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Essere ponte in questo tempo sospeso – Il lavoro educativo con gli adulti

fabio-consoli1-500x500di Roberta Di Martino |

Il lavoro educativo con gli adulti sembra quasi una contraddizione in termini e invece è un’esperienza piena e sorprendente. Ma in questi giorni, in queste ore, ancora più complessa.

I servizi di cui sono responsabile sono servizi educativi che fanno della gestione del conflitto e del setting più tipico della mediazione lo strumento principale. Hanno come obiettivi macro il reperimento di soluzioni abitative alternative (post sfratto) e inserimenti socio/lavorativi di adulti fragili.

Vista l’emergenza, i colloqui sono stati sospesi, anche perché non è possibile cercare casa, cercare lavoro. Ma il lavoro educativo esiste solo se i nostri sguardi si incrociano? Può avvenire solo se stiamo l’uno accanto all’altro?

Ciò che è necessario in questo momento è esserci. Ancora più di prima dobbiamo abitare quello spazio che si fa strada tra la persona e il servizio territoriale.

Il nostro consueto essere ponte diventa oggi anche un necessario essere ponte.

Ed è così che i nostri sguardi si incrociano anche nella distanza: quando lasciamo spazio alla preoccupazione per l’altro nonostante non ci possa essere vicinanza fisica. Non è meglio o peggio, se l’altro lo incontriamo solo virtualmente è differente.

Così cominciano giorni in cui la differenza diventa laboratorio di Cura.

Come in mediazione le contrapposizioni lasciano il posto a cooperazione e creatività, così gli educatori danno corpo a un lavoro prezioso. Giusto un po’ di smarrimento e si parte! Prende avvio un modo inedito di stare accanto e di esserci. Telefonate, video chiamate a due, a tre in gruppo.

È così che Fabio insieme all’educatrice approfitta di questo tempo sospeso per riattraversare la propria storia lavorativa, che è poi la propria storia di vita, facendo il c.v. a quattro mani poste lontane fisicamente, ma vicine nello sforzo emotivo.

E che Sara insieme dell’educatore, non potendo cercare casa, perché #iorestoacasa, ha l’occasione di esplorare i significati più profondi dell’attraversare una procedura di sfratto.

E ancora … Mario che ha mosso i suoi primi passi virtuali proprio in questa occasione, titubante prima ed emozionato poi, mi dice: “Non so bene cos’è questa cosa qui del vederci con il telefono, non ho capito molto come funziona, ma… ti sento vicino e mi piace!”.

Roberta Di Martino è responsabile dell’area mediazione della cooperativa Lindbergh di La Spezia.

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