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Fare prevenzione nei luoghi della movida ai tempi del Covid. Il Servizio PIN (Progetto Itinerante Notturno)

PinA cura dell’équipe PIN |

Il Progetto Itinerante Notturno (in sigla PIN) è un servizio di prossimità del Dipartimento delle Dipendenze dell’A.S.L. Città di Torino e collocato nell’Area della Bassa Soglia.

Promuovere la salute nei contesti del divertimento
PIN ha iniziato la sua attività nel 2009. La sua finalità è favorire la promozione della salute, la limitazione dei rischi e la riduzione del danno rispetto all’uso di alcol e altre sostanze psicotrope.
Il servizio si rivolge in particolare alla popolazione (prevalentemente giovanile) che frequenta le serate e le notti nei luoghi del divertimento della città di Torino, come le piazze della “movida”, alcuni locali notturni, i grandi eventi e festival musicali.
PIN partecipa, inoltre, a manifestazioni cittadine di promozione della salute e sulla sicurezza stradale.
L’équipe del servizio opera fornendo presenza costante, con uscite a cadenza settimanale, di operatori qualificati, educatori e psicologi, insieme a volontari e tirocinanti.
Questa presenza assume una valenza simbolica ed educativa al contempo, di stimolo alla riflessione e alla promozione di empowerment e di modelli di consumo e comportamento meno rischiosi per la salute individuale e collettiva, nei contesti del divertimento e tra la popolazione cittadina.
Il gruppo di lavoro si reca nei luoghi individuati con un camper e allestisce un banchetto con l’ausilio di striscioni, roll-up e materiali a disposizione delle persone. Investire negli anni, per migliorare l’immagine e la veste grafica di questi ultimi, ha permesso di ampliare il potenziale comunicativo, risultare più attrattivi, facilmente riconoscibili e individuabili.
Gli strumenti utilizzati, le azioni messe in campo e il tipo di materiale offerto sono diversificati e calibrati in base al contesto nel quale si opera e al target presente.
Lo strumento educativo principale è la “relazione a legame debole”, tipica del lavoro di prossimità, che si caratterizza per l’informalità, la flessibilità, l’assenza di giudizio, la garanzia di anonimato.
Gli operatori agiscono con un atteggiamento che escluda la rigidità, attenti a non imporre cambiamenti non desiderati ed evitando interventi normativi, allo scopo di facilitare il contatto e il coinvolgimento e di favorire l’attivazione delle risorse personali dei consumatori, ascoltando e raccogliendo le loro esperienze.
Il materiale informativo, di prevenzione, di profilassi e di generi di conforto assume esso stesso un significato relazionale perché consente l’aggancio e l’alleanza comunicativa, rinforza i messaggi di prevenzione, fornisce strumenti concreti per prendersi cura di se e degli altri.

Gli obiettivi principali del Servizio

  • Favorire un utilizzo consapevole e controllato delle sostanze psicotrope, promuovendo stili di consumo responsabili.
  • Incentivare le persone ad evitare la guida in stato di ebbrezza e/o di alterazione in seguito all’assunzione di altre sostanze.
  • Aumentare la consapevolezza rispetto ai comportamenti a rischio legati alla sfera sessuale;
  • Promuovere pratiche di riduzione del danno.
  • Orientare le persone verso i diversi Servizi di salute presenti sul territorio, sulla base di richieste o necessità specifiche.
  • Formare e coinvolgere tirocinanti e volontari con la funzione di “peer educator” nelle attività del Servizio.
  • Intercettare nuovi stili di consumo e bisogni nei contesti del divertimento notturno
  • Elaborare e diffondere i dati raccolti.
  • Favorire l’apertura del Dipartimento verso la realtà territoriale, essere un punto di raccordo tra ambulatori e servizi di bassa soglia.
  • Sostenere alleanze nella comunità, con i gestori dei locali, gli organizzatori di eventi, le associazioni, i decisori politici, gli operatori sanitari per sviluppare strategie di promozione della salute nel mondo della notte.

