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Diario di un’epidemia

Saluti-Coronavirus-633x360degli studenti della Scuola Popolare | 

Cari lettori, siamo i ragazzi della Scuola Popolare.

Come tutti stiamo subendo questa situazione strana e improvvisa, che ci è piombata addosso a causa di un virus sconosciuto e imprevedibile. Noi che siamo abituati a stare in mezzo alla gente, ora osserviamo strade quasi completamente deserte. Alcuni di noi sono più preoccupati, altri meno, ma ci sentiamo comunque tutti sulla stessa barca. Per questo motivo vogliamo cercare di trovare un modo per stare uniti, proprio ora che ci sembra di essere così distanti. Abbiamo anche creato un gruppo WhatsApp con i nostri educatori, per condividere quello che viviamo e tenerci in contatto ogni giorno. Questi sono alcuni dei nostri pensieri:

“Introduzione. Da quello che abbiamo letto sui giornali, il Coronavirus si è sparso in tutto il mondo ad una grande velocità ed è arrivato presto in Italia. Il nome Coronavirus l’hanno scelto per via delle cellule, che sono a forma di corona. In Lombardia fino ad ora ci sono più di diecimila casi, e tutte le città sono in quarantena. Non si può uscire con gli amici, né andare a trovare i parenti. Si può uscire solo per motivi validi, per esempio per lavoro o andare a fare la spesa”. Cristian e Moaz

“Oggi sono uscito in centro a Monza e ho trovato poche, ma poche poche persone. Nelle stazioni la polizia ferma chi vuole andare da Monza a qualche altra città. Dicono “o mi dai il documento del lavoro o non parti”. Ho visto proprio questo succedere davanti ai miei occhi. Ho provato ad andare a Milano Porta Garibaldi, però la polizia mi ha fermato e mi fa “dove vai?”, e io “a Milano Porta Garibaldi”. La polizia “perché vai là?”, io “vado a salutare un mio amico”. La polizia “no, non puoi. E per piacere devi andare a casa”. Dopo sono tornato in centro e altri poliziotti sono arrivati da me e dai miei amici dicendo “per favore, un metro di distanza tra voi”, e noi “va bene”. Poi hanno detto “quando andate a casa salutatevi con i gomiti”. Noi abbiamo iniziato a guardarci tra di noi: non pensavamo che una cosa come il Coronavirus potesse fare tutto questo. Io sono dispiaciuto per l’Italia”. Momo

“Sono Reginella, e voglio parlare un po’ di questo virus che si sta diffondendo per il mondo. Allora, per me è un’influenza abbastanza normale e non uccide tutte le persone, ma soltanto quelle con delle patologie, quindi io e la mia famiglia per ora stiamo tranquilli. Secondo me devono comunque chiudere tutti i voli da subito. Non darei tanto allarmismo alle persone, però è giusto prendere precauzioni, ad esempio mettere sempre la mascherina”. Reginella

“Ormai il paese è diventato zona rossa e nessuno può entrare né uscire dall’Italia. Sono molto preoccupato, non per me, ma per la mia famiglia. Io sono in montagna con un mio amico finché questa storia non finisce, per rimanere al sicuro. Ma la mia famiglia è a Monza, dove ci sono almeno 12 casi confermati di Coronavirus. La situazione negli ospedali è critica. I malati devono fare posto alle persone con il virus. Fuori non c’è più nessuno, tutti hanno paura di uscire: parchi, strade, posti pubblici, tutti vuoti. Sono molto preoccupato per il nostro futuro”. Riccardo

“Le mie giornate vanno bene. Come tutte le giornate va bene anche se sto a casa, anche se non posso andare a scuola perché ci sono questi problemi. Però fa niente, sono contento lo stesso perché sto a casa, così ho tempo per studiare e sarò pronto per fare l’esame. A scuola mi aiutano di più ma sono contento comunque. Anche se non esco di casa posso fare quello che voglio, studiare e chiamare i miei amici. A casa mi sento molto molto bene”. Abdel

“Un messaggio per gli stranieri che come me vivono in Italia: siete arrivati qua con l’idea di vivere meglio, e ora vi lamentate per farvi rimandare nel vostro paese, ma sappiamo che l’Italia passa una situazione difficile. Tornate pure tutti nel vostro paese, ma se volete veramente vivere meglio dovete aiutare lo Stato in cui vivete, non abbandonarlo. Questa cosa fa capire anche agli italiani che la differenza tra noi non esiste, perché il Coronavirus non ha scelto di colpire solo l’Italia, ma tutti. Da soli è impossibile superare il problema, tutti insieme ce la possiamo fare. UNA MANO AIUTA L’ALTRA”. Hossam

I testi sono stati raccolti da Federico Mariani e Carlo D’Adda, educatori con i ragazzi che frequentano la Scuola Popolare, un progetto contro la dispersione scolastica, dell’Associazione Antonia Vita a Carrobiolo (Monza)

 

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