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Chiedere responsabilità verso la società da cui sono esclusi – L’isolamento con i senza dimora

il_camper_del_capsjOperatori della Cooperativa sociale C.A.P.S. | 

“Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”. Uno striscione rosso, sorretto da un numero indefinito di donne e uomini dotati di mascherine e guanti, proiettato dalla tv della sala del Centro di accoglienza notturna “Andromeda”, apre una nuova giornata di isolamento per oltre 40 persone senza dimora della città, e con essa la speranza di uscire al più presto dall’impasse. Quelle donne e quegli uomini compongono la delegazione cinese atterrata in Italia per fronteggiare il nuovo mostro.

Per molti, l’hashtag #iorestoacasa non è applicabile e ci si ritrova, così, a far fronte alle paure, alle ipotesi, ai progetti che il Covid-19 ha portato alla ribalta, anche tra coloro i quali, per cinismo o per protezione, non sognano più da tempo.

#iorestoacasa non è applicabile nemmeno per i 100 operatori impiegati in C.A.P.S. (la cooperativa sociale che gestisce il centro di accoglienza notturna Andromeda) che, caldeggiando l’hashtag #voirestateacasa #noidiamolorocasa, rappresentano senso di comunità e presenza sul territorio.

E così in questi giorni, dove le vite di tutti noi restano sospese, dove guardiamo passare con paura le ambulanze, si mette in moto l’organizzazione pensata per far fronte al soddisfacimento dei bisogni dei cosiddetti “ultimi”. Dal 13 marzo, ormai, Andromeda ha smesso di essere un centro di accoglienza notturna e ha preso le sembianze di un alloggio comunitario, dove operatori e ospiti condividono (osservando l’ormai canonica distanza di un metro) impressioni e previsioni sul futuro del mondo.

Gli ospiti categorizzati sotto la voce “senza dimora” si misurano con forme di restrizione molto diverse da quelle alle quali sono abituati, e obiettivo principale di noi operatori è accompagnarli nel concetto di responsabilità collettiva: “Limito la mia libertà di uscita perché ho a cuore il bene comune di una collettività”; ma è la stessa comunità collettiva dalla quale si sono ritrovati a percepire profonde distanze, loro malgrado…

 

In trincea e al confine di una sfida del tutto nuova, la dimensione di sospensione indotta dalla diffusione del Covid-19 ci porta su nuovi scenari, nei quali operatori o utenti perseguono l’unica strada della sopravvivenza emotiva. Allo stesso tempo, Andromeda è parte di un’organizzazione ancora più variegata e complessa, pensata e ideata per far fronte alle necessità dei più fragili.

Così, la cooperativa sociale C.A.P.S., ente gestore di diversi servizi di “bassa soglia” del capoluogo pugliese, si è ritrovata, per far fronte all’emergenza, a convogliare le proprie energie attraverso le menti e le braccia del personale impiegato nel Centro diurno per adulti in difficoltà “Area 51” e del Pronto Intervento Sociale (P.I.S.), mettendo in piedi una macchina organizzata e funzionante.

Gli operatori di “Area 51” – che solitamente offrono, tra i propri servizi, spazi per la cura dell’igiene della propria persona, segretariato sociale, attività laboratoriali ed erogazione di 200 pasti al giorno – in tempo di quarantena sono invece esclusivamente impegnati nell’incessante produzione di pasti da recapitare nei vari presidi della città per il pranzo e per la cena. Ore ed ore che vedono l’avvicendarsi di operatori, educatori, mediatori, ecc., tra i fornelli della cucina a preparare pietanze, impacchettare e recapitare.

Al contempo, al fianco del P.I.S., che garantisce ogni giorno, tra i tanti servizi offerti, interventi immediati e supporto nell’emergenza, la Cooperativa ha avviato la sperimentazione di un servizio di “concierge sociale”, che prevede anche l’acquisto di beni di prima necessità, recapitati direttamente in loco.

Così, in un momento di estrema difficoltà e sofferenza, si rafforza l’orgoglio di far parte di una realtà che non può permettersi di restare a casa, che sa modellarsi di fronte alle necessità del prossimo. Di colleghi che non fanno il passo indietro e dimostrano, ancora una volta, di essere presidio e risorsa del territorio. Nonostante la paura e le difficoltà, voltarsi e scoprire di non essere soli nell’adempimento del proprio dovere è forse la restituzione migliore per professionalità che, spesso, non vengono riconosciute pienamente per il loro valore.

La cooperativa sociale C.A.P.S. (Centro Aiuto Psico Sociale) di Bari opera sul territorio per far fronte alle situazioni di difficoltà ed emarginazione sociale.

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