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Cooperative sociali che resistono ma fino a quando?

cooperative2di Giancarlo Rafele | 

Giovedì scorso, nel suo editoriale, il direttore del quotidiano “Il Foglio” scriveva delle persone costrette a lavorare in un momento in cui alla maggior parte della popolazione si chiede di stare a casa. Scriveva di quelle persone che devono offrire a chi sta a casa gli strumenti giusti per sentirsi protetti e sicuri. Raccontava di quella zona grigia che esiste tra chi si prende cura di noi (i medici) e chi prende decisioni per noi (i politici), raccontava di quel mondo mediano di persone indispensabili per mandare avanti la vita collettiva.

E parlava di coloro che lavorano negli ipermercati, nelle piccole botteghe, nei distributori di benzina, nelle rivendite di articoli medicali, nelle farmacie, nei servizi bancari, nel settore agricolo, nelle edicole, nelle redazioni di radio e televisioni, nel mondo della logistica…

Però, anche uno attento come lui dimenticava quella miriade di persone che ogni giorno, affidando la propria vita al destino, lavorano per prendersi cura delle persone più bisognose, per garantire che tutto rimanga uguale anche se tutto è cambiato, per tutelare il mondo delle persone più fragili, nonostante ora la fragilità sia qualcosa di palpabile, per ognuno di noi. Anche lui dimenticava quella miriade di persone invisibili che lavorano nelle retrovie, senza farsi notare, senza fare rumore, senza nessuno che li fotografa mentre si sono addormentati sfiniti su una sedia o su un tavolino precario. Precario come il loro futuro.

Sì, perché se ogni cooperativa sociale per la quale lavorano, vanta crediti per almeno mezzo milione di euro verso la Regione Calabria, se ogni cooperativa sociale per la quale lavorano deve accendere linee di credito per lo stesso importo per garantire la prosecuzione dei servizi e il pagamento dei loro stipendi, il loro futuro non può che essere precario.

Allora, quando tutto questo finirà, come scriveva il direttore del Foglio, forse sarebbe bene non dimenticare chi in questa emergenza ha fatto tutto il possibile – e anche di più – per evitare che la paura, oltre che la tristezza, potesse essere lì, pronta, come direbbe De Gregori, ad aggredirci le gambe.

Giancarlo Rafele è presidente della cooperativa sociale Kyosei di Catanzaro.

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