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“Esserci” con gli anziani fragili dopo la chiusura del centro diurno


coperta-piastrelle-uncinetto-di Alessia Fedeli | 

Buongiorno, vorremmo cogliere la bella proposta di Animazione Sociale per raccontare il Centro diurno per anziani fragili “Elianto” gestito dalla cooperativa sociale Iskra. Elianto è un servizio dei Comuni di Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova in provincia di Roma.

La definizione di “anziano fragile” è certo precisa in questo particolare momento storico, ma anche obsoleta visto che ci troviamo tutti in una situazione di fragilità. La fragilità è la condizione che oggi ci accomuna.

Come servizio, nato nel 2006 grazie ai fondi regionali per i Piani di Zona, ci siamo occupati di essere un servizio per i territori, avendo come vertice di osservazione gli anziani e le loro famiglie. La metodologia che abbiamo costruito nel tempo vede il centro come una cellula in stretta connessione con tutto ciò che la circonda, quindi aperta, osmotica: si entra e si esce.

Attualmente il servizio ha sospeso la sua attività aggregativa, ma sta fornendo un servizio di assistenza telefonica, offrendo sostegno psicologico alle persone anziane del centro e non. Ci siamo resi conto infatti dell’importanza di esserci, soprattutto in una situazione in cui la possibilità di contatto è venuta meno.

Elianto ha sempre utilizzato il gruppo come veicolo di un cambiamento nelle persone; per gli anziani di Elianto perdere la dimensione del gruppo è un duro colpo. Tuttavia sentirli tutti i giorni, proporre loro piccole attività da fare, sembra essere di grande beneficio.

Un esempio di attività che abbiamo proposto è fare insieme una coperta patchwork. La metafora del lavoro proposto è che, seppur separati (e ogni quadrato della coperta lo è), quando saremo di nuovo insieme sarà possibile cucire insieme tutte le parti e creare un oggetto, la coperta appunto, come simbolo di questo periodo trascorso.

Abbiamo lanciato anche una campagna su Facebook #EliantorEsiste dove tutti possono farsi fotografare con un girasole disegnato e postarlo sulla bacheca del Centro diurno.

In questo periodo è davvero importante poter usare i pensieri e le emozioni per rimanere saldi con noi stessi e nei legami.

 Il gruppo è da sempre la forza del centro diurno. È il dispositivo fondamentale che ci permette di transitare dall’io al noi, transitare dal passato al futuro.

Le persone che si sono man mano iscritte al centro non avevano quasi nessuna esperienza di contesti gruppali strutturati e stare in un gruppo non è un’esperienza semplice; il confronto è continuo e immediato, coinvolge molte persone ognuna con le proprie storie e particolarità. Il confronto tra somiglianze e differenze ci permette sia di conoscere l’altro ma anche parti di noi stessi, che scritto così sembra una cosa bella e fattibile ma non sempre lo è.

C’è infatti un vecchio detto che sottolinea come ogni testa sia un tribunale e la capacità di confrontarsi e regolarsi nelle relazioni con gli altri non può essere immediata; c’è bisogno di tempo e di competenza nell’accompagnare gli eventi complessi che accadono. Quando nel gruppo qualcuno porta un’emozione, veicola un sentimento che riguarda tutti: c’è chi riesce ad accoglierla empaticamente e c’è chi invece si tira indietro, ma tutti siamo coinvolti.

Tutti i setting nel centro sono gruppali, dal trasporto alla colazione, dai laboratori fino al “gruppo istituzionale”, che ha il compito di discutere di quello che succede al centro, sia in termini di accadimenti che di emozioni. Si cerca cioè di portare le persone a parlare di un tempo presente, in cui si possono fare scelte nuove e dare significati diversi a eventi passati.

Noi infatti incontriamo persone che vivono nel passato, ma nel passato c’è solo ripetizione. Sentire la durata è il prerequisito che garantisce di vivere nel tempo come un processo non frazionato ma continuo, lungo il quale passato e presente si compenetrano facendo leva sulla presenza di un Io che dura. Stiamo nel presente, attraverso attività, cose da fare insieme, relazioni cariche di legami e anche conflitti. Siamo certi, infatti, che il cambiamento non avvenga nelle teste, ma nella realtà ed è questa la differenza tra lo stare a casa, ognuno per conto suo, e la possibilità di stare insieme: si sta nel qui ed ora, nel tempo presente.

In questi giorni il gruppo non può ritrovarsi per via dei rischi del contagio. Ma la forza dei legami che si è sviluppata in quel quotidiano ritrovarsi è ciò che sta dando agli anziani il coraggio per affrontare con noi questa difficile situazione.

Alessia Fedeli è psicologa e psicoanalista della relazione, responsabile del Centro diurno anziani fragili “Elianto” della cooperativa sociale Iskra a Roma.

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