 Le azioni e gli strumenti

  • Uscite nei contesti del divertimento, con l’ausilio di un camper, oppure allestendo banchetti all’interno dei locali o negli spazi dedicati durante i festival e i grandi eventi.
  • Counseling individuale e di gruppo.
  • Misurazione del tasso alcol emico con etilometro elettronico.
  • Somministrazione di questionari correlati al test alcolemico con l’obiettivo di raccogliere dati e al contempo favorire la riflessione sui propri consumi e orientare il dialogo su temi specifici.
  • Proposta di questionari auto-somministrati sui consumi di sostanze.
  • Esposizione e distribuzione di materiale informativo su sostanze psicotrope, malattie e infezioni sessualmente trasmissibili e sui Servizi di salute territoriali.
  • Distribuzione di profilattici, alcoltest monouso, materiale per la riduzione del danno, tappi per le orecchie e generi di confort.
  • Accompagnamento a educatori, infermieri, psicologi nei loro percorsi di tirocinio e formazione per volontari.
  • Contatto e sensibilizzazione dei gestori dei locali notturni e degli organizzatori di eventi musicali.
  • Collaborazione e lavoro di rete con istituzioni e soggetti del territorio.
  • Divulgazione dei dati raccolti e dei bisogni rilevati sul territorio a colleghi del Dipartimento e ad altri operatori del settore.

I contesti di intervento: PIAZZE, LOCALI, EVENTI
Nel corso degli anni il PIN ha sviluppato il suo intervento in diverse piazze di Torino, in locali e festival, in manifestazioni cittadine.

Le PIAZZE dove il servizio è presente da tempo e con regolarità sono Largo Saluzzo, piazza Santa Giulia e piazza Vittorio Veneto, zone contraddistinte dal cosiddetto fenomeno della “movida”, spesso al centro di attenzione per la criticità e complessità di alcuni fenomeni ad esso collegato. Ognuna delle tre piazze ha sue peculiarità: tutte sono accomunate dalla concentrazione di grandi masse di persone, a partire dall’orario dell’aperitivo, ma si differenziamo tra loro per età, estrazione sociale, cultura, disponibilità economica e modalità di consumo di sostanze. Alcune persone sono solo di passaggio, altre vi si recano per passare la serata.
In alcuni orari la presenza di giovani e giovanissimi è preponderante, il consumo di alcol, spesso associato a cannabis, è molto diffuso e visibile, in quando considerato socialmente accettabile e normalizzato. È possibile consumare alcolici nei numerosi locali presenti, oppure portarsi da bere, o acquistare nei vari “minimarket”, e si sfruttano gli spazi disponibili, magari organizzandosi per ascoltare della musica o suonare degli strumenti musicali.
Consumi di altre sostanze, come ad esempio la cocaina, sono a volte presenti ma più difficili da intercettare. A seconda dei periodi, delle stagioni e delle condizioni climatiche, questi luoghi possono essere molto affollati anche oltre le tre di notte.

Negli anni si sono create delle collaborazioni con alcuni LOCALI e CLUB della città, il The Beach, il Bunker, il Centralino, lo Chalet, il Q35.
In questi contesti le serate iniziano solitamente tardi, intorno a mezzanotte o dopo, e finiscono tra le 5 e le 6 del mattino, se non oltre.
Le persone presenti sono numericamente inferiori, hanno scelto di partecipare a quella serata in particolare e hanno disponibilità economica per le consumazioni o l’ingresso. In questi contesti è più diffuso l’uso di sostanze stimolanti, come la cocaina, l’MDMA, le anfetamine, spesso associate all’alcol.

I FESTIVAL e GRANDI EVENTI in cui il servizio è stato presente sono il ToDays, Reload, il Kappa Future Festival, il Movement, il Club to Club.
Ciascun festival ha le sue caratteristiche: il target può essere più o meno giovane, locale o internazionale, può svolgersi al chiuso o all’aperto, d’estate o in inverno. Si differenziano anche per il tipo di musica che propongono: più o meno sperimentale, oppure commerciale, con risonanze diverse sugli spettatori.
Il Servizio si occupa di promuovere condizioni che favoriscano la salute, come la presenza di acqua potabile fruibile per tutti i partecipanti, zone di decompressione e rilassamento, e offre strumenti specifici di limitazione dei rischi e riduzione del danno per i consumatori, il calcolo dell’alcolemia in prossimità dell’uscita dagli eventi, supporto alle persone in difficoltà e presenza per coloro che desiderano un confronto e un dialogo.
Come per gli interventi nei club, anche in questi contesti sono fondamentali le relazioni instaurate negli anni con i gestori e gli organizzatori, con cui a volte c’è totale sintonia di intenti, altre volte ci sono alcune difficoltà nel sostenere le condizioni di sicurezza per la salute. Da parte dei frequentatori, invece, si riscontra sempre un grande apprezzamento.
Un ulteriore contesto di intervento sono le MANIFESTAZIONI CITTADINE, quali La salute scende in piazza, il World Heart Day ed il Salone dell’auto. In tali situazioni, gli operatori di PIN incontrano famiglie, adulti, cittadini che spesso non stanno consumando alcol e sostanze, ma si dimostrano comunque interessati alle tematiche proposte e ricevono volentieri informazioni e materiale per approfondirle.

