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Di campanello in campanello, la tenerezza degli anziani soli

pansy-327188_1920di Viola Longu | 

Tre violette, di un viola intenso, strette tra il pollice, l’indice e il medio di una mano rivestita di lattice e cosparsa di soluzione alcolica.

Cosa faresti con tre violette, le prime tre che ti ritrovi tra le mani agli accenni di una primavera?

Si chiamano Adalgisa, Lino, Irma, Teresio… tutti nomi che rimandano a tempi che non sono più. Il più giovane ha 76 anni, qualcuno di loro arriva a 103, 106 persino! La maggior parte vive solo: i più fortunati hanno qualche parente più o meno stretto che si può far carico delle incombenze della vita quotidiana: la spesa, i farmaci, le bollette da pagare.

Non hanno peli sulla lingua: te lo dicono in faccia se li hai disturbati e se li infastidisci, ma anche se sono contenti di vederti. Ti dicono se hanno paura della morte, oppure se ci hanno già fatto i conti. Ti dicono se con la tua visita hai cambiato loro la giornata, e in fondo sai che è reciproco. E la riconoscenza che provano te la senti addosso, te la porti sino al prossimo campanello.

Di solito lavoro con i bambini, con le comunità; tutto sommato siamo già abituati a sentirci toccati così nel profondo da tutto lo spettro delle emozioni umane: dalla gioia, dalla rabbia, dalla tristezza, dalla voglia di darsi da fare per gli altri. Eppure quest’esperienza di monitoraggio degli anziani soli durante l’emergenza di coronavirus a Padova ne sta facendo scoprire di inedite.

C’è l’ammirazione per la signora Francesca che, pellicciotto sulle spalle e camicia da letto lunga sino ai piedi, avanza al cancello della sua villa settecentesca per ringraziarci dell’attenzione e augurarci di poter aiutare tante persone bisognose.

C’è la tenerezza per il sorriso un po’ sdentato della signora Lucia, che forse non ha capito bene chi siamo e perché non può avvicinarsi troppo al cancello ma che è felice di vedere facce nuove a casa sua.

C’è il signor Fausto, che avrebbe tanto bisogno di un abbraccio, eppure posso dargli solo un volantino con un numero per le emergenze.

C’è la mano accartocciata dagli anni della signora Lidia, che non posso stringere nonostante i lucciconi ai suoi occhi e il fiato rotto dal pianto trattenuto.

Ci sono queste violette ricevute in dono… che al tempo del Covid non posso neppure annusare, perché al tempo del Covid bisogna essere ligi, e diffidare di tutti e di tutto, persino del profumo delle violette.

Figurati se ci lasceremo deprimere! Faremo i bravi, noi operatori. E anche la signora Lidia e il signor Fausto, e Lucia e Francesca. Staranno a casa, tuteleranno la propria salute e la nostra, e noi tuteleremo la loro e quella di qualcun altro ancora. E alla fine magari ci ritroveremo, forse per abbracciare chi avanzava un abbraccio, per stringere la mano a chi avanzava una stretta vigorosa, certamente per annusare a fondo il profumo delle violette.”

Viola Longu è operatrice di Antenna 19, un progetto svolto per il Comune di Padova nei giorni del Covid-19 dalle cooperative La Bottega dei Ragazzi, Progetto Now e Centro Train de Vie per il monitoraggio della popolazione anziana. Il progetto impiega operatori dediti solitamente all’animazione dei Centri per bambini e ragazzi e ai progetti di Lavoro di comunità del Comune.

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