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L’isolamento ha svelato resilienza – Come cambieranno le relazioni di aiuto

Seamless pattern with colorful old stone european houses. Hand drawn cartoon watercolor illustration on white backgrounddi Gabriella Sega | 

Il servizio di cui sono responsabile si occupa di progetti di accompagnamento delle persone al raggiungimento di tutte le autonomie di vita possibili.
Nella città di Trento i nostri appartamenti sono 19, impiegano 5 operatori per una copertura giornaliera del servizio di 12 ore su sei giorni alla settimana e accolgono in complesso una quarantina di persone.
Lo sguardo del nostro operare parte dall’interno dei vari alloggi dove le persone imparano o vengono aiutate nel gestire la casa e le incombenze quotidiane (pulire, cucinare, tenere in ordine, segnalare eventuali guasti ecc.) e imparano a convivere con un’altra persona o due o tre a seconda del tipo di appartamento di cui sono ospiti. Lo sguardo si rivolge molto anche all’esterno della casa nel tentativo di far conoscere e apprezzare tutto ciò che può essere utile per una vita serena: amici, relazioni, gruppi, luoghi e spazi di socializzazione, possibilità di impiego e di svago.
Gli operatori hanno un campo d’azione molto variegato, le sollecitazioni e le richieste da parte degli ospiti spesso si accavallano, a volte è importante decidere quali sono le priorità considerando il loro bisogno e soprattutto i loro progetti più a lungo termine.
Il nostro lavoro è cambiato ai primi di marzo 2020, quando, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, abbiamo dovuto prendere la decisione di accedere in maniera limitata negli appartamenti, stando un po’ in disparte, entrandoci solo quando necessario e non stimolando le persone a uscire per frequentare ambienti socializzanti, che peraltro sono tutti chiusi. Quando le direttive si sono fatte più rigide, abbiamo dovuto dire loro di non uscire di casa se non per i bisogni essenziali e necessari.
Un cambio di prospettiva a 360° che scombussola tutti: noi operatori che non siamo abituati a lavorare a distanza e abbiamo il mandato di stimolarli alla socializzazione mentre ora dobbiamo invitarli a restare a casa senza incontrare altre persone; e gli ospiti che ci chiedono insistentemente quando sarà la prossima volta che ci incontreremo.
Con il passare delle settimane abbiamo così scoperto che la grande maggioranza degli ospiti ha una grande resilienza, molto più degli operatori che, invitati a restare a casa in ferie o in CiG, sono in difficoltà a decidere come organizzarsi. Gli ospiti sono comprensivi, in alcuni casi forse perché già abituati a stare dentro casa. Per molti di loro non aver più il continuo stimolo a dover uscire è quasi un sollievo: comprendono la gravità del momento, ascoltano consigli, si adeguano alle disposizioni e alle regole che vengono date. Molti hanno anche paura di ammalarsi. È capitato a uno solo dei nostri ospiti, ma quanto basta per far capire agli altri che è molto dura uscirne.
Ci si sente un po’ “tutti sulla stessa barca”, paradossalmente più vicini, più in relazione; l’obiettivo è sopportare i limiti per uscirne senza danni e tornare a una vita più normale possibile.
La nuova vita è tutta da riprogettare, alla luce di ciò che si potrà o non si potrà fare; in ogni caso non sarà più quella di prima, almeno non subito. Ciò costringe gli operatori a riflettere su come riposizionarsi nella relazione e nel fare per e con le persone, avendo intravisto in loro una maggiore capacità di esserci, rispetto a quanto segnalato dai servizi e proposto come base su cui lavorare, a cui frequentemente abbiamo dovuto adeguarci anche se ritenevamo fosse una progettazione incapace di cogliere la vera essenza della persona.
Si vive un tempo “sospeso”; con i progetti rimandati a tempi migliori, si sperimenta un diverso tipo di relazione che ci fa riflettere su come ci si è rapportati finora e su cosa possiamo apprendere dai limiti imposti dalla pandemia.
Ci sono domande però a cui non sappiamo rispondere: “Fino a quando dovremo stare così?”.

 

Gabriella Sega è responsabile degli alloggi della Fondazione Comunità Solidale di Trento, ente religioso che opera in stretta sinergia con l’Arcidiocesi e l’Ufficio Caritas Diocesana di Trento. Il Servizio alloggi si occupa di progetti di accompagnamento delle persone al raggiungimento di tutte le autonomie di vita possibili.

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