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In comunità con i bambini la protezione è un sorriso

boys-2769553_1920di Giulia Franceschina | 

Cara rivista,

per prima cosa grazie di aver ricordato attraverso #RaccontaIlTuoServizio che tutti gli operatori sociali, nei giorni del COVID-19, lavorano quotidianamente e con impegno continuando a spendere le loro competenze relazionali nei diversi servizi rivolti a persone con le più diverse fragilità.

Sono Giulia e sono un’educatrice. Lavoro presso una comunità per minori. Anche durante questa quarantena la comunità è aperta H24 tutti i giorni della settimana. Ormai sono tre settimane che i nostri bambini e bambine (come quelli di tutta Italia) sono a casa da scuola e trascorrono le loro giornate ricercando negli adulti che li accompagnano in questo percorso stimoli e attività divertenti, creative e sempre nuove.

Noi educatori e educatrici manteniamo i turni in modo regolare trascorrendo il tempo con bambini e bambine, cercando di rendere questo tempo ricco di esperienze positive, pur non potendo esplorare il mondo e tutto quello che può offrirci.

Vorremmo andare al parco ed è quindi il nostro cortile che si trasforma in un campo da calcio perfetto o il luogo ideale dove svolgere giochi di squadra e cacce al tesoro.

Vorremmo andare al cinema ed è quindi il nostro angolo tv a diventare una sala perfetta per vedere film e fare cineforum.

Vorremmo fare sport (ognuno il suo preferito) ed è ogni bambino nelle sue competenze ad insegnarci esercizi motori poco conosciuti.

Ci prendiamo il tempo anche di “allenare” la mente con letture, giochi in scatola e “allenare” le mani con attività creative di ogni genere.

In questa genuina e complicata quotidianità noi educatori e educatrici non abbiamo nessun tipo di mascherine, guanti o protezione altra. Sarebbe impossibile attivare questo tipo di precauzioni all’interno di un luogo che certo, per noi è lavoro, ma per i nostri bambini è casa. Un bambino gioca, si sporca, ha bisogno di un sorriso, di un abbraccio e di una coccola che una mascherina impedirebbe, mettendo troppe distanze.

La possibilità di fare équipe è compromessa dal fatto che alcuni operatori devono essere necessariamente in turno. Confrontarci su quello che sta accadendo è necessario, urgente, ma in questo caso è difficile che tutti gli operatori possano partecipare e prendersi un luogo di ascolto e scambio.

Noi educatrici e educatori abbiamo sicuramente le nostre singole preoccupazioni per quello che sta accadendo, ma questo non ci impedisce di essere tutti i giorni pronti a svolgere il nostro lavoro con dedizione e fatica.

Non è solo durante la quarantena dettata dal COVID-19 che spendiamo le nostre energie per svolgere la nostra professionalità al meglio. Il lavoro pedagogico e relazionale è necessario e prezioso in questi giorni difficili, ma ricordiamoci che è la base della “salute” delle nostre anime poiché tutti noi abbiamo esperienze dell’educare e dell’essere educati. Ricordiamocene anche quando questi giorni troveranno il loro termine e si ritornerà alle quotidianità di sempre.

Giulia Franceschina è educatrice in una comunità per minori vicino a Varese

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