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Quando tutto sarà finito avremo imparato a guardarci negli occhi

Fragilità-in-famiglia_bOperatori e ragazzi della Comunità “Gianburrasca”  |

Qualche giorno fa sul computer della Comunità è comparsa una nuova cartella dal titolo “Informativa per lavorare in tempo di coronavirus”. “In tempo di” è quella locuzione temporale che da sola fa la storia: qualcuno di noi l’ha salvata così, involontariamente, senza pensare che la frase implicasse un prima e certamente un dopo.
In poche ore la quotidianità di tutti gli italiani è stata stravolta. Lo è stata in modo particolare quella di medici, infermieri e operatori sanitari. Dietro una cortina fatta di professionalità ospedaliere, forze dell’ordine, commessi, trasportatori che continuano a lavorare, ci siamo noi, gli operatori del sociale. Il nostro lavoro è silenzioso ma in questi giorni più importante che mai.
Nell’arco di poche ore la nostra intera équipe si è trasformata per adeguarsi alle norme di sicurezza, aiutare i ragazzi e organizzare loro il tempo più di quanto non facesse prima. La noia è sofferenza per tutti, ma in modo particolare per chi sta affrontando i mesi più delicati della vita all’interno di una Comunità. Mesi che nessuno di noi dimenticherà, mesi di nulla riempito con nulla, ma che le Comunità per Minori devono offrire come occasione formativa e di crescita per gli ospiti.
Così tanto ci siamo interrogati nel tempo sulle giuste distanze da tenere con i ragazzi: abbracci sì, abbracci no, trasmissione fisica delle emozioni, baci sulla fronte sì o no. Mai avremmo immaginato che le barriere tra noi e loro diventassero mascherine facciali di protezione delle vie respiratorie, posti a tavola separati e lunghi discorsi affrontati ad almeno un metro di distanza. Periodicamente li raduniamo e parliamo con loro: siamo molto chiari, senza drammatizzare spieghiamo che la situazione fuori dal loro “contesto protetto” è difficile.
Ed è qui che succede una cosa meravigliosa: quando la società entra in Comunità, con i suoi problemi, le grandi tragedie, i ragazzi la accolgono. Pian piano si emozionano, si ammorbidiscono. I ragazzi di Comunità, così spesso vittime di “etichette” e pregiudizi, comprendono i limiti e le regole e sono comprensivi. E così, nonostante le mascherine, i guanti, i metri di distanza e i posti a sedere ci sentiamo tutti vicini, solidali, “famiglia”: operatori con operatori, ragazzi con operatori, operatori con ragazzi.
Tra un’attività, un dolce cucinato, un film nuovo, trascorriamo i giorni a guardarci nella profondità degli occhi: i veri protagonisti dell’“era del coronavirus”, l’unico canto di viso espressivo che emerge al di sopra delle mascherine. Quando tutto sarà finito avremo imparato a guardarci negli occhi per capire se siamo tristi, se anche l’altro sta ridendo come stiamo ridendo noi. E sarà una ricchezza per la vita.

Nel corso del laboratorio di “Scrittura Creativa” i ragazzi hanno elaborato testi riguardo al significato e ai vissuti legati alla “Quarantena” trascorsa in Comunità. Ironici, simpatici, malinconici: ciascuno con il suo stile.

LE LETTERE DEI RAGAZZI
 
Cari lettori, sono un ragazzino della Comunità “Gianburrasca”. Le giornate in Comunità, chiusi, con poche cose da fare diventano sempre più noiose; al contrario di altri a cui piace la noia, io sono un ragazzino che ha molte idee e quasi sempre trovo qualcosa da fare per distrarmi senza pensare a questa “peste”.
Le mie idee sono molte, piccole e divertenti, e vorrei condividerle con voi:

  1. fare giochi da tavola
  2. organizzare dei tornei (ping- pong; calcetto)
  3. organizzare gare di ballo
  4. organizzare una caccia al tesoro (magari non difficile ma con qualche premietto, giusto per farci divertire e stare tutti insieme)
  5. occupare un’oretta a fare qualche laboratorio (ad esempio di lettura: si può scegliere un libro a caso, leggerlo insieme facendo anche qualche riflessione su quello che si è appena letto).

Adesso tanto per cambiare un po’ ho voglia di raccontarvi come sta andando la situazione all’interno del nostro gruppo di ragazzi in Comunità: a volte non abbiamo un bel rapporto, capita che discutiamo ma vorremmo tutti che finisse così, quando VEDREMO il fuori, ci sembrerà un regalo bellissimo. (12 ANNI)

Non vivo bene la quarantena perché è tutto noioso e perché sono preoccupata per i miei familiari visto che non posso più fare le uscite con loro.
Comunque è un’esperienza nuova perché non sono mai stata in una struttura o in una casa rinchiusa per mesi e mesi ma cercherò di sfruttarla al meglio.
Le mie giornate sono sempre uguali: mi alzo, faccio colazione, faccio le pulizie, faccio i compiti, mangio pranzo, guardo la televisione, gioco un po’, faccio merenda, partecipo alle attività, faccio la doccia (quando è il mio giorno di doccia), mangio cena, guardo di nuovo un po’ di televisione e vado a letto. Ed è così ogni giorno.
Non si può uscire, non si possono fare passeggiate, dobbiamo stare chiusi qui dentro e non è facile per nessuno, MA NOI, RAGAZZI E OPERATORI DELLA COMUNITA’ “GIANBURRASCA” TENIAMO DURO NONOSTANTE TUTTO. (12 ANNI)

Io durante la quarantena sono un po’ triste perché non posso uscire e vedere i miei genitori, soprattutto mia mamma. Gli operatori devono stare con noi con la mascherina per non attaccarci il “Coronavirus”. So che questa è un’influenza iniziata in Cina.
Durante la quarantena noi abbiamo giocato, guardato la tv, fatto i compiti ecc.
Durante questo momento difficile sento al telefono soltanto i miei genitori e non ho altri rapporti con l’esterno. (17 ANNI)

Alcuni giorni fa abbiamo iniziato a non andare più a scuola. Da un certo punto di vista sicuramente è stato noioso ma alla fine tutto sommato non è così male perché impariamo a conoscerci meglio e a trovare cose, attività da svolgere tutti insieme per occuparci tempo.
Quando fa bello giochiamo in cortile.
In questo periodo stiamo imparando anche ad andare d’accordo, parlare, giocare, scherzare, ridere, fare attività. Stiamo seguendo laboratori di teatro e scrittura creativa e dovremo inventare, descrivere e interpretare il nostro personaggio preferito. (14 ANNI)

Il coronavirus trascorso in Comunità è alquanto una noia mortale. Non possiamo vedere i nostri coetanei, non possiamo vivere alcuni aspetti positivi di andare a scuola, andare all’Oratorio. Soprattutto però non possiamo vedere gli amici veri che abbiamo al di fuori della Comunità e la persona del nostro cuore.
Va beh dai, tiriamo avanti e ci organizziamo il tempo e le giornate per quanto siano noiose.
È soltanto questione di non tantissimo tempo, poi rivedremo la scuola, i coetanei e la persona del cuore. Rivedremo tutto, ancor meglio di prima. Dobbiamo ricordarci che i posti e le persone del cuore non scappano e non scapperanno mai. (14 ANNI)

La Comunità per minori “Gianburrasca” della COS (Cooperativa operatori sociali) si trova a Scagnello (Cuneo).
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Illustrazione di Paola Franco

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