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Il nostro lavoro educativo territoriale è stato messo in freezer: si conserverà?

daisy-75190_1920di Chiara Badino e Cristina Guiot | 

Qualche settimana fa l’emergenza COVID 19 sembrava così lontana. Nella frenesia della quotidianità, tra gli incastri degli appuntamenti, gli imprevisti da risolvere e qualche genitore da accogliere per un momento di fragilità, tutto scorreva scandito dal solito caos. C’era anche il tempo, per stemperare le tensioni giornaliere, di prendere in giro Sabrina, la collega particolarmente attenta a quell’influenza che noi tutte non temevamo.

Lunedì 9 marzo tutto è cambiato, così forse all’improvviso. In nome delle direttive appena giunte dall’Ente si tocca con mano quanto va a modificarsi nella quotidianità del lavoro. Nicola e Robert quella mattina non possono giocare insieme, devono stare lontani e non condividere le stanze. Paradossalmente, quando uno degli obiettivi del PEI di Nicola appena aggiornato recita testualmente “Favorire la relazione del minore con i pari, sostenendolo nel trovare modalità adeguate a relazionarsi”, ti ritrovi a spiegare che no: oggi purtroppo non può giocare con Robert, il ragazzo con il quale c’è una partita lasciata in sospeso l’ultima volta che si sono incontrati, quella che poi è stata motivo di scontro per la sconfitta non accettata.

Quante volte hai sperato di poter osservare e supportare quella relazione, così spontanea e allo stesso tempo genuina, seppure fragile. Poi a pranzo guardi la tua collega e con intesa decidi di preparare due tavoli: uno in una stanza e l’altro nell’altra in modo tale che si rispettino le normative di tutela, ma al contempo Nicola e Robert possano guardarsi e interagire in quel pranzo così surreale. Quando i ragazzi si siedono, così tangibilmente lontani, ti viene una stretta al cuore: sembrano in punizione.

Gli interrogativi si sovrappongono. Se è così difficile lavorare con loro che comunque sono grandi, come fare domani con i piccolini? Come rispettare le distanze? Come imporre la distanza quando la relazione e la prossimità sono una conquista nel tuo lavoro? Se non possiamo stare più di tre persone per stanza, questo significa annullare la riunione di rete che hai rincorso per mesi allo sfinimento? Tra noi colleghe sguardi vuoti, domande senza risposta. Oggettivamente non ci sono le condizioni per lavorare con l’armonia di sempre.

Il giorno dopo arriva un nuovo comunicato. Si sospendono gli interventi, siamo in “ferie”. Ci guardiamo. Ansie, dubbi e perplessità. Siamo in un vortice. Il problem solving che solitamente ci caratterizza è sopito. Non sappiamo cosa dirci. Elisa, la coordinatrice, manterrà lei i contatti telefonici con le famiglie e i ragazzi. Elisa ci rassicura: “Vi tengo aggiornate, poi potete scrivere dei messaggi e io li inoltro”.

Sappiamo tutte che non sarà la stessa cosa che sentire ciascuna il proprio nucleo. Pensiamo a quanto ci abbiamo messo a instaurare certe relazioni, a quanto tempo sia necessario per entrare in contatto e ci chiediamo: dove andrà a finire tutto questo? Sappiamo che l’attenzione e la cura delle relazioni passano attraverso gesti, sguardi, toni di voce, presenza. Ci sembra di dove mettere in freezer il nostro lavoro, ma non abbiamo la certezza che si conserverà bene come si conservano le carote e i fagiolini! Ma non possiamo che prendere atto. In caso di emergenza si sentirà il Sociale.

È ora di andare a casa. Sorrisi tirati e gesti lenti. Battute di circostanza “beh dai ci riposiamo un po’”, “così finalmente ho il tempo per leggere il libro che avevo comprato a Natale!”. Quando prendi la giacca realizzi che c’è una frattura: c’è un prima e ci sarà un dopo.

Sembra impossibile, ma rallentare, fermarsi e trovare un nuovo ritmo alle giornate frenetiche e fuori casa è difficile da trovare. Sfogli l’agenda e vedi gli appuntamenti che sarebbero stati in programma. Chiudi gli occhi e sospiri, tutto ha un gusto così amaro.

Poi ti viene in mente Rebecca. Accendi il pc e scrivi una mail alla sua insegnante: “Gentile Professoressa, volevo comunicarle che ci è arrivata la direttiva di sospendere l’intervento a causa delle disposizioni inerenti al COVID-19. La mia coordinatrice monitorerà telefonicamente la situazione! Per questo motivo però, non potrò più fare da tramite per la didattica. Grazie. Distinti Saluti”.

Già perché anche quella è una ferita aperta. Internet non arriva in tutte le borgate, non tutti i genitori hanno gli strumenti e le possibilità per supportare i propri figli. Ti viene in mente Don Milani… la scuola ha davvero iniziato a curare i malati? Non è colpa degli insegnanti, ma è una fotografia della realtà. Pensi, rimugini, siamo nel 2020 e ci sono ancora così tante differenze nelle possibilità che hanno le persone.

Quante cose lasciate in sospeso. Un intervento che doveva partire, quell’incontro tra sorelle tanto desiderato, le fotocopie dei compiti pronte nel cassetto, il libro ordinato su Amazon da leggere con Jessica.

E intanto panta rei…

Chiara Badino e Cristina Guiot, educatrici professionali, fanno parte dell’équipe del Servizio di Educativa Territoriale Minori della Val Pellice (Torino) e lavorano per la cooperativa sociale La Tarta Volante.

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