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Come un quadro di Kandinskij – Gli adolescenti in questo tempo di attesa

vasilij-kandinskij-giallo-rosso-blu-1925di Rossana Ruggiero | 

Quando gli adolescenti si raccontano è il momento in cui il disordine dei loro pensieri acquista un colore e tutto il vociferare della famiglia, della scuola, dei media, dei social assume una forma.

All’inizio di questo tempo di grandi incertezze, malgrado i notiziari entrassero prepotentemente nelle nostre case, ogni notizia si dileguava senza trovare risposte nei loro volti; neppure l’eccezionale annuncio di chiusura delle scuole riusciva a enfatizzare la gravità della situazione del nostro Paese, ma era motivo di vacanza e svago.

Poi la comunicazione ha iniziato a uniformarsi al loro linguaggio (#iorestoacasa), la solidarietà virtuale è divenuta crescente e gli adolescenti hanno ascoltato i suoni di un’emergenza che si stava propagando. Certo, la consapevolezza ha reso tutto più chiaro, ma ha generato sconforto e paura, segnali di insofferenza o di totale resa rispetto a quel forzato “restate a casa”.

Ogni ordinaria e straordinaria attesa è stata cancellata – la scuola, le prime gite scolastiche, le attività extracurriculari, i pranzi con i compagni dopo la scuola, le prime uscite serali, le attività sportive, le feste di compleanno – senza poter conoscere il giorno in cui tutto sarebbe ritornato normale. Sette giorni sono diventati trenta e poi sessanta e poi chissà ancora quanti.

Non può comprendersi fino in fondo il loro stato d’animo, ma provare ad immaginarlo sì. Eccoli allora, in gruppo, dinanzi ad una delle maggiori opere d’arte di Kandinskij, come il “Giallo, rosso, blu”, che più che essere guardata l’autore riteneva potesse essere ascoltata perché in fondo il colore provoca due diversi effetti: un superficiale “effetto fisico” basato su sensazioni momentanee determinate dalla vista e un successivo “effetto psichico” dovuto alla vibrazione che il colore ingenera quando raggiunge l’anima.

La loro vista ha fotografato le immagini di un’Italia divisa in zone rosse e verdi, di piazze deserte, di silenzi incessanti nelle più belle strade della nazione, di luoghi di culto chiusi al pubblico; la loro anima, invece, ha interiorizzato un’Italia riunificata per sconfiggere la malattia e la morte, le lacrime di uomini spesi in questa lotta, la gratitudine verso coloro che questa lotta la stanno ancora combattendo, la solidarietà verso chiunque avesse bisogno di aiuto, il valore della musica e dell’arte, ma soprattutto l’unione nella famiglia.

I nostri giovanissimi adolescenti hanno rinunciato “a qualunque loro spazio” pagando un prezzo altissimo fisico ed emotivo per la mancanza di libertà e il distanziamento sociale; hanno contenuto le emozioni e si sono reinventati riprogrammando ogni ora della loro giornata utilizzando la didattica a distanza, i momenti di socialità virtuale con gli amici, l’attività fisica in casa, la convivenza con la famiglia. Hanno pregato e amato la loro vita anche in quattro mura, guardando il deserto dai balconi delle loro case, senza arrendersi.

Qualunque cosa sia stata lasciata indietro, non potrà essere recuperata perché porta via con sé la paura per quelle forze naturali che non hanno un’anima: arrivano, devastano e poi scompaiono. La paura per quel virus che ha negato un abbraccio e un respiro di troppo.

Le attese dei nostri “appena” adolescenti, però, stanno prendendo il sopravvento, prevalendo su quell’erat ergo illud e su quanto potrebbe imporre ancora la distanza. Con tutte le loro energie si opporranno alla scuola dell’emergenza – quella dietro un computer – perché l’era delle interrogazioni con le mani sugli occhi ha saturato la speranza e chiederanno di ritornare a pregare senza dover fare file, bardati con mascherina e guanti, perché non si può stare davanti a Dio senza farsi riconoscere.

Alla comunità politica e scolastica, agli educatori e alle famiglie non resta che assumere un impegno: ascoltare e allinearsi con il desiderio dei nostri figli di voler ricostruire un nuovo presente – dimentichi di tutte le sottrazioni che la distanza gli ha insegnato in questo tempo di attesa – e accompagnarli in un nuovo allenamento del loro sguardo per scorgere ogni segnale che faccia pregustare il loro futuro ed esprima positivamente fatica, dinamicità, contemplazione e ricerca del vero, del bello e della pienezza della vita.

 

Rossana Ruggiero è responsabile dell’Area legale – Servizio convenzioni dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e dell’omonima Fondazione a Roma. Scrive su temi sociali, ha realizzato questo contributo grazie alla testimonianza di alcuni neo-adolescenti di un Liceo classico romano in questo tempo di attesa.
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Immagine di Vasilij Kandinskij, Giallo rosso blu (1925)

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