte ci stringevamo in un abbraccio, quell’abbraccio che significava “Andrà tutto bene oggi”. Oggi le rassicurazioni espresse da quegli abbracci sono un piacevole ricordo e viviamo tutti sospesi come ad un filo.

Vi abbiamo comunicato le disposizioni relative alle entrate e alle uscite dalla Comunità in un cerchio di discussione. Sui vostri volti si leggeva ansia, preoccupazione e in qualcuno di voi anche incredulità.

“Non puoi più uscire Igor, la palestra è chiusa, non puoi ricevere visita da parte dei tuoi né puoi incontrarti con tuo fratello”, una frase che forse ha contribuito a scatenare nel pomeriggio la reazione aggressiva del tuo “disturbo di personalità antisociale”; una negazione ricevuta proprio quando il DPCM sanciva la chiusura delle scuole e quindi la possibilità di incontrare con più tempo e senza scuse tuo fratello.

“Il tirocinio formativo e il corso di sartoria sono sospesi”, una frase che a te, Sofia, ha raggelato l’anima, a te che con impegno ogni mattina avevi organizzato le tue giornate per recarti in treno presso la struttura alberghiera per quel tirocinio che ti avrebbe permesso di apprendere un lavoro e dato una possibilità di riscatto sociale.

“Bisogna restare in Comunità Luigi”, una frase che a te che uscivi quotidianamente per farti un giro nel centro abitato e fermare chicchessia per chiedere una sigaretta e qualche spicciolo per un caffè, ti ha lasciato interdetto.

“È tutto chiuso ragazzi, il bar, la palestra, le chiese, le scuole, la copisteria, i negozi di abbigliamento. Tutto chiuso!”.

Lavorare in una comunità psichiatrica ai tempi del coronavirus significa “mettere in manutenzione” anche progetti e attività. E per noi che nella comunità cercavamo in ogni dove di fare rete per combattere lo stigma sulla malattia mentale, tutto questo è stato un duro colpo.

Stop anche al progetto “Tutti pazzi per il Foggia Calcio” che era diventato un appuntamento fisso a cui non mancavamo e che ci permetteva di assistere alle partite casalinghe del Foggia per tifare ed essere tra i cosiddetti “normotipici” indistintamente “tutti pazzi” per la squadra della nostra città.

“Non potete uscire”.

“Il bar è chiuso”.

“Non potete ricevere visite”.

“Manteniamo le distanze”... per noi è difficile. Ma laddove la malattia spesso crea distanza e stigma, il coronavirus paradossalmente unisce perché in questo momento siamo tutti uguali e a tutti è imposto di mantenere una distanza. Questa, però, è una distanza che esprime amore e non rigidità di ruoli perché “Se ti voglio bene, ti sto lontano!”.

“Non mollate ragazzi, andrà tutto bene”. Noi non molliamo e nonostante le difficoltà restiamo in Comunità e #noirestiamosorridenti perché il sorriso contagia, rassicura e in questo momento compensa il vuoto che il tempo e lo spazio creano.

La CRAP (comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica) “Nuova Dimensione” è gestita dalla cooperativa sociale Anteo di Biella e ospita a Foggia 14 utenti con disagio psichico.

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