1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Neanche il coronavirus può fermare l’adolescenza – Da una casa famiglia

_

Neanche il coronavirus può fermare l’adolescenza – Da una casa famiglia

72a4da9d-e7aa-49dc-9595-fe7f1e9b814bEquipe della comunità minori San Martino | 

Viviamo tempi in cui la vita, come ha scritto il collettivo di scrittori Wu Ming, pare “ridotta quasi interamente alla sopravvivenza del corpo, a scapito di ogni altra dimensione”.
La retorica dominante dell’ultimo mese e mezzo, al di là delle ragioni e delle esigenze sanitarie, gravita inevitabilmente attorno a un campo semantico a dir poco sinistro.
Un gruppo di ricercatori statunitensi, ad esempio, ha annunciato: “Il distanziamento sociale è qui per rimanere molto più di qualche settimana. Stravolgerà il nostro modo di vivere”.
Riflettendo sulle parole d’ordine simbolo della pandemia, la locuzione distanziamento sociale è tra le più abusate e senza dubbio tra le più temibili, soprattutto a lungo termine. La mancanza di preparazione nei confronti del Covid-19, in una società marcatamente individualista come la nostra, ha messo in luce quanto i concetti di solidarietà, comunitarismo e condivisione siano purtroppo marginali, periferici, se non addirittura peregrini nella sfera politica e sociale.
In questo quadro si rivelano quanto mai cupe le parole del sociologo Bauman, secondo il quale l’attuale generazione è, “come nessun’altra”, afflitta “da sensazioni di insicurezza e di impotenza”, vittima di rapporti sociali che “cessano di essere àmbiti di certezza, tranquillità e benessere spirituale, per diventare una fonte prolifica di ansie”.
Ciò detto, e non solo perché esse minano ancor più le istanze di cooperazione tra gli individui, le misure di distanziamento sociale non possono non aggravare questa situazione e non amplificare gli effetti psicologici negativi sulle persone (angoscia, frustrazione, stress). Oggi più che mai, dunque, emerge chiaramente la necessità di rinsaldare e rinnovare i contatti e le interazioni interpersonali. La relazione con l’altro è infatti elemento imprescindibile per comprendere noi stessi, ma anche per conoscere coloro che vivono intorno a noi e trarne benessere psicologico e sociale. Basti pensare al contesto scolastico, dove si sperimentano relazioni e autonomia, cimentandosi nell’apprendere e, in definitiva, nel comunicare con il mondo esterno.

La sospensione coatta di ogni attività, dalla scuola alle uscite pomeridiane, dalle attività sportive agli incontri con i familiari, ha sicuramente arrecato un grave danno agli adolescenti della nostra struttura. Una cesura improvvisa e imprevedibile della routine giornaliera e del percorso di vita intrapreso da mesi, per alcuni, da anni, per altri.
Non è stato facile (e non lo è tuttora…) far comprendere a chi in vita sua non l’ha mai vissuto, nemmeno sfiorato, che quel primo amore onesto e incapace di nuocere trovato più di un anno fa dovrà aspettare ancora settimane fuori dal cancello. Non è stato piacevole scorgere delusione e rassegnazione sul volto di chi ha accettato di dover rinunciare allo sport, che per lungo tempo ha rappresentato la sola valvola di sfogo per le proprie emozioni, l’unico rifugio sicuro rispetto a una vita di incertezze, vergogne e turbamenti.
Mi manca la scuola”. In questo strano tempo nella comunità San Martino capita di sentire frasi del genere. Ma non è poi così strano. Manca la quotidianità. Mancano i contatti umani e tutto ciò che fino a poco tempo fa era normale. Ma neanche il coronavirus può fermare l’adolescenza. E così anche se in maniera diversa tutto prosegue. Si chatta, si fanno dirette sui social, si litiga con i fidanzatini, si fa pace e si litiga di nuovo.
La didattica a distanza, altro elemento controverso di questa fase emergenziale, non può sostituirsi “all’andare a scuola”. Non solo perché altrimenti si corre l’imperdonabile rischio di consegnare i più deboli e i meno attrezzati all’emarginazione sociale e culturale, ma anche di perdere la dimensione dell’apprendimento collettivo e della condivisione, finendo per lasciare gli studenti fatalmente demotivati, disinteressati e impoveriti.

Le giornate sono lunghe e il tempo da riempire è tanto in un clima generale di ansia e frustrazione. E allora la sfida per chi fa l’animatore di comunità diventa quella di trasformare questa situazione allucinante in un’opportunità. In queste lunghe settimane di isolamento e di convivenza forzata abbiamo notato come, tra alcuni ospiti della casa famiglia, si siano spontaneamente consolidati rapporti positivi e profondi di amicizia, sani e funzionali, imperniati sull’affetto sincero, il rispetto e la reciproca scoperta di affinità e interessi condivisi. Per alcuni di loro è stata la prima volta, per altri appena la seconda.
Attraverso l’organizzazione di attività strutturate e giochi, invece, altri hanno mostrato, prima di tutto a loro stessi, potenzialità e risorse che mai avrebbero pensato di possedere. Ed è così che un “non sono in grado” si è tramutato in un “ce l’ho fatta”.
Ed è così che una sera ci siamo trovati ad assistere ad una rappresentazione teatrale di Peter Pan. Restiamo, ancora una volta, sorpresi, commossi e pieni di soddisfazione per quello che i nostri ragazzi riescono a fare. E così in questo clima di ansia e profonda incertezza ripartiamo da una solida e incrollabile certezza. Questo lavoro è meraviglioso.

L’animazione educativa ha svolto e continua a svolgere un’azione primaria non solo da un punto di vista puramente ludico. Essa infatti è anche finalizzata alla crescita dell’individuo, al raggiungimento di una maggiore e più completa consapevolezza di sé, alla realizzazione di un cambiamento, all’accrescimento delle capacità di relazione e di espressività. In questo lungo periodo di isolamento fisico e sociale, il compito di un educatore diventa più difficile ma ancor più importante, perché ancora più profonda deve essere la valorizzazione della dimensione socio-educativa che caratterizza il lavoro nelle comunità come la nostra.

Anche grazie a questo i ragazzi e le ragazze di San Martino non si sono mai fermati. Hanno preso la rincorsa!

Testo a cura degli operatori della comunità per minori a dimensione familiare “San Martino”. La casa famiglia si trova a Castelfiorentino (Firenze) ed è gestita dalla cooperativa sociale “Il piccolo principe” di Empoli (Fi).

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>