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La forza delle donne nelle case rifugio

Gli-sherpadi Elena Bongiovanni |

Ci sono le Donne nelle case rifugio dei centri antiviolenza e ci sono gli Sherpa sull’Everest.

Non puoi trasmettere loro “comuni alternative” per vivere questo momento indefinito. Devi ricordarti le montagne che hanno salito per arrivare a quel rifugio, a quella vetta. Per ricordargliele.

Per far sentir loro le risorse, la forza e le competenze che in un momento come questo stanno già attivando, perché rischiano di non ritrovarsi nella nebbia e non sapere come procedere, perché torna su come un rigurgito la sensazione di doversi proteggere nuovamente, di non poter scegliere, di non riuscire a stare e a progettare.

È fondamentale poter cogliere e restituire il loro saper stare nonostante tutto, il loro andare avanti, il loro osservarsi e osservare, il loro riadattarsi, un passo dopo l’altro, per sé e per i loro figli, nonostante i carichi imposti e subiti, ritrovando il sentiero che le porterà a spiccare il volo.

Come le aquile.

Stanno ritrovandosi a vivere nuovamente costrette, come tutti certo, ma con vissuti che riecheggiano prepotenti, perché lo sappiamo: la nostra memoria, il nostro corpo, trattengono tutto quanto abbiamo attraversato e ce lo ripropongono nei momenti più impensabili.

Stefano Rodi sul Corriere della Sera ha raccontato così gli sherpa: «Sui sentieri dove impiegano meno di una giornata per fare un tragitto che a un umano, per quanto sano e robusto, ne costa tre, diventano una razza superiore, anche se frequentemente sottomessa. Spesso hanno una fascia che passa sulla fronte e regge una gerla con cui portano pesi che noi non riusciamo ad alzare da terra: anche 70 chilogrammi… Pemba Ongchhu Sherpa è una guida, ha 30 anni, ed è salito sull’Everest cinque volte. Una senza usare l’ossigeno. “Non è stata una scelta”, precisa. “A 8.200 metri mi si è rotta la maschera. All’inizio ho pensato di dover rinunciare e mi sono fermato. Poi ho visto che se rallentavo il passo potevo farcela e così sono arrivato alla cima”. C’è un modo diverso di salire sull’Everest, e sulle altre vette, per gli sherpa e gli occidentali. E anche di morirci. Fin dall’inizio».

Ci sono le donne nelle case rifugio dei centri antiviolenza e ci sono gli Sherpa sull’Everest, ognuna con il proprio enorme cesto carico sulla schiena e dentro la libertà e la forza di poter scegliere, riconoscere e vivere con forza e competenze inimmaginabili questo nostro tempo.

Elena Bongiovanni è educatrice e counsellor del centro antiviolenza di Alessandria.

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