IL PIN AI TEMPI DELLA PANDEMIA: IN PIAZZA CON IL RISCHIO CONTAGIO
Nel 2020 il Servizio PIN ha lavorato con le modalità ordinarie fino al 21 febbraio, data dopo la quale sono state definite le chiusure dei contesti del divertimento e dei servizi, a causa della pandemia da SARS-CoV-2.
Nel mese di giugno 2020, dopo un sopralluogo effettuato anche col Direttore del Dipartimento delle Dipendenze, atto a valutare quale piazza rispondesse maggiormente ai criteri di sicurezza per gli operatori e necessità dell’utenza, si è concordato di riattivare il servizio in piazza Vittorio Veneto, che per numero di frequentatori, dimensioni degli spazi, presenza di locali commerciali destinati alla vendita e somministrazione di bevande alcoliche, risultava la più idonea all’esperimento dell’attività del Servizio.
Gli operatori hanno quindi potuto riprendere le uscite notturne dal mese di luglio 2020 e hanno dovuto nuovamente interrompere gli interventi in presenza a metà ottobre, a causa della “seconda ondata pandemica” e delle conseguenti restrizioni.
Pur in questo breve lasso di tempo, i contatti di frequentatori della postazione PIN hanno sfiorato le 2000 unità.
Partire da questo dato disegna bene l’interessante quadro della situazione.
Il risultato non è da imputarsi semplicemente alle numerose presenze di popolazione in piazza Vittorio Veneto, ma al ruolo di “punto di riferimento” che il Servizio PIN ha assunto nel corso degli anni nei luoghi della movida.

L’équipe PIN, al termine del lockdown, ha da subito valutato la possibilità di riproporre le uscite notturne: di fronte all’opportunità di tornare a presidiare le piazze della movida è emersa con forza la necessità di rimodulare l’intervento in considerazione dell’emergenza pandemica.
La direzione del Dipartimento delle Dipendenze dell’A.S.L. Città di Torino, in virtù della responsabilità nei confronti del personale, sollecitava al rispetto delle norme preventive di protezione; gli interventi nelle piazze, volti innanzitutto alla promozione della salute e alla limitazione dei rischi, inoltre, non dovevano rappresentare in alcun modo un’occasione di esposizione al contagio.
In seno all’équipe, quindi, si è sviluppato un approfondito studio della situazione finalizzato a modulare l’intervento in modo da tener in considerazione da una parte le necessità derivanti dal rischio di contagio, dall’altra l’opportunità di tornare a presidiare le piazze frequentate da giovani e giovanissimi.
Il lavoro preliminare dell’équipe è stato di seguire con attenzione le linee guida aziendali “Indicazioni per l’utilizzo delle protezioni per infezione da SARS-CoV-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da COVID-19)”; tale documento, diffuso capillarmente in ogni struttura aziendale dal 6 marzo 2020, pur prendendo in considerazione numerosissime ipotesi e fattispecie, non contemplava attività di outreach.
Partendo dalla grande esperienza maturata negli anni, mai sottovalutando i rischi e sempre attenti alle prescrizioni, gli operatori si sono trovati a dover confrontare e far convivere norme molto stringenti e limitanti con l’intenzionalità educativa propria del servizio, nell’ottica di restare vicini alle persone seppur alla giusta distanza (F. Crisafulli, 2020): l’attenzione è stata, di conseguenza, rivolta a rispettare e a far rispettare ai frequentatori del Servizio, in contesti complessi come le piazze in cui si svolge la nightlife torinese, il distanziamento che deve essere fisico ma non può essere sociale e relazionale.
Unitamente alla predisposizione dei set di DPI – completi per 3 operatori per ogni uscita – si è provveduto all’acquisto di paletti dissuasori con catenella per delimitare il perimetro dell’area-operatori ed evitare che le persone si assiepassero intorno al tavolo; sono state concordate, inoltre, alcune modalità operative utili per ridurre al minimo la possibilità di contatto e di esposizione: si è deciso di non utilizzare la tovaglia in tessuto per permettere una costante sanificazione della superficie plastica del tavolo, di mettere a disposizione degli operatori un distributore di gel idroalcolico per la sanificazione delle mani e di introdurre una cartellonistica con le raccomandazioni OMS per la riduzione del contagio “verticalizzata” affinché potesse essere di facile lettura per gli astanti. Alle indicazioni sulle norme di riduzione del rischio contagio (distanziamento, lavaggio delle mani) sono state affiancate raccomandazioni sull’uso di sostanze e sulla sessualità in relazione all’esposizione al rischio di contagio da coronavirus oltre a una infografica sulla violenza alle donne che pubblicizzava il numero di emergenza 1522.
I nuovi cartelli, in grande formato, sono stati pensati in maniera da essere affissi sulle pareti del mezzo, mentre quelli in formato A4, all’interno di espositori plastici trasparenti di facile detersione.

