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In comunità non c’è l’allievo e il maestro, ma lo scambio di saperi ed esperienze

Coopmirafioridi Michela De Benedittis e Alessandro Russo | 

È mercoledì oggi, sì perché c’è il laboratorio di lettura e relax, come tutti i mercoledì.

Il tema di oggi è il viaggio, i ragazzi oggi non hanno voglia di leggere, non hanno voglia di ascoltare una lettura, l’educatrice ha preparato per loro uno spazio morbido con coperte, cuscini, lucine, tisane e biscottini, la luce è soffusa e i cuori si avvicinano, c’è chi entra e si accoccola, c’è chi si ferma per un po’, c’è chi rimane attento e chi vuole proprio dire la sua.

Come N., 15 anni:“Pensando al viaggio mi vengono in mente due cose: il viaggio interiore e quello esterno. Alla fine, tutti quanti facciamo dei viaggi. La prima cosa che farò non appena potremo uscire sarà andare a mangiare il sushi con papà e andare a casa per vedere la mamma e mio fratello”.

M. 16 anni: “Io vorrei andare a farmi una passeggiata che inizia la mattina e finisce la sera e vorrei trascorrere il mio tempo nel migliore dei modi in futuro e non perdermi niente”.

N. 17 anni: “Io andrei a vedere il mare. Si darà più importanza alle persone e al pranzo della domenica dalla nonna. Prima davamo per scontate tante cose, gli incontri con le nostre famiglie, la passeggiata in centro, gli abbracci, ora abbiamo tempo per pensare, dobbiamo trovare le cose positive di questo periodo, pensare un po’ di più a noi, prenderci cura di noi, capire cosa non ci piaceva e non farlo più (caratterialmente ma non solo) per stare meglio”.

Tutti i ragazzi erano d’accordo sul fatto che tutti cambieremo “anche se gli adulti faranno più fatica rispetto agli adolescenti”, perché come dice N. “il futuro è nelle nostre mani”.

È mercoledì oggi, non leggiamo perché abbiamo voglia di leggere dentro di noi ad alta voce, perché abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce.

Abbiamo bisogno di ascoltarli i ragazzi, perché nella connessione tra persone non dovrebbe esistere l’allievo e il maestro, ma lo scambio di saperi e di esperienze. Li guardiamo noi adulti, educatori e abbiamo la fortuna di respirare da vicino “ma non troppo” il profumo delle loro risorse.

Il profumo di chi nonostante tutto in questo momento trova il coraggio di fare un passo e affidarsi. Trova il coraggio la mattina, magari dopo una nottata di pensieri e d sogni agitati, di alzarsi, prepararsi, infilarsi le cuffiette e collegarsi alle rispettive videolezioni. Intorno a loro ci siamo noi e nello stupore li guardiamo e per un momento ci appaiono come dei giganti alti tre metri, che non si vergognano a dirci “Per favore puoi starmi un momento vicino?”.

Ed eccolo qui il lavoro degli educatori, avere l’umiltà di stare in ascolto ad osservarla la risorsa, ad aprire il bagaglio e riporla con cura all’interno. Già la valigia che in questo momento avremmo tutti voglia di riempire e partire per andare, andare e andare… Quanto è difficile stare? Quanto è difficile stare a distanza? Quanto è difficile indossare la mascherina, spiegare ai ragazzi che la forma d’amore più grande in questo momento è usare le protezioni, è tenere la distanza di sicurezza, è rispettare i turni delle igienizzazioni quotidiane, è cambiarci quando arriviamo in turno, è trovare il modo di coccolarci a distanza inventandoci abbracci “d’aria”, lanci di baci, coreografie di saluti con i piedi o con i gomiti, fingendoci chirurghi e giocando al gioco del mimo per alleggerire la nostra immagine, alleggerirla a tutti, anche a noi. Perché noi arriviamo “da fuori”.

Sappiamo che è domenica quando sentiamo l’odore del bacon e delle uova fritte, è il giorno della colazione salata, il giorno in cui le lezioni non ci sono e ci si può riposare, cerchiamo di distinguere i giorni e di tenere il ritmo… Ma ultimamente sono due le domande più ricorrenti: che giorno è oggi? E poi… cosa mettiamo in forno?

