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Da educatori a educandi, ecco quello che siamo diventati

respiratory-protection-4991354_1920di Michele Ricetti | 

Da professionisti dell’educazione a educandi, ecco quello che siamo tutti diventati, anche noi operatori nei vari servizi educativi/aggregativi sul territorio nazionale.

Nessuno avrebbe previsto tutto questo. Spesso nelle nostre équipe, ormai rigorosamente 2.0, ci siamo trovati a dire “be’ tre settimane fa anche noi avevamo pensato che sarebbe tutto finito presto”, invece eccoci qui a provare a inventarci, o almeno a trovare alcune soluzioni che possano aiutare e aiutarci a portare avanti il nostro ruolo e compito educativo all’interno delle nostre comunità.

Il CiAGi “Centroanch’io” (Centro di Aggregazione Giovanile) che opera sul territorio del Comune di Livigno da 30 anni (quest’anno festeggiamo l’anniversario) ha cercato di interrogarsi e di proporre qualcosa che potesse essere vicino alle persone anche restando a casa, cercando di far sentire la vicinanza a chi (grande e piccolo) prima passava al CiAGi anche solo per una chiacchierata e un caffè. Abbiamo anche noi lanciato un motto: #ciaginonmolla, che vuole racchiudere in sé il senso di quello che stiamo tutti vivendo.

Innanzitutto, abbiamo cercato, e continuiamo a farlo, di capire cosa sta “insegnando a noi” operatori questo stare a casa, perché anche noi abbiamo a casa genitori, figli, mogli e mariti, fidanzate e fidanzati, che sono toccati da questa quotidianità inedita e magari anche toccati della sofferenza e dal dolore. Ecco il nostro essere “educandi”, perché prima di tutto abbiamo il compito di capire anche noi come stiamo vivendo quello che ci circonda.

Da qui abbiamo cercato di “entrare” in punta di piedi nelle case dei nostri ragazzi e delle famiglie, condividendo con loro un pensiero, una foto, un video. Come se tutto questo ci aiutasse a non dimenticare quello che stiamo vivendo e a far sì che un domani possa davvero essere il punto di partenza della ripresa.

Stiamo di certo riscoprendo l’importanza della condivisione del lavoro di rete, il ruolo fondamentale che rivestono tutte le figure educative che a vario titolo si interrogano e cercano soluzioni/alternative per stare accanto alle persone che in questo momento sono più in difficoltà e sono più vulnerabili. Dal CiAGi all’Oratorio, dai gruppi di volontariato che con il loro prezioso aiuto sono attivi sul territorio, ai lavoratori che non ci fanno mancare il sostentamento necessario per vivere.

Ebbene sì, ci stiamo davvero tutti provando, con gli alti e bassi che non mancano mai, ma certi che quel lavoro all’apparenza silenzioso è più concreto che mai. Vicinanza fatta di una telefonata, di un messaggio, di uno “stare con l’altro” anche se non “fisicamente”, ma pur sempre con un animo di vera e sincera solidarietà.

Riconosciamocelo, questo lo stiamo di certo imparando tutti sulla nostra vita e chissà quante altre cose impareremo; rendiamoci attenti a spunti e pensieri che possano nascere per farne tesoro.

 Michele Ricetti è educatore e pedagogista del CiAGi “Centroanch’io” di Livigno e Trepalle (Sondrio) gestito dalla cooperativa sociale l’Impronta.

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