Prima dell’evento pandemico i materiali informativi erano distribuiti sul tavolo a disposizione dei frequentatori con la possibilità di scelta e ritiro direttamente da parte dell’interessato. Ipotizzando il rischio di contaminazione delle superfici cartacee, si è deciso di distribuire i flyer e gli altri materiali (caramelle, alcoltest monouso e preservativi) per mano dell’operatore, all’interno di buste di carta.
Al fine di ridurre ulteriormente i contatti e gli scambi di materiali ma anche per venir incontro al desiderio di riservatezza di alcuni frequentatori, i flyer relativi alle sostanze di consumo sono stati esposti a distanza del mezzo grazie a una “cornice a giorno” e, per ciascuno, è stato creato un QRcode: il frequentatore, così, aveva la possibilità di acquisire, direttamente sul proprio smartphone, la cartolina digitalizzata.

Per il contrasto alla diffusione del coronavirus, l’équipe PIN ha dovuto rinunciare all’uso del suo principale strumento: l’etilometro elettronico. Tale scelta è stata condotta anche dalla Polizia Locale e dalle altre FF.OO. L’etilometro, benché dotato di boccagli monouso, nell’esecuzione dell’esame prevede una elevata dispersione di droplet e goccioline di saliva che avrebbero rappresentato una gravissima fonte di contaminazione e contagio per gli operatori e per gli utenti.
Con le grandi limitazioni derivanti dal non poter condurre con i frequentatori una valutazione della quantità di alcol assunto e ragionare sugli effetti della sostanza, sui tempi di riduzione del tasso alcolemico, sui rischi correlati alla quantità di alcol assunta, si è cercato di garantire questi interventi educativi con l’utilizzo degli alcoltest monouso (etilotest) con taratura 0 (neopatentati) e 0,5 g/l, unitamente ad alcune app selezionate all’uopo.
Il Servizio PIN, benché non sia propriamente una unità di riduzione del danno, ha sempre messo a disposizione dell’utenza materiali sterili per il consumo (cannucce/pippotti, soluzione fisiologica, siringhe, acqua per preparazioni iniettabili, naloxone, …): sono stati creati, quindi, kit preconfezionati contenenti questi materiali, in buste di carta, da distribuire a richiesta.

Ultimo aspetto, non certo in ordine di importanza, del cambiamento è legato all’utilizzo del mezzo. Il Servizio PIN è da sempre stato caratterizzato dal suo camper (ripreso anche nel logo): sovrapponendo all’esterno aspetti di formalità esplicita (Azienda Sanitaria Locale) a contenuti manifesti e senza sottointesi, rappresentati dalle stilizzazioni grafiche colorate delle principali sostanze di consumo (alcol, cannabis, cocaina, ketamina, mdma…), il mezzo destinato al Servizio è sempre stato facilmente identificato e rappresenta un punto di riferimento per i numerosissimi giovani frequentatori.
Le necessità derivanti dalla pandemia hanno portato il Dipartimento a concedere l’utilizzo del camper per il servizio di tamponi a domicilio; pertanto, per quasi tutta l’estate, l’équipe del PIN si è trovata nella condizione di utilizzare un altro mezzo del Dipartimento. Benché personalizzato con uno striscione sulla fiancata, non è risultato avere la stessa capacità attrattiva del camper e la stessa comodità d’uso per gli operatori.

COMPORTAMENTI E PERCEZIONE DEL RISCHIO: ALCUNE RIFLESSIONI SULLA MOVIDA AI TEMPI DEL COVID19
Durante i mesi estivi, da luglio a ottobre 2020, il Servizio PIN ha effettuato 11 uscite in piazza Vittorio Veneto e 2 uscite di pura osservazione negli altri luoghi della movida torinese (San Salvario, Piazza Santa Giulia, il Quadrilatero romano, Lungodora Firenze “Le Panche”) al fine di raccogliere importanti dati sulle caratterizzazioni e le frequentazioni di questi luoghi.
In occasione delle uscite e delle osservazioni, gli operatori dell’équipe hanno redatto schede di osservazione che hanno permesso di registrare le caratteristiche del luogo e la tipologia di utenza. Questo lavoro si è rivelato essere un utile strumento di riflessione – anche durante le riunioni settimanali di équipe – per apportare gli opportuni correttivi alle uscite successive e riflettere sui comportamenti e sulla percezione del rischio dei frequentatori della piazza.