Per fortuna cerchiamo di tutelarci con l’attività motoria all’aperto nel nostro giardino interno che di questi tempi è prezioso come il lievito per le fornarine. “Finché c’è farina c’è speranza” dicono le nostre fornarine, una bellissima squadra formata da una delle nostre educatrici e una delle ragazze, che preparano spesso il pane per tutti, perché si esce solo se strettamente necessario, una volta alla settimana per la grande spesa. E allora se non “usciamo noi, tiriamo noi fuori le nostre risorse e abilità più nascoste” e passiamo il tempo.

Quel tempo che a volte sembra non passare mai, come hanno detto i ragazzi durante l’ultima riunione insieme, in cui hanno scritto su un post-it giallo le risorse che abbiamo scoperto e tirato fuori in questi giorni e su un post-it rosso le difficoltà che abbiamo incontrato. Tra le risorse: lo studio, l’attività fisica, la socializzazione, la forza del gruppo, la risorsa più quotata? La pazienza. Le difficoltà hanno collegato tutto il gruppo, perché nel condividere i biglietti ci si è accorti di aver scritto cose molto simili: la convivenza, il rimanere chiusi in comunità, la nostalgia, la noia e anche qui la più quotata: mantenere la calma.

Noi operatori, abbiamo scritto i nostri post-it, i biglietti erano anonimi e non c’era differenza di nessun tipo, le risorse e le difficoltà individuate si somigliavano molto. È una casa per un po’, anche se casa non è, perché nelle altre case, come dice S., “ci sono le mamme e i papà, non siamo proprio tutti sulla stessa barca”.

Noi educatori cerchiamo di prenderci cura, per quanto è possibile, di questo aspetto, mettiamo a disposizione un pc e il wi-fi per consentire ai ragazzi di effettuare le videochiamate con i genitori. Li chiamiamo una volta alla settimana per aggiornarli su ciò che facciamo e sui dispositivi di sicurezza che adottiamo con i loro figli. Non è stato facile metterli al corrente della sospensione degli incontri, renderli insieme a tutti noi dei pionieri del concetto “possiamo stare vicini anche se siamo lontani”… È stato sorprendente trovare dall’altra parte tanta comprensione e capacità di affidarsi agli educatori un po’ come fanno i loro figli.

In qualche modo proviamo a stare sulla stessa barca, un peschereccio con in dotazione una rete fitta. La nostra rete esiste, la vediamo, ci dà la possibilità di mantenere i contatti con i Servizi per i reciproci aggiornamenti, con i colleghi delle altre realtà che fanno parte della nostra cooperativa, con il nostro Cda che ci supporta in questa sfida, con i volontari che via Skype ci regalano un po’ di leggerezza con il gioco aperitivo, con la tirocinante di arteterapia che mantiene il filo con i ragazzi attraverso proposte creative e il nostro civilista che al mattino in videochiamata ci aiuta a fare i compiti.

Sulla barca a volte lo sentiamo il dondolio, avvertiamo la mancanza della terra ferma, quello spazio nel quale sappiamo muoverci e qualche volta riusciamo anche ad anticipare gli eventi. Ultimamente capita di sentirci senza energia, un po’ accartocciati e la rete ci tiene a galla, noi colleghi cerchiamo di essere rete uno per l’altro, di aiutarci a riscoprire la vitalità come “vaccino” all’accartocciamento che questa singolare situazione rischia di creare, quando tutto pesa, tutto sembra schiacciarci, ovattarci, ma noi, noi tutti abbiamo voglia di darci una scrollata e crediamo fermamente che “ Amare significa generare risposte creative ad uno stato di imprevedibilità, permettendo a tutti noi di esistere”.

D’altro canto, la mission della Cooperativa a cui apparteniamo, la cooperativa sociale Mirafiori, è: “Solo amando ciò che si fa, si può essere completamente ciò che si è: crediamo nelle persone, le accogliamo nella relazione con impegno ed esperienza attingendo alla bellezza che sostiene i cambiamenti. Saper essere è saper amare”.

Un abbraccio a tutti i colleghi, in tutte le parti del mondo, con cui ci sentiamo collegati e un grazie di cuore alla nostra équipe piena di talenti e di risorse.

Per l’équipe della CER “Giulia” Michela De Benedittis e Alessandro Russo

La comunità educativa residenziale “Giulia “della cooperativa sociale Mirafiori si trova a Torino e ospita adolescenti dagli 11 ai 18 anni.

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