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Ascoltare chi è in solitaria sofferenza – La cura relazionale nei giorni dell’emergenza

pavan-trikutam-71CjSSB83Wo-unsplashdi Gianni Faccin |

Sono ormai otto anni che ci occupiamo di ascoltare le persone, presso i nostri centri, offrendo momenti di “vero ascolto” fondato su empatia, comprensione, non giudizio e sostegno incondizionato.

Lo facciamo gratuitamente e sulla base di una formazione permanente che ci aiuta a essere sempre pronti ad affrontare colloqui in cui vengono portati disagi talvolta assai importanti.

Dall’inizio siamo coinvolti in oltre 30 persone su questa sfida, e ad oggi siamo una ventina di volontari attivi.

Dopo i primi anni, entusiasmanti ma anche difficili – giacché da un lato ognuno di noi è arrivato da professioni ed esperienze diverse, con competenze e sensibilità distintive, dall’altro la parte di popolazione con sintomi di disagio è sempre più ampia e sempre più difficile da raggiungere – si è pensato di sviluppare il nostro servizio accelerando rispetto all’obiettivo di collaborazione diretta con enti, istituzioni, consultori, associazioni di varia natura e altri centri di ascolto, e focalizzandoci nell’ascolto delle persone nel disagio che mai avrebbero la possibilità di rivolgersi a professionisti.

D’accordo con la locale Unità socio-sanitaria, si è pensato di metterci a disposizione delle persone che non hanno ancora sviluppato una problematica di soglia media o alta, ma che sono nella fase iniziale della loro difficoltà di vita oppure che abbisognano prioritariamente di cura relazionale. Si tratta di lavorare nella prevenzione e di privilegiare chi è nella solitaria sofferenza o che semplicemente “da solo non ce la fa”.

Abbiamo deciso di integrare nel nostro percorso esperienze significative di counselling, innovando decisamente nell’attività di “relazione d’aiuto”.

Siamo operativi anche in questi mesi di “pandemia”, fenomeno che mai avremmo pensato potesse riguardarci.

Lo facciamo stando vicino alle persone che ci hanno chiesto il nostro ascolto, grazie alle moderne tecnologie, che in questo terribile frangente si palesano, per quanto non sostitutive di autentici incontri tra le persone, vis à vis, decisamente indispensabili ed efficaci.

Gianni Faccin è responsabile del progetto DimmiTiAscolto e del gruppo di ascolto Punto d’Incontro San Giorgio e membro del Gruppo sociale missionario San Giorgio di Poleo a Schio (Vicenza). Counsellor professionista, da anni si occupa di animazione sociale.

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