La popolazione di frequentatori di piazza Vittorio Veneto era composta perlopiù da gruppi numerosi di giovani e giovanissimi composti da maschi e femmine (con una lieve prevalenza del sesso maschile), poche coppie con età tendenzialmente più adulta rispetto ai gruppi, soggetti singoli di passaggio in procinto di un appuntamento con amici e conoscenti. I gruppi avevano caratteristiche eterogenee in termini di provenienza e appartenenza a stili e mode benché i cosiddetti “tamarri” fossero in numero maggiore rispetto ai “fighetti”. Non è stata chiaramente percepita la presenza di studenti universitari in quanto, nei mesi estivi, i fuori sede sono ancora nelle città di origine mentre i torinesi o si integrano nei gruppi amicali misti o frequentano luoghi dedicati come “Le Panche” o piazza Santa Giulia.
In osservanza alle numerose norme dettate dal Governo e dal Sindaco, i numerosi locali della piazza hanno ampliato la superficie degli spazi esterni attrezzati per il consumo ai tavoli: in alcuni periodi è stato, infatti, vietato consumare le bevande in modalità “da asporto” per evitare lo stazionamento di fronte ai locali con il conseguente rischio di assembramenti obbligando i consumi seduti ai tavoli.

Gli operatori PIN hanno notato consumi decisamente ridotti, rispetto ad altri periodi, di sostanze stupefacenti (cannabis, cocaina): tale dato è da imputarsi anche all’elevata presenza di uomini e mezzi delle forze dell’ordine (Polizia Locale, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza). La presenza delle FF.OO., attuata per disincentivare comportamenti di rischio correlati alla diffusione del contagio, portava alla percezione di un contesto di “libertà vigilata”. I richiami a questa presenza erano continui anche per il passaggio di mezzi con i dispositivi luminosi di allarme accesi.

L’équipe PIN ha notato, con sempre maggior preoccupazione, lo scarso uso delle mascherine da parte dei frequentatori della Piazza. Gli operatori hanno avuto a disposizione alcune confezioni di mascherine chirurgiche che sono state distribuite a richiesta. Diverse persone, perlopiù giovani, per entrare nei locali o per accedere ai mezzi pubblici (bus e taxi) si accorgevano di essere sprovvisti della mascherina o si rendevano conto del deterioramento della stessa: il mezzo PIN, con il logo dell’ASL, è diventato quindi il riferimento sulla piazza per richiederne una, benché fosse stato deciso di non divulgare questa possibilità per evitare di incorrere in azioni di accaparramento.

È importante sottolineare che l’utilizzo corretto e continuativo dei DPI e il distanziamento tra operatori e utenti ha reso la relazione educativa non certo meno incisiva ma senza dubbio più faticosa, in particolare per l’équipe: parlare in un contesto già problematico come lo spazio aperto di una piazza, con i rumori del traffico ed il vociare delle persone, con l’uso delle mascherine e con l’obbligo del mantenimento delle distanze ha intensificato le difficoltà.

A margine di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, il Prefetto di Torino ha dichiarato che le Forze dell’Ordine presenti nei luoghi della movida avevano in primis un ruolo di richiamo a comportamenti corretti e non certo puramente sanzionatorio rispetto alle inosservanze delle norme. In numerose occasioni, quindi, le FF.OO indirizzavano i giovani senza mascherina verso la postazione del PIN. Questi passaggi, legati al ritiro del dispositivo, si sono rivelati utili contatti per “agganciare” i giovani stabilendo una conversazione non solo limitata al tema della pandemia ma una occasione di relazione educativa finalizzata alla conoscenza delle tematiche proprie del Servizio PIN.
Come evidenzia bene Lucia Portis: “La situazione di rischio umano ha a che fare spesso con una decisione, ossia con la possibilità di compiere una scelta fra più alternative. Esso si configura quindi come un’esposizione agli effetti di tale scelta di cui ci si potrà pentire (Ligi, 2009), ma solo se effettivamente questa procurerà un danno che si sperava di evitare. Vi è quindi idea che non ci siano vantaggi, che possono riguardare anche il proprio piacere, se non si mette in gioco qualcosa, se non si rischia, anche quando il rischio riguarda la propria salute e in alcuni casi la vita”. Le osservazioni compiute dall’équipe PIN durante le uscite nei mesi estivi hanno condotto ad avvalorare questa tesi.

