1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Se nella salute mentale i precari equilibri poggiano sui ritmi del quotidiano

_

Se nella salute mentale i precari equilibri poggiano sui ritmi del quotidiano

ragazza-con-rametti-empatia-e1505421787516di Giulia Carnino | 

“Giulia, ma in questo periodo in cui bisogna stare ad almeno un metro di distanza, le persone come fanno a fare l’amore?”.

Voi come rispondereste a un paziente psichiatrico, che vi rivolge questa domanda?

Sono Giulia, psicologa e specializzanda psicoterapeuta, operatrice presso quattro strutture psichiatriche a Torino.

In queste ultime settimane, in ognuna di queste quattro strutture, le regole preventive imposte dall’esterno stanno repentinamente cambiando le abitudini e i ritmi all’interno.

Ciò che prima faceva parte della quotidianità intrinseca a pazienti e operatori, ora è messo in discussione, è da rimaneggiare, è da ricalibrare è da ri-elaborare.

Il mondo della psichiatria insegna che il sottile e precario equilibrio che a fatica si co-costruisce, ancora una volta tra operatori e pazienti, poggia delicatamente sui ritmi del quotidiano che, armoniosamente o quasi, scandiscono le giornate dotandole di una cadenza ben sostenibile ed efficace, quanto rassicurante.

Quando il ritmo è da cambiare, e il motivo è legato a una tangibile emergenza, la fatica è tanta. Faticano prima di tutto i pazienti, faticano subito dopo gli operatori. Tutti quanti, nessuno escluso.

La maggior parte dei pazienti avrebbe voglia di uscire, ognuno con i suoi più validi e autentici bisogni: chi vorrebbe andare in chiesa a pregare, chi vorrebbe prendere quel solito caffè a quel solito bar, chi per prendere parte alle abituali attività fuori dalla struttura, chi per fare una passeggiata all’aria aperta, chi vorrebbe semplicemente uscire, punto e basta.

Ciò che è stato fatto, in ognuna delle strutture, in ognuna delle quattro case, è stato spiegare loro, quanto più chiaramente e fermamente, ciò che sta accadendo, ciò che sta cambiando, ciò che ci viene chiesto per collaborare e conservare la salute non più del singolo o di pochi, ma di tutti.

È difficile per noi rispettare tali limiti, figuriamoci per i pazienti, che proprio di quelle abitudini ad oggi sospese vivevano fino a ieri.

Condividono con noi, con le parole, o ce lo raccontano più tacitamente con il corpo, paura, angoscia, impotenza, frustrazione e una profonda insofferenza.

Quelle stesse sensazioni che pervadono e perturbano i pazienti, sono le stesse che pervadono e perturbano anche noi operatori. Costretti a guanti e mascherine, costretti a procedure di igienizzazione costanti, costretti a tenere una minima quanto sufficiente distanza da loro, costretti a essere i supervisori di quelle stesse regole, che prima ancora stanno strette a noi.

Quando si condividono le medesime emozioni, si riduce la distanza tra gli esseri umani. Ed ecco allora che si riduce la distanza tra operatore e paziente. E anche se la distanza fisica è di almeno un metro, quella emotiva lo è sicuramente molto meno.

Non possiamo far finta di nulla. La vicinanza nei momenti di crisi, di sofferenza, di incertezza è una base sicura. Rassicura, fa sperare ancora.

Si parla allora di vicinanza tra operatori e pazienti, tra un operatore e un altro al cambio turno, all’interno dell’équipe, tra équipe e coordinamento.

Quante volte, di fronte all’insofferenza condivisami da un paziente, ho risposto “dobbiamo fare squadra, perché insieme ce la faremo”. Insieme, inteso noi e loro, senza differenza alcuna. Vicinanza è empatia, è accoglienza, è attenzione e ascolto. Che può sembrare banale, ma per i nostri pazienti non lo è affatto. Ce lo insegnano le loro storie di vita.

Così come questo virus, tanto aggressivo, ci sta insegnando che non c’è nulla di scontato, nemmeno nelle più semplici abitudini del quotidiano. Quelle che fino a ieri non avremmo mai, neanche lontanamente, pensato di dover cambiare. Qualcosa da questo periodo sicuramente impareremo, e forse è ben chiaro fin da ora che: ciò che pare banale, poi banale non lo è affatto.

Giulia Carnino è psicologa e specializzanda psicoterapeuta, operatrice presso quattro strutture psichiatriche a Torino.

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>