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Non è una storia che si può raccontare – L’amarezza di un’assistente sociale lombarda

lunar-eclipse-3568801_1920Stamani ho visto da casa una luna rossa tonda: mai successo prima…
La natura va osservata costantemente nella sua assoluta perfezione… spesso ad ore improbabili dell’alba…
Raccontare una storia è chissà perché per gli operatori mai abituati a farlo prima, incredibilmente facile in questo momento, ma ognuno ha la sua… vorrei evitare di raccontare la mia… e quella del servizio nel quale lavoro…
… ma debbo farlo… per onestà… verso la mia professione…
Accanto a professionisti che hanno dato corpo e anima durante la pandemia, spesso straziati da orari di lavoro disumani… anche nel servizio presso il quale lavoro… spesso e volentieri senza DPI adeguati… senza la formazione adeguata… (conosco molto bene chi ha lavorato 60 h a settimana… instancabilmente… sacrificando famiglia e affetti…) ve ne sono purtroppo altri… che si glorificano e si autocelebrano…
Davanti ai morti accertati chiunque si interrogherebbe sul proprio operato… c’è chi si proclama vincitore comunque… nonostante tutto…
Il motto “So di non sapere” di Socrate forse non va più di moda?
Vorrei evitare di raccontare qualsiasi storia a caldo… con impulsività e irrazionalità… ma non riesco…
La verità è che questi problemi erano prepandemici… se prima erano “velati” ora sono esplosi…
Il mio è un servizio che è stato molto magnanimo con alcune categorie professionali…
Non è un servizio che tutela tout court, come implicito nel nome che dal 2015 gli è stato assegnato… ma che tende all’autoproclamazione.
Narcisista patologico?
“La mafia non colpisce solo d’estate”, ce lo insegna un film, colpisce quindi anche durante le pandemie… Colpisce laddove non permette di poter aiutare la popolazione in difficoltà, laddove permette che i vertici apicali siano ricoperti da ruoli di incompetenti potenti dalla dubbia onestà…
Ma non sono adirata con loro… quelli ci sono ovunque…
In tutti i servizi e in tutto il mondo…
Il Brasile e gli Stati Uniti sono una dimostrazione vivente…
Non ragioniam di loro ma guarda e passa” avrebbe detto Dante… anche se si riferiva agli ignavi…
Ma paradossalmente sono un po’ “adirata” con i miei professori dell’università… che in 5 anni avrebbero potuto dirci ed esplicitare che le nostre tanto amate professioni sociali sono ipersvalutate, invisibili e sottovalutate… altro che filosofeggiare… sull’importanza dell’aiuto… e della relazione…
E che in Lombardia ci sono fior fior di medici burocrati da circa 6.000 €/mese e che quindi implicitamente il sistema li riconosce come “più potenti” professionalmente parlando… anche di loro colleghi che hanno lasciato la vita, per motivi professionali e nobili, in trincea e senza DPI adeguati…
Che ci sono lauree quinquennali che il servizio sanitario non “riconosce” come tali, ma come personale del “comparto” perché la dirigenza è costituita solo ed esclusivamente da medici e psicologi… e che l’indipendenza professionale è una mera illusione …
Ricoprire la professione di ingegneri, chimici, tecnici della prevenzione, assistenti sociali… non significa molto… a livello di inquadramento contrattuale… almeno nella sanità dove lavoro io…

Forse è meglio raccontare questa di storia: sono un po’ amareggiata dal sentire un’operosa stimata e molto competente collega del territorio, in difficoltà nell’era del Covid, che mi ha confidato:
Metto la firma del sindaco, sai… ha più peso con la procura della Repubblica“…
No, con fermezza e assertività ho risposto:
La firma del sindaco ragioniere non ha più peso della tua! Metti la sua firma nella lettera di trasmissione per ragioni ovviamente di carica politica, ma accanto metti la tua, ovvero Assistente Sociale dott.ssa Pinco Pallina … che ha seguito, coordinato, attivato servizi domiciliari sociali e sociosanitari e ha svolto un importante LAVORO DI RETE coinvolgendo il medico di medicina generale, l’infermiere, il fisioterapista, l’ASA, a domicilio a favore dell’anziano ultra90enne, sconosciuto prima ai servizi, che si è rivelato dopo attenta analisi, totalmente abbandonato a caregivers con problemi di alcoldipendenza che gli somministravano da bere vodka, in una situazione igienica di incuria, abbandono e che non ha accesso rapido in RSA per motivi contingenti di Covid e conseguente blocco degli accessi del 50% per delibera regionale“…
Domanda… autocritica e autogol… siamo forse noi che non riusciamo a far riconoscere la nostra professione?
Che non crediamo che la nostra professione di assistente sociale dopo 30 anni di servizio, una laurea quinquennale e ben 2 esami di stato per iscrizione all’albo sez. B e poi sez. A (mai capito il perché) non ci sappiamo valorizzare?
Quando sento colleghi che si vantano orgogliosi di aver ottenuto in piena pandemia socio-sanitaria ben 600 posti in tutta Italia da precari Assistenti sociali per 6 mesi… credo fermamente che sia arrivata l’ora di cambiare o professione o paese…
Le critiche dovrebbero essere costruttive…sì è vero… ma dopo una pandemia forse ci si può permettere di tutto?
Anche di aver messo in pericolo la propria famiglia solo per aver cercato di fare il proprio lavoro con coscienza?
Forse no, forse è arrivato il momento di unire veramente le forze per ripartire… con CORAGGIO e DETERMINAZIONE.
Questo è il mio augurio per tutte le professioni sociali, utili, importanti e fondamentali, per la società, tanto quelle dei sanitari….
SÌ… è proprio così… questa è la strada!

La luna è scomparsa… la luce è riapparsa, è arrivato il momento di lavorare seriamente per la ricostruzione di un Paese che ha bisogno di tanti operatori sociali, presenti, ancorati nella realtà e operativi (non ipercritici)!
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