Dopo il lungo periodo di confinamento, tornando a riappropriarsi degli spazi pubblici, benché normati, sorvegliati e trasformati, i frequentatori della nightlife di piazza Vittorio Veneto – i giovani in particolare – hanno spesso tenuto questi comportamenti irrazionali (grandi gruppi, baci, abbracci, scarso uso delle mascherine) non considerando del tutto quale fosse la posta in gioco. Un altro fattore determinante di questa dis-percezione del rischio è da correlarsi, invece, alla convinzione che grazie ai pesanti sacrifici di tutti durante il periodo di lockdown, l’epidemia da coronavirus si fosse quasi del tutto estinta e, pertanto, ci si fosse riavvicinati alla normalità e alle consuetudini preesistenti.
Di fronte a comportamenti di palese esposizione al rischio, è utile sottolineare come numerose persone, presentandosi alla postazione del PIN e osservando con quanta attenzione gli operatori si approcciavano (igienizzazione delle mani, mantenimento della mascherina e delle distanze, consegna dei materiali informativi confezionati), fossero naturalmente portate a rispettare maggiormente le prescrizioni. “Un attimo solo che metto la mascherina!questa frase è stata ripetuta da numerosi ragazzi che si sono rivolti al Servizio segno che l’azione educativa si concretizzi anche con l’esempio.

IL FUTURO DEI CONTESTI E DEL SERVIZIO PIN
Parlare del futuro dei Servizi e dei contesti del divertimento non può che svilupparsi sul piano delle ipotesi e delle supposizioni.
Come già ribadito, il PIN si caratterizza per la flessibilità dell’intervento, calibrato sui diversi scenari. Tuttavia è difficile pensare alle future azioni senza comprendere come evolveranno i contesti.

Rispetto alle piazze della movida il servizio PIN ha già dovuto sperimentare nuove forme di intervento, con particolari attenzioni alla sicurezza degli operatori e dei fruitori.
Le modifiche future seguiranno le disposizioni che man mano si svilupperanno a livello politico, amministrativo e gestionale.
I gestori dei bar, ristoranti e locali nella movida potrebbero dover ulteriormente modificare forme di somministrazione, orari di apertura, o formulare proposte che attraggano la clientela pur osservando alcune restrizioni.
Ipotizziamo che la categoria si organizzi per gestire la ripresa delle attività, mentre alcuni hanno già dovuto chiudere.
Gli operatori di PIN valuteranno in particolare una flessibilità sugli orari dell’intervento, con la possibilità di agire anche in fasce preserali, se queste diventassero le più frequentate.

Durante tutto il periodo di pandemia a partire da febbraio 2020, le situazioni chiuse prima e ancora non riaperte sono stati i Locali, i Festival e i Concerti.
Rispetto a questi contesti ci sono diversi fattori da considerare, tra questi, uno importante sarà la DOMANDA DI MERCATO: chi vorrà ancora fare festa e come?
È importante non sottovalutare gli effetti psicologici della pandemia. Sono stati pubblicati i risultati preliminari di un’indagine condotta dall’Helmholtz Zentrum di Monaco su 113 mila persone. Da questo studio emerge che i livelli di stress sono aumentati in tutta la popolazione e in tutte le fasce di età con una percentuale più alta nei giovani. Questo perché probabilmente a una certa età si è più capaci di affrontare determinate situazioni, infatti i sintomi peggiori li ha sviluppati la popolazione che va dai vent’anni a quaranta. Uno studio britannico pubblicato su The Lancet Psychiatry arriva a considerazioni simili. “Mentre l’infezione da coronavirus rappresenta un rischio maggiore per gli anziani, lo studio suggerisce che la salute mentale dei giovani è stata colpita di più dalle misure adottate per contrastare l’epidemia” (Università di Manchester). Ci vorrebbe sostegno psicologico per i sintomi emersi durante e dopo la pandemia per affrontare le fragilità dei giovani.
A fine aprile, il sito Rockit ha pubblicato i risultati di un sondaggio a cui hanno risposto quindicimila persone che partecipano abitualmente ai concerti. Il 30 per cento ha detto che si sentirà a proprio agio a tornare a un concerto non appena sarà possibile farlo, mentre il 32 per cento soltanto quando sarà disponibile il vaccino. Il 40 per cento degli intervistati ha poi detto di essere disposto ad andare a un concerto con la mascherina e rispettando le distanze di sicurezza, ma il 38 per cento ha risposto di no.
Sono risultati che confermano la difficoltà di fare previsioni per il settore dei concerti. «Gli scenari possono essere tanti, magari si ripartirà con feste violente per la voglia di dimenticare tutto, come successe in certi casi dopo l’influenza spagnola del 1918, magari il cambiamento sarà più lento e sarà difficile ritrovare la leggerezza che avevamo prima».

