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Se i centri diurni chiudono come si fa?

sasha-freemind-Pv5WeEyxMWU-unsplashdi Luca Fossarello |

Serena è una ragazza di 34 anni; ha un cromosoma in più, e in certi momenti è aggressiva verso i suoi genitori sessantenni; tutti insieme abitano in un borgo non lontano dalla Toscana.

Giovanni ha circa 50 anni, epilettico, e gira sempre con un casco da ciclista; nel corso degli ultimi due anni, ha anche sviluppato comportamenti paranoici. Abita, con il fratello e la sorella, in una palazzina ai margini di Urbino.

Catia è una donna di 45 anni; ha una sindrome particolare che ostacola la sua mobilità, per cui è sulla sedia a rotelle; vive al secondo piano in una vecchia casa in mezzo alla campagna nella zona tra Acqualagna, un paesino marchigiano famoso per i tartufi, e Piobbico, dove esiste “il club dei brutti”. Abita con la madre molto anziana e molto problematica, però la sorella con la relativa famiglia abitano accanto e sono molto presenti.

Enea è un ragazzone di poco più di venti anni; presenta un disturbo dello spettro autistico di livello 3. È ovviamente molto abitudinario e ama le luci soffuse. A volte è aggressivo con se stesso e con i propri famigliari. Vive in una famiglia numerosa in un paesino marchigiano non lontano dall’Umbria.

Tutte queste persone sono anche utenti dell’UMEA (Unità multidisciplinare età adulta) di Urbino.

Il Servizio, composto da una équipe multidisciplinare, coordina la gestione dei centri diurni e residenziali per persone con disabilità, coordina con gli Ambiti territoriali i tirocini di inclusione sociale e fornisce consulenze sociosanitarie sia direttamente agli utenti che ai colleghi di altri Servizi, lavorando in rete con assistenti sociali, medici di medicina generale, psicologi, neurologi, operatori di vari Servizi, e ancora con centri diurni o residenziali.

Si può quindi configurare come un Servizio di primo e secondo livello sovrazonale.

Attualmente, nel Distretto di Urbino, che comprende anche le zone di Cagli, Urbania e Macerata Feltria, è stata disposta la chiusura dei centri diurni e la sospensione dei tirocini di inclusione sociale, il tutto per un totale di oltre 150 persone e altrettante famiglie.

Le persone/situazioni citate all’inizio, fino a qualche giorno fa, erano ospiti dei diversi centri diurni afferenti al Distretto sanitario di Urbino, centri diretti da équipe che “gestivano” bene le situazioni sopra menzionate, ma che hanno temporaneamente chiuso per l’emergenza coronavirus.

L’UMEA del Distretto di Urbino sta perciò cercando di riorganizzare il Servizio in base alla situazione venutasi a creare con il Co.Vi.D-19 e le conseguenti prescrizioni governative.

Dopo alcuni giorni di smarrimento, grazie alle direttive della dirigenza e a un confronto con i colleghi e i responsabili di diverse Unità Operative analoghe, si è passati a raccogliere i “nuovi” bisogni: le difficoltà delle famiglie con la serrata dei servizi, le difficoltà degli utenti del Servizio a essere senza una attività che li tenga occupati, il tutto per un periodo di tempo non determinabile, con tutte le ansie del caso.

Tutto questo quando molti operatori sociosanitari sono malati, e molte cooperative fanno fatica, più o meno per gli stessi motivi, a fornire i servizi. Tanti colleghi assistenti sociali però ci sono, sia in sede che in smartworking.

La risposta a tutto ciò (almeno in parte) la si sta trovando costruendo un coordinamento di rete a regia pubblica, sovrazonale.

Le azioni che l’UMEA sta intraprendendo sono di monitoraggio costante (medico e sociale) delle situazioni locali: scambio con gli assistenti sociali territoriali, che hanno il polso della situazione, le associazioni di categoria, i responsabili (e gli operatori) sempre operativi dei centri diurni chiusi e redazione di una relazione ai responsabili del Servizio, e di gestione delle emergenze.

Per “gestione delle emergenze” si intendono tutte quelle situazioni che coinvolgono le famiglie e gli utenti dei centri diurni chiusi o dei tirocini di inserimento lavorativo sospesi. Per far fronte a queste emergenze, con i vari attori della rete (medici di base, direttori di Distretto, dirigenti di Unità Complesse, responsabili di Ambito), si sta creando un sistema di interventi a più step:

  1. costituzione di una serie di numeri dedicati all’emergenza, in cui rispondono in orario di ufficio gli operatori dell’UMEA per fornire counseling psicosociale agli utenti e alle loro famiglie;
  2. se non è sufficiente, ci si raccorda con i medici di medicina generale o i medici specialistici per attività di urgenza;
  3. se non sono sufficienti le due misure precedenti, si attiverà, dietro una valutazione psicosociale congiunta con vari attori, una educativa domiciliare di emergenza, sia online che non;
  4. Se le prime tre misure non funzionano, si potrà provvedere con urgenza a un inserimento in struttura residenziale.

Questa situazione di anomia organizzativa, che ha sparigliato la rete dei Servizi dall’oggi al domani, ha anche la caratteristica della fluidità e della possibilità di “osare”, di essere creativi e flessibili. Il che non è poco. Si ha la possibilità di ripensare un Servizio, pur tra mille difficoltà.

Siamo preoccupati, come tutti, ma è proprio in questi momenti che il Pubblico deve esserci e deve esserci la collaborazione con il Privato sociale. Insieme, si riesce a far fronte alla crisi di questi giorni. Insieme ne usciremo.

Luca Fossarello è assistente sociale nel Servizio UMEA (Unità multidisciplinare età adulta) dell’Area Vasta 1 dell’Asur Marche.

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