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Cronaca semiseria di un educatore alle prese con adolescenti stranieri in comunità

divertentedi Carlo, educatore rompipalle | 

In molti ci stanno chiedendo come procede il lavoro in comunità, in questi giorni.
Diciamo che abbiamo fatto un sunto.

Ore 8.30 Primo giro di sveglie in comunità. I ragazzi mattinieri abituati a fare orari assurdi sono già svegli, mentre gli altri…

Ore 8.40 Secondo giro di sveglie.

Ore 8.45 Terzo giro di sveglie, i “buongiorno” diventano “BUONGIORNO”.

Ore 8.55 Apertura finestre e imposte illuminando le stanza nonostante gli imprechi dei ragazzi.

Ore 9.00 Quarto giro di sveglie, i “BUONGIORNO” diventano “SE NON POSSO DORMIRE IO, NON POTETE DORMIRE NEANCHE VOI, SUSUSUSUSU”.

Ore 9.30 Colazione a base di latte, biscotti e sguardi assonati carichi di odio su Carlo.

Ore 10.00 Sanificazione della struttura con scope che sembrano pesare quintali e drastico calo di capacità visive dei ragazzi, che cominciano casualmente ad accorgersi degli angoli da pulire. Il ragazzo di turno a pulire il tavolo in soggiorno, si confonde e usa l’ammoniaca annacquata, regalando un deciso odore di disinfettante per tutta giornata.

Ore 10.05 I ragazzi che hanno la didattica online, e quindi esonerati dai turni pulizia, riescono comunque a fare tardi all’inizio delle lezioni perché si stavano pettinando in bagno. Anche se non attiveranno mai la webcam durante la lezione.

Ore 10.33 Ragazzo albanese entra in ufficio e si getta ai piedi di Carlo implorandolo: “Sigarette, ti prego”.

Ore 10.34 Ragazzo egiziano entra in ufficio e si getta ai piedi di Carlo implorandolo: “Ricarica del cellulare, ti prego”.

Ore 10.35 Ragazzo marocchino entra in ufficio: “Dammi merendina!”.
Carlo risponde “Primo non me lo chiedi così. Secondo stocazzo, così impari a non alzarti e saltare la colazione.”
“Ma muoio di fame così”.
“Meglio, più cibo per noi”.

Ore 11.00 Ragazzo ivoriano super religioso comincia ad intonare preghiere musulmane che andranno avanti fino all’ora di pranzo. La litania è interrotta solo quando il maliano della stanza accanto alza il volume della musica hip-hop, mentre prova mosse di breakdance, alternate a flessioni e addominali e regalando così, un deciso odore di sudore alla stanza; almeno finché non arriva Carlo a riaprire la finestra.

Ore 11.40 Carlo cerca di stampare una relazione con la stampante.
È finita la carta.
Le risme di carta vengono tenute in Amministrazione.
Tutto il personale dell’Amministrazione (1 persona) è a casa.
Niente carta.
Tutto il personale dell’Educazione (1 persona, Carlo) ride per non piangere guardando la stampante implorarlo di sfamarla.

Ore 12.30 Pranzo a debita distanza. Carlo mentre consegna la frutta dà l’ultima banana al ragazzo bengalese e il nigeriano si offende alzandosi dal tavolo e allontanandosi dalla mensa senza il permesso dell’educatore. Quest’ultimo quindi lo agguanta e lo sgrida ribaltandolo come un calzino.

Ore 13.15 Ragazzo albanese tornando su dal pranzo, passa dall’ufficio dicendogli “Sei il numero uno!”, sottintendendo di avere apprezzato la durezza della sgridata di poc’anzi. Carlo si accorge quindi che forse ha esagerato un po’.

Ore 13.30 Carlo va dal ragazzo nigeriano per parlare di ciò che è successo a pranzo. Lo trova che gioca alla Play con gli auricolari.
“Vieni in ufficio che parliamo di prima?”.
“Non posso, c’è la lezione online”.
“Ma… Stai giocando alla play”.
“Sto ascoltando con le cuffie, è lo stesso”.

Altro cazziatone.

Ore 14.05 Ragazzo albanese con la giacca sta per arrivare alla porta della comunità, ma ahimè per lui dall’ufficio si riesce a monitorarla.
Carlo: “Dove vai?”.
“Esco dalla mia ragazza”.
“Lo sai che non puoi”.
“Dai solo una volta, vado a piedi”.
“Puoi anche volare per quanto mi riguarda, ma non potete uscire. Vi abbiamo spiegato il perché”.
“Ma tanto sto attento”.
“Puoi stare attento quanto vuoi, ma magari tu passi il virus a lei, lei ai suoi genitori e vanno in ospedale. Oppure lei lo passa a te e tu contagi tutti qua in comunità e vi dobbiamo chiudere dentro e buttare la chiave”.
“Ok allora vado a fumare nel nostro giardino dentro l’istituto”.
“Ecco bravo, drogati e ricordati che dalla finestra posso vederti”.