Il secondo fattore importante da considerare è l’OFFERTA DEL MERCATO: come si sono adattati e come potranno adattarsi in futuro gli organizzatori dei festival e dei concerti? Come potrebbero cambiare i contesti dal vivo? Quanto il tema della salute avrà un peso più rilevante?
Nell’attesa che l’Italia e il resto del mondo sviluppino dei protocolli per la musica dal vivo nella fase di convivenza col virus, le previsioni sono tutt’altro che ottimiste e strettamente legate ai progressi globali nel contenimento, nella cura e soprattutto nella prevenzione della COVID-19. Non ci sono ancora date certe per le riaperture di cinema e teatri, ma i piani per consentirne la ripresa sono in fase più avanzata ed è facile intuire perché: seppur in un ambiente chiuso, garantire il distanziamento fisico per uno spettacolo con il pubblico seduto sarà certamente più facile rispetto a un concerto in piedi.
I concerti nei teatri, o ancora meglio nelle arene all’aperto, ricominceranno con tempi e modalità analoghe a quelle dei cinema e degli altri tipi di spettacoli: ma immaginare di garantire il distanziamento tra gli spettatori ai concerti più grandi, nei palazzetti, nei parchi, nelle arene o negli stadi, sembra difficile se non impossibile, come anticipato una serie di organizzatori di festival britannici. Gli esperimenti nel Nord Europa di concerti a cui si assiste dalle automobili hanno lasciato perlopiù scettici gli addetti ai lavori, così come la possibilità di poter compensare significativamente la mancanza di spettacoli dal vivo con i concerti in streaming. Per questo, in tanti pensano che una vera ripresa del settore dei concerti non avverrà se non dopo la distribuzione mondiale del vaccino: cioè quando il rischio del contagio sarà riportato allo zero o quasi.

Dunque, cosa ci si può aspettare dal futuro?
Quanto gli artisti baseranno la propria musica sulle esperienze digitali e tecnologiche? A tal proposito, è interessante citare due ricerche di questa estate sulla fruizione di eventi culturali post-covid19.
Una è quella di Music Innovation Hub, società internazionale che promuove l’innovazione nell’industria della musica. L’altra è Ergo Research, società di ricerca demoscopica specializzata nei consumi culturali.
Da esse è emerso che i consumatori di musica dal vivo preferiscono piccoli eventi all’aria aperta, integrati con il live streaming. In particolare, il 74% del campione composto da frequentatori di concerti e club milanesi afferma di aver apprezzato gli eventi in streaming durante il lockdown. Però, solo il 25% di essi è disposto ad accettare che i concerti siano sempre e solo in streaming anche dopo le restrizioni.
Da quello che emerge sembra che i consumatori italiani di musica live preferiscano i concerti dal vivo. Invece, la visione in streaming è vista come un momento di passaggio fino a quando l’emergenza non sia terminata. Anche perché è impossibile sostituire un concerto dal vivo con uno visto da uno schermo. È pur vero che quando si tratta del proprio artista preferito, si è disposti a vederlo ovunque, che sia dal vivo o su una piattaforma digitale. Ma nulla eguaglia i brividi e l’emozione di averlo di fronte ai propri occhi. Oltre al fatto che non tutte le persone sono dotate di buone connessioni e strumenti tecnici adeguati.

Dal sito “Live Nation” emergono alcune ipotesi di organizzazione e gestione degli eventi che potrebbero favorire la sicurezza degli stessi. Per esempio:

  • maggiore fruizione degli spazi aperti;
  • dilatazione delle serate degli eventi con numero di ingressi ridotti per singola serata;
  • capienze diversificate a seconda dello spazio chiuso/aperto (persone per metro quadro) e delimitazione dei movimenti;
  • certificazione o app che attesti vaccinazioni o un tampone eseguito 72h ore prima;
  • promozione di eventi con artisti locali per ridurre gli spostamenti nazionali e internazionali sia degli artisti che del pubblico;
  • ampliamento degli orari di apertura;
  • eventi sparsi e itineranti sul territorio cittadino (microclubbing diffuso, eventi drive in…);
  • integrazione delle recenti sperimentazioni streaming;

