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Il lockdown ha fatto scoprire i talenti dei nostri ragazzi – Da una comunità educativa

94907413_253740879077000_1177357686677700608_ndi Paolo Monina | 

“La cura è nel vedersi, nel chiedersi cosa hai fatto oggi,
nell’annusare il cielo insieme e sorridere,
nel prendere per mano le paure e farci quattro risate.
Il prendersi cura è fatto di piccole cose.”
Fabrizio Caramagna

La pandemia da coronavirus ha ridisegnato, e continuerà a farlo nei prossimi mesi, le abitudini e la routine di milioni di persone, introducendo nell’alfabeto della nostra quotidianità condizioni ed elementi perlopiù sconosciuti, quali: quarantena, distanziamento sociale, lavoro e didattica a distanza.

Questa situazione, specie nella fase iniziale, ha prodotto nei ragazzi adolescenti che vivono nella nostra comunità per minori, una condizione di smarrimento e confusione, condivisa dagli adulti aventi funzione educativa. Nei vissuti di ciascuno ha iniziato a riecheggiare la domanda: “E adesso che facciamo, come trascorriamo le nostre giornate insieme, senza la possibilità di uscire?”. Un dilemma cosmico che ha lasciato presagire, nell’immediato, anche tra gli educatori di mestiere, scenari apocalittici segnati da litigi, incomprensioni, conflitti di ogni genere, fughe.

Bene, sono passati quasi due mesi dal lockdown e nonostante gli inevitabili conflitti, possiamo riconoscere con onestà intellettuale che mai previsione poteva essere più grottesca e sbagliata! I nostri adolescenti, e gli educatori con loro, sono ancora vivi e più vivi che mai! Hanno avuto l’occasione storica di utilizzare il tempo a disposizione senza che lo stesso passasse senza significato, partendo da un bisogno reclamato proprio da loro, dai ragazzi: dare cura alla cura.

Il bisogno di bellezza intorno, di consumare un cibo la cui preparazione avvenisse con maggiore attenzione, in cui l’ingrediente principale fosse la lentezza, fermarsi per costruire, nutrendo il bisogno della cura e dello stare bene. Sono gli adolescenti i veri protagonisti di queste giornate, sono loro ad averci sorpresi e guidati lungo questo tunnel che ancora non conosce fine, chiedendo di partecipare in prima linea alla quotidianità.

“Libertà è partecipazione” – cantava Giorgio Gaber in una celebre canzone – ed è in questo refrain che va ricercato lo stimolo mosso dai ragazzi verso gli educatori, volto ad improvvisare laboratori di cucina, giardinaggio, falegnameria! Il fatto a mano, la soddisfazione personale e la filosofia che si celano dietro di esso, ha generato, giorno dopo giorno, una ricerca all’esperimento e al perfezionarsi, trovando in ciò non solo un modo per far scorrere il tempo, ma un’opportunità per dare un significato allo stesso, scoprendo nell’emergenza di avere un talento mai espresso prima d’ora.

In queste settimane sono state sfornate torte bruciacchiate, in un paio di circostanze la carta forno è andata a fuoco, le dita della mani hanno conosciuto in alcuni casi il dolore di una martellata decisa, mal indirizzata al chiodo. Ma i ragazzi alla fine ce l’hanno fatta e ce la stanno facendo nel loro obiettivo di dare cura alla cura, di riscoprire in questa fase il bisogno di vivere la bellezza, scoprendo anche il proprio talento.

C’è chi il venerdì sera impasta la pizza che tutti insieme mangeremo poi il sabato; chi fa le torte per la domenica e i biscotti per la colazione; chi pianta fiori in giardino perché la primavera è fatta di colori, riverniciando le porte della casa con le stesse tinte forti. “Siamo in quarantena, ma stiamo vivendo e ci riscopriamo ogni giorno” – ci stanno dicendo i ragazzi, un esempio di resilienza declinabile per ogni possibile avversità incontrata nel corso di una vita. Ne vogliamo fare tesoro nella speranza di conservare il tutto nella memoria come un bene che possa essere tramandato.

Paolo Monina opera nella comunità per minori “il Girasole” dell’associazione Piombini-Sensini onlus di Macerata.

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