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Le persone fragili della città – Un centro diurno nei giorni del Covid-19

iHeart-12di Giulia Faini | 

Da circa un anno e mezzo lavoro come assistente sociale presso il centro diurno Opera Cardinal Ferrari di Milano. La struttura è rivolta a persone ultra55enni senza dimora e in condizioni di particolare fragilità socio-economica: siamo aperti 365 giorni l’anno dalle ore 8 alle ore 17. L’équipe è composta da due assistenti sociali e due educatori professionali.

Ogni giorno accogliamo circa 200 adulti e anziani in difficoltà: persone che vivono in un alloggio popolare ma non riescono a soddisfare bisogni primari con la sola pensione di invalidità, persone che dormono in strada, persone accolte in dormitori pubblici o gestiti da enti del terzo settore, persone che dormono in cantine o ostelli, persone che “occupano” i divani di famigliari o amici durante la notte e fuggono la mattina presto in modo da non gravare ulteriormente su di loro (già è stato difficile chiedere loro ospitalità per la notte, si vuole evitare l’imbarazzo di dover chiedere pure un piatto di pasta).
Persone che noi chiamiamo “Carissimi”.

Ogni giorno tra colloqui, richieste di varia natura, prese in carico, relazioni, una pausa caffè, un bisticcio, quattro chiacchiere con gli ospiti, il nostro lavoro quotidiano procedeva con i soliti alti e bassi.

La notizia dell’emergenza Coronavirus ha inevitabilmente impattato sulla nostra routine e ha portato la nostra struttura a doversi riorganizzare: accogliamo adulti e anziani, alcuni con gravi patologie pregresse.

Nessuno di noi si è tirato indietro e abbiamo deciso di continuare a mantenere sempre aperta la struttura, seppure riuscendo ad offrire per qualche giorno ai Carissimi solo un pranzo caldo seduti ai tavoli facendo rispettare in ogni momento le dovute precauzioni.

L’assistente sociale mette a disposizione delle autorità competenti la propria professionalità per programmi e interventi diretti al superamento dello stato di crisi in caso di catastrofi o di maxi-emergenze. Nei diversi ambiti in cui opera, o come volontario adeguatamente formato all’interno delle organizzazioni di Protezione Civile, il professionista contribuisce al supporto di persone e comunità e al ripristino delle condizioni di normalità.” (art. 42 Codice Deontologico degli Assistenti sociali, 2020)

Siamo progressivamente riusciti a ridurre le persone che accedevano al centro diurno: a chi aveva un alloggio popolare è stato fatto comprendere di stare a casa, non perché «Voi non mi volete più! Questo è il pretesto per allontanarmi» come alcuni Carissimi ci hanno “rimproverato”, ma perché era il comportamento migliore che essi stessi avevano l’obbligo di tenere per tutelarsi; a chi era accolto nei vari dormitori è stato permesso di restare tutto il giorno all’interno delle diverse strutture in cui sono inseriti così da limitare al massimo gli spostamenti; chi era accolto da famigliari ha preso coraggio e ha chiesto loro un ulteriore aiuto per riuscire ad affrontare insieme questa situazione di emergenza.

Non è stato facile far comprendere ai Carissimi che le decisioni che noi avevamo preso non erano una forma di rifiuto nei loro confronti, bensì una decisione derivante dalla responsabilità di dover tutelare loro in quanto individui che fanno parte di una comunità.

Attualmente Opera Cardinal Ferrari accoglie 75 persone che dormono in strada: ogni giorno all’ingresso un operatore disinfetta loro le mani, misura loro la temperatura e consegna loro il ticket per il pranzo.

Inizialmente i Carissimi avevano ritenuto queste accortezze un’esagerazione: ora invece, a seguito di una graduale presa di consapevolezza, sono loro stessi che si disinfettano in autonomia le mani, la sedia o la poltrona su cui si siedono, ci chiedono che venga loro misurata la temperatura e fanno in modo che venga rispettata la distanza di un metro tra gli uni e gli altri.
A causa della difficile situazione che stiamo vivendo, molti dei volontari che prestano da anni servizio all’interno del centro diurno hanno deciso di interrompere momentaneamente la loro attività – ciononostante essi fanno sentire costantemente la loro vicinanza ai Carissimi chiedendo notizie sul loro stato di salute e comunicandoci la loro voglia di tornare. Si è così deciso di pubblicare la ricerca di nuovi volontari sulla pagina Facebook dell’ente a cui la comunità ha risposto con senso di solidarietà dandoci la possibilità di reperire nuove risorse umane e continuare a offrire i nostri servizi nel rispetto delle disposizioni vigenti.

Ai Carissimi tale emergenza sanitaria ha portato sicuramente una condizione di ulteriore isolamento sociale: ci dicono «Grazie» per aver continuato a pensare a loro e aver continuato a poterli far contare ogni giorno su un punto di riferimento ormai fisso, la loro casa.

All’interno di questo contesto di emergenza – lavorativa e personale – noi operatori siamo comunque riusciti a prenderci il tempo per poter riflettere su come migliorare alcuni aspetti dell’organizzazione che in questa situazione sono risultati essere deboli, a dare spazio ai vissuti di alcune persone a cui nella frenesia della routine non si era riusciti a dare sufficiente attenzione, a iniziare a pensare a come poter creare un qualcosa di nuovo in modo da continuare a offrire una risposta sempre attenta e personalizzata ai bisogni dei Carissimi. Work in progress e le idee non scarseggiano!

Vorrei ringraziare i miei colleghi – Marta, Carmelo e Loredana – con cui, ora più che mai, sto condividendo fatiche e nuove prospettive.

Giulia Faini è assistente sociale del centro diurno di Opera Cardinal Ferrari di Milano, che accoglie persone ultra55enni senza dimora e in difficoltà socio-economica tutti i giorni, 365 giorni.

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Illustrazione di IHeart – Street Artist

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