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“Io resto a casa ma faccio memoria” – Ragazzi messi alla prova anche dal coronavirus

LIberadi Caterina Marsala |

Oggi è il 18 marzo… Saremmo dovuti partire per Palermo…
Non dirmi niente… Ho un nervoso… Il campo di Libera, le bandiere, i familiari delle vittime di mafia…
Chissà se riusciremo a riandarci a Palermo…
Ci riusciremo… è solo rimandato… Ma intanto per il 21 marzo cosa facciamo?
Siamo chiusi in casa… Non possiamo vederci…
Io non so quanto resisto…

Sono frasi sparse nel gruppo whatsapp dei ragazzi del progetto Anemmu.

Ragazzi in “messa alla prova”, con un procedimento penale sospeso, in attesa che il loro percorso educativo venga valutato dal Giudice come positivo e indicativo di un cambiamento nello stile di vita.
Ragazzi che fanno il loro percorso di giustizia riparativa con l’Associazione Libera, occupandosi dei temi della cittadinanza attiva e responsabile, dell’educazione alla legalità e del contrasto alle mafie.
Ragazzi che da mesi si preparavano per il campo del 21 marzo. Quest’anno XXV anniversario di Libera, i ragazzi sarebbero dovuti andare a Palermo, insieme ai familiari delle vittime di mafia e con tutti i volontari… Lì dove tutto è iniziato…
E invece no… Questa storia del coronavirus ha bloccato tutto. Ha bloccato il loro sogno di questo viaggio di riscatto… questo campo in cui si mettevano davvero alla prova.

Il gruppo WhatsApp, unico strumento per restare in contatto, dopo i divieti di vedersi per le consuete riunioni settimanali del martedì, è un fermento di messaggi. Alcuni di sfogo, altri di paura e di ansia, altri di fiducia, di invito a resistere, a vedere positivo…
Ragazzi siamo tutti in messa alla prova, nessuno escluso! Volontari, operatori, ragazzi… Questa emergenza ci ha messi tutti sullo stesso piano, tutti nella stessa situazione e solo insieme possiamo uscirne…
È una brutta storia… mette ansia però!
È tutto fermo… io ho visto negozi perdere soldi, studenti perdere tempo e le persone non lavorare, non si muove più nulla… e tutto questo mi fa arrabbiare.

Poi in questi giorni uno dei ragazzi non sta bene… Sul gruppo Whatsapp scrive di avere la febbre da una settimana e di non riuscire a contattare il medico di famiglia che sembra sparito nel nulla.
Ho paura di andare a dormire…mi sveglio sempre con la febbre a 39.5.
Non mi fanno il tampone perché sono giovane… a mia mamma lo hanno fatto perché è anziana, ma non sappiamo ancora nulla.
Il gruppo Wathsapp si stringe attorno a lui… si fa caldo e protettivo…
Forza dai… non ti abbattere, vedrai che andrà tutto bene…
Stai tranquillo anche io sono isolato, perché sono stato in contatto con un gruppo di persone dove c’erano positivi.
Lo ricoverano in ospedale. Sta tre giorni in barella nel corridoio del pronto soccorso.
Questo non ferma il gruppo che animatamente lo sostiene e lo tiene impegnato. Facciamo anche la prima video chiamata di gruppo e lo vediamo per pochi minuti in barella con la mascherina verde che ci fa “ok” con il pollice verso l’alto.
Ragazzi sono i momenti più duri… Ma vedrete che ne usciamo.
Vi adoro. Siete come una famiglia per me. Se stiamo insieme ce la faremo a superare il peggio…
Il tampone è negativo… Solo una brutta polmonite…si ritorna a casa.
Prendiamo tutti fiato e guardiamo un pochino avanti. 

È il 19 marzo allora cosa facciamo? facciamo qualcosa o no…?
Leggiamo i nomi delle vittime di mafia come se fossimo a Palermo… Ognuno nella sua casa può leggere alcuni nomi. Poi montiamo un video e lo mandiamo ai familiari… Saranno contenti di sapere che li abbiamo pensati anche a distanza…
Sì dai è una bella idea…allora forza a lavoro!

Così…

Dario davanti il pc della sua cameretta legge…
Manuela nel suo giardino legge…
Alessio con la sua maglietta del campo di Estate Liberi… legge…
Fabio con la sua solita aria seriosa legge…
Irene con alle spalle la bandiera di Libera, legge…
Enrico nel suo giardino appoggiato al muretto, legge…
Francesca sul balcone della sua casa legge…
Marta con la sua bella maglietta di Libera legge…
Maya dietro alla lista di nomi che le coprono il viso, lasciando intravedere solo gli occhi, legge…
… Giorgio Verdura, Mauro Rostagno, Emanuela Loi, Rita Atria, Graziella Campagna, Andrea Orlando, Ilaria Alpi, Francesca Morvillo, Placido Rizzotto, Agostino D’Alessandro…
E i nomi delle vittime di mafia si intrecciano con le note di un piano che accompagna la lettura in suono magnifico. Gli sguardi dei ragazzi si sciolgono e si confondono con quelli dei volontari e degli operatori e diventano uno sguardo unico che punta dritto avanti…

“Io resto a casa ma faccio memoria” … questo scrivono in piccoli fogli A4 che mostrano al cellulare che li riprende.
Il video è montato nella notte…
Il 21 marzo lo carichiamo su youtube e lo condividiamo con gli amici, familiari delle vittime di mafia che in questi anni abbiamo incontrato, i referenti di Libera…
È emozionante, è intenso e pieno di forza.
I ragazzi sono fieri. Fieri di non essersi fermati, fieri di aver fatto insieme, fieri di essere un “NOI”, di essere un gruppo.
Gruppo virtuale o reale, che importa.
Le relazioni vere e autentiche non hanno bisogno di trovare una cornice predefinita, piuttosto di uno spazio che qualcuno alimenta e rende possibile.

Caterina Marsala, assistente sociale, volontaria di Libera Genova, da anni segue il percorso di giustizia riparativa Anemmu.

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