E ancora più nello specifico, una stretta regolamentazione all’interno degli spazi:

  • mantenimento del distanziamento interpersonale, anche tra gli artisti;
  • misurazione della temperatura corporea agli spettatori, agli artisti, alle maestranze e a ogni altro lavoratore nel luogo dove si tiene lo spettacolo, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C;
  • utilizzo obbligatorio di mascherine per gli spettatori;
  • utilizzo di idonei dispositivi di protezione individuale da parte dei lavoratori che operano in spazi condivisi e/o a contatto con il pubblico;
  • garanzia di adeguata periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti chiusi e dei servizi igienici;
  • adeguata aerazione naturale, ricambio d’aria e rispetto delle raccomandazioni concernenti sistemi di ventilazione e di condizionamento;
  • ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani. In particolare, detti sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento;
  • divieto del consumo di cibo e bevande e della vendita al dettaglio di bevande e generi alimentari in occasione degli eventi e durante lo svolgimento degli spettacoli;
  • utilizzo della segnaletica per far rispettare la distanza fisica di almeno 1 metro anche presso le biglietterie e gli sportelli informativi, nonché all’esterno dei luoghi dove svolgono gli spettacoli;
  • regolamentazione dell’utilizzo dei servizi igienici in maniera tale da prevedere sempre il distanziamento sociale nell’accesso;
  • limitazione dell’utilizzo di pagamenti in contanti, ove possibile;
  • vendita dei biglietti e controllo dell’accesso, ove possibile, con modalità telematiche, anche al fine di evitare aggregazioni presso le biglietterie e gli spazi di accesso alle strutture;
  • comunicazione agli utenti, anche tramite l’utilizzo di video, delle misure di sicurezza e di prevenzione del rischio da seguire nei luoghi dove si svolge lo spettacolo.

Per alcuni locali notturni di Torino, sarà davvero difficile seguire le norme sopracitate, a causa degli spazi limitati e talvolta sotterranei.
Sarebbe importante individuare nuove aree cittadine dove poter far confluire la movida e gli eventi.
In conclusione, le prospettive future sono ancora molto confuse.
Il Servizio PIN intende proseguire la propria attività, anche grazie a un confronto sempre più stretto con gli amministratori locali, i gestori dei clubs e gli organizzatori degli eventi.
Cambiando i contesti e gli eventi cambieranno anche i consumi? Anche questa è un’ipotesi plausibile, che ci sfida nel conoscere il futuro che verrà.

Bibliografia e sitografia

  • Giglio A., Borazzo S., Scarafiotti M., Frossi M., Uno sguardo sul popolo della movida torinese. Consumi di alcol e percezioni dei rischi correlati tra i frequentatori dei luoghi del divertimento notturno di Torino, “Dal Fare al Dire”, n. 3 del 2018.
  • Bellini A., Scarafiotti M., Lessico del lavoro di strada, “Animazione Sociale”, n. 3 del 2019
  • Movida, consumi giovanili, interventi. Ricerca realizzata nell’ambito del Piano Locale delle Dipendenze 2018, A.S.L. Città di Torino del Dipartimento ex ASL TO2 – SC Dipendenze Nord. Referente del Progetto Giovani: Luigi Arcieri. Ricerca realizzata da Eclectica, Istituto di ricerca e formazione, Torino. Gruppo di lavoro dell’ASL: L. Arcieri, J. Acquaro, A. Bellini, S. Borazzo, E. Bugané, R. Giulio, S. Letizia, M. Scarafiotti, D. Seminara. Coordinamento della ricerca: F. Beccaria e S. Rolando.
  • Portis L.. Tra rischio e salute. Etnografia delle pratiche di promozione della salute e prevenzione dei rischi degli operatori socio-sanitari a scuola, Tesi di Dottorato di ricerca in Scienze Psicologiche, Antropologiche e dell’Educazione, AA.AA. 2012/2015, Università degli Studi di Torino.
  • Capello C., Semi G., Un profilo etnografico, Meltemi 2018.
  • Crisafulli F., Il rischio Covid per gli educatori professionali, 2020 in quotidianosanita.it

 

L’équipe del Servizio PIN, del Dipartimento Dipendenze Asl Città di Torino, è composta da: Simona Borazzo, Carlotta Montaldo, Margherita Scarafiotti, Luca Stenico, Giuseppe Vernero, con Rosanna Giulio, responsabile dell’Area Bassa Soglia.

 

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