1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Anche noi abbiamo paura – I punti di forza di un servizio sociale minori

_

Anche noi abbiamo paura – I punti di forza di un servizio sociale minori

klee-1949981_1920di Chiara Boresi |

Sono un’assistente sociale che si occupa da anni di tutela e lavoro in un distretto di circa 162.000 abitanti della provincia di Bologna. L’iniziativa a cui Animazione Sociale ha pensato offre la possibilità a noi operatori, ma non solo, di esprimere i nostri pensieri, timori, paure e considerazioni che, sicuramente, saranno utili anche dopo questa tremenda situazione che tutto il mondo sta vivendo.

Con questo scritto desidero condividere alcune semplici riflessioni nate da questa incredibile esperienza dentro alla quale, tutti noi, siamo stati catapultati. Desidero evidenziare prevalentemente i punti di forza che ci hanno permesso di continuare il nostro lavoro, seppure in un modo differente e inimmaginabile.

Come molti colleghi, lavoriamo a turni in smart working e la nostra presenza in sede è sempre garantita come équipe, assistente sociale, educatore e psicologo, in caso di eventuali emergenze. Trovandoci di fronte alla necessità di tutelare la salute pubblica e nello stesso tempo di continuare a tutelare le famiglie e i bambini, tante e diverse sono le domande che mi hanno assillato in questi due mesi e che tutt’ora sento: “Come facciamo a gestire un collocamento urgente? Come ci comportiamo? Riuscirò a trovare una struttura per quella madre e quel bimbo? E il padre? Molti alberghi sono chiusi e in questa situazione non può stare fuori casa!”.

Mi invade una sorta di insicurezza di fondo come se fosse il mio primo giorno di lavoro. A questa preoccupazione si affianca anche la paura del contagio: “Avranno rispettato le disposizioni? Hanno avuto contatti con persone ammalate? Sono sufficienti i guanti, la mascherina? Devo mantenere la distanza ma se la persona si avvicina, mi aggredisce, cosa mi succede, cosa faccio? Le richieste della Procura e i Decreti come li gestiamo? Come ci comportiamo?”.

Anche noi abbiamo paura, anche noi facciamo parte della “salute pubblica che dev’essere tutelata”, ciò crea ansia e quest’ansia può comportare il rischio di non riuscire ad agire secondo la nostra etica professionale.

Che cosa è servito fino ad oggi per riuscire, seppure in modo molto diverso, faticoso e difficile, a continuare il nostro lavoro, avendo consapevolezza anche delle nostre paure? Quali sono stati e sono i punti di forza del servizio ?

  1. Prima di tutto la tutela della nostra salute e, di conseguenza, quella degli altri. C’è quindi stata attenzione, cautela e cura verso gli operatori. Forse, per alcuni, può essere inspiegabile, che un operatore che si deve occupare dell’altro pensi alla propria incolumità; ma il rischio che anche un solo collega potesse essere contagiato, vista la condivisione di tanti spazi, avrebbe messo tutto il servizio in grande difficoltà con la conseguenza di non poter continuare il lavoro.
  2. Poi la condivisione di una enorme responsabilità, in una situazione nuova e altamente pericolosa per tutti. La relazione e la comunicazione tra i vari responsabili e gli operatori e l’équipe, seppure non prive di perplessità e ansia, sono state continue e dirette. Questo ci ha permesso di confrontarci per decidere come poterci attivare e organizzare per continuare comunque a monitorare e sostenere le persone, le famiglie e i bambini.
  3. Il trasferimento in tempo reale agli operatori di tutte le necessarie informazioni, disposizioni e comunicazioni provenienti dal livello nazionale, regionale e locale;
  4. L’accesso continuo e frequente alla consulenza legale riguardo ai tantissimi dubbi che ci assillavano, in quanto le disposizioni sia regionali in tema di minori che dell’autorità giudiziaria non sono state molto chiare e complete.
  5. Il mantenimento della rete con gli altri servizi, con gli educatori delle cooperative, dei centri diurni con cui abbiamo continuato a collaborare per mantenere gli interventi in atto, seppure con modalità diverse e, devo dire, davvero creative ed efficaci.
  6. La continuità nella collaborazione con le scuole del nostro territorio. I dirigenti e i docenti ci hanno continuato a segnalare eventuali campanelli di allarme sulle situazioni già in carico, ma anche su situazioni non conosciute per le quali abbiamo potuto attivare nuovi interventi educativi, a distanza.
  7. La solidarietà verso i colleghi: Se hai bisogno chiama, non preoccuparti, se non puoi vengo io al servizio” e, non certo meno importanti, la responsabilità, la professionalità e la passione per il nostro lavoro da parte di tutti.

In fondo non dico nulla di nuovo, perché i punti di forza citati, co-responsabilità, confronto e lavoro di équipe, sono in realtà alcuni degli ingredienti utili e fondamentali per lavorare, anche in condizioni normali, in un servizio che si occupa di tutela, e ora lo sono ancora di più. Sappiamo tutti molto bene, quanto una organizzazione che preveda e favorisca la condivisione delle responsabilità, il confronto e la partecipazione attiva e professionale degli interlocutori, ognuno con il proprio ruolo, sia da considerare un fattore protettivo per gli operatori, per le famiglie e per i bambini. Purtroppo non è ancora dato per scontato.

Vorrei aggiungere, se possibile, ulteriori pensieri.

Il nostro lavoro è cambiato, si è ridefinito. Tuttavia è stato possibile accorgersi di altri aspetti. Parlare con le persone al telefono mi ha portato a dedicare maggiore e completa attenzione alle loro parole, alle loro frasi, ai termini utilizzati, senza lasciarmi distrarre da quella, seppure importante, altra forma di comunicazione, quella “non verbale”. Ascolto i silenzi, i loro singhiozzi a volte, le loro risate e anche qualche parolaccia. Sono telefonate lunghe, intense e significative. Alcune persone le ho “conosciute “, per ora, solo telefonicamente e, con meraviglia, ho trovato la disponibilità a iniziare, seppure cautamente, una relazione partendo semplicemente da una reciproca domanda: “Come sta, tutto bene?”. Tutto ciò non è certo scontato, quando chiama un’assistente sociale!

In alcune situazioni ho anche appreso informazioni che non mi avevano mai raccontato. Ma perché, chiedo, ora mi dice queste cose? “Perché riesco meglio, sono meno in difficoltà a parlare al telefono e perché ho bisogno di parlare con lei”.

Il concetto di vicinanza è strano, è diverso, si è mutato. Paradossalmente si tratta di una vicinanza più a contatto con i sentimenti, con le emozioni, una vicinanza più intima seppure più lontana perché non ci si vede, non si occupa lo stesso spazio, spazio molto spesso definito e riempito più da un sapere professionale che esperienziale, che è invece patrimonio delle persone che vivono direttamente le fragilità.

Forse è anche questo che facilita, in alcune situazioni, a raccontare cose nuove C’è un ascolto nostro, mio, diverso, Tutti stiamo condividendo la stessa pesante condizione e penso che anche questo porti a una maggiore vicinanza. Di queste riflessioni ne dovrò tenere conto.

Grazie e buon lavoro.

Chiara Boresi è assistente sociale nel Servizio Sociale Minori nel distretto Pianura Est Ausl di Bologna.

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>