1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Per educatori tuttofare questo è il tempo per pensare

_

Per educatori tuttofare questo è il tempo per pensare

dandelion-1622100_1920di Chiara Malpangotti | 

Ognuno di noi È tante cose, ognuno di noi FA tante cose… questa mi sembra un’importante considerazione per iniziare.

In questo periodo ho tempo per pensare, o meglio mi concedo questo tempo.

Questo tempo mi ha fatto comprendere alcune cose, una di queste è che “se è scritto rimane nel tempo”. Una verità vecchia come il mondo, ma a cui spesso non diamo il giusto peso. Ci sono categorie professionali che hanno fatto della scrittura un punto cardine, ma la mia NO.

Penso a questo da molto tempo, ma poi ho continuato a lavorare per essere una BUONA educatrice sanitaria. Ora però è giunto il momento di lasciare tracce che diano DIGNITÀ e VALORE a tutto quello che facciamo.

Non si parla spesso degli educatori e quando si parla di noi si ha un’idea molto confusa. Il motivo è che FACCIAMO E SIAMO TANTE COSE.

Siamo davvero dei tuttofare, ma dietro quel “fare tutto” ci sono anni di studio, tirocini in posti strani, incontri significativi per rendere tutto PROFESSIONALE o meglio CON UN SIGNIFICATO. Dietro ogni gesto c’è un PENSIERO EDUCATIVO.

Ho lavorato in una comunità minori riabilitativa, in questi giorni ripenso spesso a quando ho iniziato questo lavoro, a chi mi ha aiutato a capire come lavorare bene e con cuore. Ripenso a quel periodo e quanto in quei luoghi l’educatore sia davvero un tuttofare.

Ecco allora COSA FA e COSA È un educatore: un sognatore di professione, una donna e un uomo che non si ferma di fronte al primo no, colui che asciuga lacrime e ha mal di pancia dalle risate, un cuoco e un idraulico, un creativo con pochi mezzi, colui che cerca di costruire con quello che si rompe per dargli dignità, che festeggia il Natale e la Pasqua lontano da casa ma con il sorriso perché, come mi piace ricordare, “un sorriso fa fare il doppio della strada di un brontolio”.

Tutte queste cose, e molte altre, vengono fatte tutti i giorni con mille fatiche. Fare questo lavoro, come ricorda un mio amico che mi ha insegnato tante cose, significa “lavorare in un posto senza saracinesca”. Quindi non si chiude mai. Ecco perché credo sia davvero importante, ora più che mai, scrivere per ricordare, prima di tutto a chi fa questo lavoro, che facciamo qualcosa di davvero importante. Cercando di dare dignità a tutti, a piccoli gesti, ai successi che sembrano impercettibili.

Quando lavoravo in comunità al momento delle dimissioni ero solita dire che noi (educatori) potevamo solo incrociare le dita e sperare che la vita di quel ragazzo o ragazza potesse essere meravigliosa, perché avevamo cercato di consegnargli tutti gli strumenti necessari. Incrociare le dita perché da quel momento dovevano camminare con le loro gambe e non ci sarebbe più stato nessuno che ogni tanto ti chiede “come stai?”, “tutto bene?”, e non si accontenta di un veloce “bene, grazie!”. Queste domande tanto odiate sono importanti nella vita (di tutti), permettono di essere VISTI e ASCOLTATI, concetti da non dare per scontati.

Ancora oggi quando mi capita di sentire o vedere alcuni di quei ragazzi vengo presa in giro per il mio incrociare le dita e augurare una vita meravigliosa, perché credo che bisogna saper essere e saper dare regole, paletti che permettono di dare sicurezza ma poi anche sedersi e con calma dare un abbraccio perché in questo modo si CRESCE a livello professionale e umano.

Bisogna avere una certezza, quella che non esiste una sola soluzione ma molteplici, e bisogna sempre ricercarle attraverso il lavoro di équipe. Ecco un’altra importante cosa che definisce un educatore, che definisce il suo modo di ESSERE e di FARE.

Essere educatore significa crescere nel CONFRONTO CON ALTRE PERSONE, con percorsi diversi, sensibilità diverse, età diverse avendo un obiettivo comune: le persone che ci vengono affidate.

È fondamentale non dimenticarsi di questo quando le difficoltà si fanno reali e importanti. L’équipe sono persone che lavorano a stretto contatto, dove le competenze di ognuno devono diventare FORZA e non PESO. Bisogna riuscire a diventare MONGOLFIERA che sale lentamente e pian piano osserva e capisce cosa fare.

Ci sono periodi in cui è difficile fare tutto questo. Ora è uno di quei periodi in cui si arriva a casa più stanchi e sembra di non staccare mai, ma sento forte un sentimento di orgoglio per me e i miei colleghi (non solo del mio luogo di lavoro, ma per tutti gli educatori e operatori sociali) che in questo tempo stiamo riuscendo a lavorare bene insieme, in modo propositivo.

Ho bisogno di questi pensieri per ritrovare le energie necessarie e non cadere nella psicosi e nell’ipocondria. Sorrido e mi prendo la bellezza di questo tempo lento a cui forse non siamo più abituati.

L’educatrice È tante cose, l’educatrice FA tante cose INSIEME ad altri… questa mi sembra un’importante considerazione per concludere.

Chiara Malpangotti è educatrice professionale al centro diurno della cooperativa sociale “Il riccio” in provincia di Torino.

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>