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In tutto questo fare con loro, c’è lo stare con loro – Note da una comunità educativa

basketdi Chiara Panseri | 

Guardare le proprie zone d’ombra fa paura.

Lo vediamo nei ragazzi, nel loro tentativo quasi estenuante di fuggire da queste paure, arrabbiandosi con l’educatore, con i compagni di comunità, con la comunità stessa (anche distruggendola fisicamente).

Lo vediamo in noi educatori, nel nostro tentativo di accompagnarli a dare nome, forma, voce al dolore che hanno dentro.

E in tutto questo cercare di dar forma, dare nome, far emergere, pian piano inizi a guardare le tue zone d’ombra. A ritrovarti fragile, come i tuoi ragazzi, nell’estenuante tentativo di fuggire dalle tue paure che prima o poi emergono.

Perché il lavoro educativo ti mette in discussione, a volte nel profondo. E ti rendi conto di quanto sia fondamentale in primis che lo faccia tu, educatore.

Fermarti, andare in profondità, vedere le tue fragilità, dar loro un nome e trasformarle per poi tornare a esserci, in modo consapevole.

In questo momento di emergenza fatto di tempi rallentati, di quotidianità e vite spezzate, di silenzio per le strade, colgo ancor più l’importanza e la necessità di fermarmi e mettere ordine nei miei pensieri. In fondo siamo tutti esseri un po’ fragili.

In questo momento in cui siamo tutti fisicamente lontani, la fragilità ci avvicina e, in un moto perpetuo tra paura e incertezza, si apprezza ancor più la bellezza e la necessità della condivisione, dei piccoli gesti con i nostri ragazzi.

Una torta preparata con B. per la merenda.

Due tiri a canestro educatori contro S. e O., partire carichi per fargli il c… e ammettere che in quanto a resistenza ci distruggono.

Ascoltare C. che sta suonando un pezzo rock con la chitarra elettrica (grazie C., un po’ di sano rock in comunità!).

Apprezzare la forza di volontà di G. intento a “flexare” (alias fare flessioni ed esercizi vari) per stare in forma.

Farsi raccontare una serie tv da H. per capire quale potresti iniziare a guardare.

Farsi scrivere il proprio nome da O. e da A. in arabo, con il forte dubbio che in realtà ti abbiano scritto parolacce.

Mandare un messaggio con foto a R. rimasto bloccato a casa in quarantena ed essere travolti dagli acuti di A. mentre fa prove di canto in giro per la comunità.

In tutto questo fare con loro, c’è lo stare con loro. Immergersi nelle loro storie, nelle loro fatiche, nelle loro fragilità, nelle loro paure, ma anche nella loro resilienza. In tutto questo c’è anche lo stare con noi stessi, nell’esigenza e nell’augurio di fermarci per ripartire più forti di prima.

Un grazie speciale a tutti i miei colleghi.

Chiara Panseri è educatrice nella comunità educativa per minori e minori stranieri non accompagnati “I funamboli” di Curno, in provincia di Bergamo.

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