Ore 14.15 Carlo, a cui è stato assegnato il titolo di “esperto informatico” solo perché una volta nel 2015 ha sistemato una stampante inceppata consigliando di accendere e spegnere, comincia a contattare i colleghi per cercare di organizzare l’équipe via videoconferenza.

Ore 15.07 Sullo schermo continua a esserci solo la foto profilo statica data dalla webcam disattivata del coordinatore col cane, che fissa Carlo con le sue pupille nero pece. Intanto l’educatore è al telefono con una collega e in chat whatsapp con altri due, mentre cerca di spiegare a tutti cosa devono fare per accedere a quel programma, consigliato dal marito della collega del centro diurno che sembrava tanto facile usare nella teoria, quanto complesso da applicare nella pratica.

Ore 15.15 Tutti usano Skype e si parte con l’équipe.

Ore 15.30 Arriva l’educatrice del centro diurno (che ha chiuso lasciando a casa tutte le sue educatrici) per fare qualche ora in comunità, portando i ragazzi a giocare (ovvero passarsi la palla da svariati metri di distanza) in cortile. Un’ora per convincere tutti a staccarsi dal cellulare e scendere, qualcuno comunque rimane su in camera.

Ore 17.30 Carlo becca quelli rimasti in camera giocare a calcio tra un letto e l’altro, il commento educativo sul momento non può essere che: “E allora siete stronzi però”.

Ore 18.03 Carlo sente dalla finestra del rumore. Entra nella camera a fianco “COS’E’ STO CASINO???”.
“Non siamo noi, qualcuno canta dal balcone davanti…”.
“Ah già, il flashmob. E voi perché non cantate?”.
“Ma non pos-“.
“Adesso si può. Affacciatevi e cantate. Basta che non fate le vostre canzoni trap di merda”.

Ore 19.15 Ora di cena che si conclude con pulizia approfondita di tavoli, piatti, sedie e orecchie di adolescenti che non sentono bene il “verdura invece?”.

Ore 20.30 Momento telegiornale, sulla comunità cala uno strano silenzio intervallato solo dal ragazzino più piccolo che vuole solo avere la TV per giocare a Fortnite.

Ore 21.55 Ad esattamente 5 minuti prima della fine del turno IMPROVVISAMENTE salta su un problema ENORME che richiede intervento IMMEDIATO da parte di Carlo. Quando quest’ultimo chiede perché il ragazzo non poteva farlo presente prima nella giornata la risposta è: “Eh ma prima dormivo”.

Ore 22.10 Carlo dopo il passaggio di consegne col collega esce dalla struttura dopo aver salutato tutti i ragazzi con fare drammatico.

Ore 22.16 Torna in struttura perché ha perso il foglio con l’autocertficazione e deve ristamparlo.

Ore 22.17 Si ricorda che è finita la carta.

Ore 22.19 Trova una soluzione al volo ̶s̶t̶a̶c̶c̶a̶n̶d̶o̶ ̶u̶n̶ ̶b̶r̶a̶c̶c̶i̶o̶ ̶a̶d̶ ̶u̶n̶o̶ ̶d̶e̶i̶ ̶r̶a̶g̶a̶z̶z̶i̶ ̶e̶ ̶t̶a̶t̶u̶ta̶n̶d̶o̶c̶i̶ ̶s̶o̶p̶r̶a̶ ̶l̶’̶a̶u̶t̶o̶c̶e̶r̶t̶i̶f̶i̶c̶a̶z̶i̶o̶n̶e̶ usando dei fogli di riciclo.

Passa un ragazzo che sta andando in cucina per farsi della camomilla: “Quando torni?”.

Carlo guarda l’orologio in soggiorno: “Fra meno di 10 ore. Buona notte”.

“Sei arrabbiato?”.

“Guarda sono così stanco che non riesco neanche ad arrabbiarmi”.

“Ah bene, allora mentre sei fuori mi prend-“.

“LALALALALA’ CIAO A FRA POCO”

Carlo è il personaggio che Riccardo Malaspina e Luca Renato Isa, due educatori professionali, hanno creato per narrare la quotidianità di ciò che accade nelle comunità educative che accolgono i minori stranieri non accompagnati. L’intento è condividere momenti realmente vissuti in comunità e frammenti delle storie dei ragazzi e dei loro tentativi goffi e maldestri di essere adolescenti, senza famiglia, in un Paese straniero, con un’altra lingua, ma con un educatore “rompipalle” alle calcagna: Carlo. Riccardo e Luca sono autori del libro “Il Bianco e i Neri. Educhiamoli a casa nostra”.

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