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Giovani consumatori a casa con la famiglia – Consulenze in tempi di confinamento domestico

di Luca Guerrato |exit.1

Il nostro servizio si chiama EXIT, è un servizio di prevenzione secondaria delle dipendenze. Si rivolge ad adolescenti, giovani adulti e adulti che consumano sostanze psicoattive, che vogliono confrontarsi con la loro “abitudine” oltre a trovare uno spazio d’ascolto, di consulenza e di sostegno. Si rivolge anche ai genitori che “scoprono” o “ipotizzano” o “temono” l’uso di sostanze da parte dei loro figli e reputano di non avere gli strumenti necessari per affrontare, all’interno della famiglia e con il figlio, i diversi temi legati all’uso di sostanze.

In tempi normali riceviamo i ragazzi e le loro famiglie nella nostra sede e svolgiamo colloqui in cui si riflette sulla motivazione all’uso delle sostanze. Ora le consulenze si fanno per telefono o per videochiamata e nessuno rimane inascoltato.

Con l’avvento del Coronavirus tutto è cambiato: i ragazzi non vanno più a scuola, le routine alle quali erano abituati sono state spezzate. Dopo un primo momento di entusiasmo ha cominciato a farsi spazio la noia. Adolescenti che vivevano nel gruppo e per il gruppo si sono ritrovati a condividere la loro giornata nientemeno che con i genitori, a loro volta costretti a restare a casa per sospensione dell’attività lavorativa o peggio in telelavoro (guai a chi aveva in casa un solo pc!).

Ho parlato con mamme felici di avere il proprio figlio, altrimenti sfuggente, a disposizione h24. Ho sentito mamme disperate perché non ne potevano più di osservare il figlio scambiare il giorno per la notte (la notte per giocare, il giorno per dormire). Mamme angosciate perché non riuscivano a tenere a casa i loro figli a causa del fatto che “dovevano” vedere i loro amici. Ho sentito di cani stremati dalle passeggiate che tutti i membri della famiglia volevano portare a passeggio.

Alcune situazioni sono rientrate. Ragazzi che non avevano reali problemi con le sostanze hanno semplicemente smesso di consumarle, anche perché senza il gruppo non è così divertente.

Altre situazioni, invece, ci forniscono lo specchio della problematicità di alcuni consumi. Certi ragazzi devono uscire, incontrare lo spacciatore, acquistare la merce e consumarla assumendosi la doppia responsabilità di contagiare e di essere contagiati oltre alla possibilità di essere pizzicati, multati e segnalati (insomma un mare di guai).

Inoltre il ritorno a casa il più delle volte è drammatico perché i genitori sono arrabbiati, preoccupati e impauriti. Arrabbiati perché hanno perso qualsiasi autorevolezza nei confronti del figlio. Non sono più riconosciuti come portatori di regole, magari difficili da rispettare, ma sagge e condivise. Preoccupati perché pensano che un gesto così eclatante debba essere per forza il sintomo di un disagio profondo e di una pericolosa china, che il figlio ha intrapreso e che porta alla dipendenza. Impauriti perché il figlio che torna a casa potrebbe portare con sé il virus che potrebbe far ammalare tutta la famiglia.

Il nostro servizio si trova nella condizione di fare da mediatore in queste dinamiche famigliari. Il problema non è più consumo/non consumo. Il problema diventa portare i ragazzi a una riflessione sul concetto di responsabilità, che di questi tempi è diventata la parola chiave nella vita di tutti noi.

 

Luca Guerrato è psicologo psicoterapeuta presso l’Associazione La Strada – Der Weg Onlus di Bolzano.

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