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Lettera al personale delle case di riposo

letteradi Simona Zoppi |

Pesaro, marzo 2020

A tutti gli operatori che operano all’interno delle residenze di Casa Roverella e Casa Aura

Buona sera a tutti,

al termine di questa giornata piuttosto complessa, mi sento di trascorrere un po’ di tempo con voi… scrivendovi.

Quest’anno non ho fatto la mia solita lettera augurale natalizia… vedi mai che il “destino” già sapesse che mi sarei ritrovata a scrivervi poco tempo dopo…

Generalmente nelle mie lettere Natalizie faccio un resoconto dell’anno e cerco di rimandare la mia soddisfazione e gratitudine nel poter lavorare con voi e per voi.

Oggi? In questa nuova e sconcertante situazione? Cosa vi scrivo?

Facciamo così… parto da me.

Al mattino quando mi sveglio mi sento stanca, già sfinita prima di iniziare la giornata. Mentre scendo le scale penso: “Cosa dovrò affrontare oggi?”, “Come posso rimandare equilibrio e tranquillità ai colleghi?”, “Come posso mantenere la calma di fronte a comportamenti a volte fuori luogo?”, “Come posso non avere io comportamenti fuori luogo?”. Nel frattempo sono arrivata in cucina e cerco un po’ di distrazione mentre sorseggio il caffè guardando una serie, come mi ha suggerito mio figlio maggiore “How I met your mother”… simpaticissima ed esilarante, mi permette di prendermi 10 minuti di pausa dall’esplosione di domande che mi nascono in testa.

Di lì a poco però inizia la vita COVID-19… si alzano le mie bambine più piccole e mi vengono vicino, mi vogliono abbracciare e io devo allontanarle, devo sforzarmi (siamo una famiglia “coccolona”) a non baciarle, e mentre loro non capiscono o non vogliono capire ciò che con estrema fatica cerco di spiegare… io… devo anche rassicurarle.

E così scappo da loro. Dico “devo andare al lavoro!” (loro sanno quanto io ami il mio lavoro e così mi lasciano, anche se a fatica, andare). Mi preparo e nella stessa scala in cui prima scendevo appesantita da tanti pensieri e domande, ora corro e mi carico e mi dico “Forza, si torna in trincea”, “Devo farcela, devo trovare il modo di rispondere alle mie domande”, “Devo trovare il modo di gestire tutta la situazione e soprattutto di essere d’aiuto”.

Salgo in macchina e arrivo nel parcheggio.

Appena varco la soglia di Casa Roverella tutto mi appare più semplice, tutto mi appare gestibile e risolvibile.

Non perché io mi sia nel frattempo trasformata in Wonder Women, ma perché so di non essere sola.

So di far parte di un gruppo di lavoro espresso in tanti livelli che contengono ognuno di voi, anche chi con me non ha rapporti diretti o quotidiani.

Questa vicenda sta richiamando in noi ogni nostra risorsa: umana, professionale, sociale, comunitaria…

Siamo in tanti e ognuno la affronta in modo diverso, con le proprie peculiarità, con la propria sensibilità, con la propria fragilità.

Ma ognuno di noi, anche chi sembra il più lontano o oppositivo, in cuor suo ha la voglia di far sì che l’assistenza ai nostri anziani venga svolta nel miglior modo possibile, avendo cura di loro, custodendoli soprattutto con il cuore.

Dobbiamo essere compatti più che mai; cerchiamo di trasformare le nostre paure in energia propositiva!

Non sprechiamo le nostre risorse, anche personali, cercando di addebitare una colpa o creare un capro espiatorio… Cerchiamo invece di essere responsabili professionalmente e personalmente, di richiamare dal nostro profondo tutto il bene che possiamo dare all’altro.

Ecco questo il mio appello a voi tutti:

Concentriamo le nostre energie nel bene nelle azioni positive. Oggi questa azione ci viene chiesta da tutti i livelli e in tutti gli ambiti di vita.

Siete persone coraggiose, che nella loro vita hanno già sicuramente dovuto affrontare grandi difficoltà e sofferenze. Questo spaccato di Vita che si chiama COVID-19 ci mette a dura prova. Ci scopre disarmati anche nelle nostre memorie… non abbiamo, nella nostra generazione, affrontato nulla di simile, nulla di così imprevedibile.

Richiamiamo in noi i momenti di difficoltà vissuti e assaporiamo le energie che ci hanno lasciato, energie che ci hanno permesso di superare la crisi e ritrovare la serenità.

Cerchiamo di vivere questo momento in unione uno con l’altro come una grande comunità … magari chiedendo anche aiuto ai nostri anziani che nella loro infanzia/adolescenza hanno vissuto momenti altrettanto importanti come la GUERRA.

Io ci sono. Sono con voi.

Simona Zoppi è coordinatrice di struttura della casa di riposo del Consorzio sociale Santa Colomba a Pesaro.

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