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Dove la chiave è la relazione, di mezzo ci sono guanti e mascherine

generica-622352.660x368di Michela Bruno |

Mario prende il caffè e guarda appena fuori dalle tende di quella piccola finestra della sala da pranzo. Ne prende più che può, si sporca il naso e anche un po’ la manica mentre lo versa, saluta continuamente gli operatori e le voci che lo accompagnano, e trova lo spazio per sorridere con tutti i denti che la sua grande bocca contiene. Lo fa sempre, anche ora che tutti fatichiamo a sorridere spontaneamente.

Porta i capelli raccolti e spiegargli l’importanza di lavarsi è sempre difficile, figuriamoci ora che, da qui, non si può nemmeno uscire.

Chi, come Mario, non sceglie i suoi coinquilini; chi, come altri, vorrebbe solo tornare a casa per stare con le persone che ama; chi cerca di rassicurare se stesso e gli altri anche chiuso dentro o chiuso fuori, dipende da come la si vede.

Nel lento scorrere di questo tempo dilatato e vuoto, proviamo a riscoprire la bellezza e la rarità dei dettagli, incappando incessantemente nella fatica e nelle sfide a cui siamo sottoposti ogni giorno, come operatori e come utenti.

Sì, perché di sfide faticose qualcosa sapevamo già, ma chi se lo sarebbe aspettato che una pandemia ci avrebbe tolto anche i pochi strumenti concreti del nostro lavoro? Niente attività di gruppo, niente uscite, niente passeggiate, tante regole e pochi sconti. Dove la chiave è la relazione con l’altro e di mezzo ci sono mascherine, guanti e 1,5 mt di distanza fisica.

Ed è proprio qui che il nostro lavoro, così ancora poco conosciuto e riconosciuto, ci permette di reinventarci e prova a stupirci e stupire, anche sotto il fardello di questa tensione che si insinua nei pensieri quotidiani e non ci lascia sereni. Si chiacchiera, si canta e a volte si balla anche, a debita distanza come ormai i nostri corpi si stanno abituando a stare nello spazio.

Siamo astronauti con la gravità di piedi fin troppo saldi e che portano giù nel profondo buio della notte, ognuno nella sua tuta, nel tentativo di proteggersi e proteggere, di non perdere il lavoro costruito con chi di relazione fino a pochi mesi fa non ne voleva nemmeno sapere, con chi di pulire il suo bagno non aveva alcuna intenzione e non ce l’avrà nemmeno poi, con chi hai duramente costruito un minimo di contatto con la realtà che ora inevitabilmente si cerca di tenere vivo.

Ci pensiamo tutti intensamente e speriamo di vincere insieme questa lunga e sfiancante sfida…

Con un caffè, guardando fuori dalla finestra e viaggiando con quegli occhi che la vita ha già segnato fin troppo per vivere altri momenti così drammatici, salutandoci di nuovo, come prima, tra abbracci e distanze così difficili da mantenere, arrabbiandoci un po’ per poi sorridere sempre.

Michela Bruno è educatrice nella salute mentale presso la CPM (comunità a media protezione) “Il Sogno” della cooperativa La Rete, a Gardone Val Trompia (Brescia).

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