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Come spiegare a un ragazzo autistico perché la mamma non viene più a trovarlo?

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di Simona Bana | 

17 marzo 2020

Occhi impauriti e guance rosse.
Sono di riposo dopo 7 giorni di lavoro: chissà come staranno i ragazzi, chissà se si è ammalato ancora qualche operatore.
Esco sul terrazzo e con le lacrime agli occhi cerco di godermi il cielo azzurro e il silenzio che tanto mi mancava.
Sono passati parecchi giorni da quando entro al lavoro e la prima cosa che devo fare è chiudere la porta a chiave, recarmi in infermeria a provare la temperatura. Da lì inizia il rituale: mascherina, igienizzante e via a prendere consegna. Speriamo che nessuno abbia la febbre. No mannaggia oggi due ragazzi hanno la febbre. Covid-19? Attendiamo…Lavoro in una RSD (residenza sanitaria per disabili) sono EDUCATRICE e ciò che cerco di fare quotidianamente è rendere migliore la sopravvivenza di 35 ragazzi. Fino ad ora non so se sono riuscita, so però che in questo momento il sorriso non è più la mia arma migliore e inoltre non so più cosa rispondere a chi è abituato ad andare a casa tutte le settimane e invece è da 3 che non ci va, mi è difficile spiegare che a messa non si può andare, che i volontari non vengono più non perché ci hanno abbandonati ma perché non possono entrare causa coronavirus, che il pulmino è lì parcheggiato in attesa che il covid-19 passi.

Mi è difficile spiegare a un autistico grave che la mamma da settimane non viene a trovarlo non perché non voglia, ma perché non può causa coronavirus. Lo trovo ormai quotidianamente affacciato alla finestra a bussare chiamando “MAMMA”. Dovrei dirgli “andrà tutto bene” e su quella finestra disegnare un arcobaleno. Ma faccio fatica.

Indosso una mascherina 8 ore al giorno da tempo ormai… Inizialmente utilizzavo quelle chirurgiche non avendo in casa quella con il filtro… dicono che bisognerebbe cambiarla ogni qualvolta sia umida. Vuol dire che in un turno dovrei cambiare almeno 3/4 mascherine. Calcolando tutte le persone che sono in turno quotidianamente, la struttura non riuscirebbe a garantirne la fornitura, quindi incazzata ti adegui…
Ho recuperato una FFP2, mi sentivo sollevata! Finalmente una mascherina “decente”, poi però mi dicono che anche questa ha una durata limitata, di 8 ore. Quindi?? Dovrei comprarmi una mascherina per ogni turno fino (almeno) al 3 aprile?!!?
Apro i social: AIUTIAMO PIARIO leggo. Bene e cosa si intende? Certo, abbiamo l’ospedale. Vorrei dire senza alcuna polemica che Piario sono anche io, sono i miei colleghi, sono i miei RAGAZZI SPECIALI. RSD Piario è Piario.

Leggo poi tanti post, storie, sento TV e radio. Immagini (che approvo) con grazie OSS, infermieri, medici… Non ho però mai letto la parola Educatore. Non che mi serva quel grazie intendiamoci, si sa che gli educatori fanno parte di quella categoria lavorativa ancora non ben definita. Come se far fare un disegno a un disabile sia facile e scontato. O come se fare l’educatore sia solo quello. Beh vi assicuro che non è affatto così!
Sono EDUCATRICE e HO PAURA. Lavoro in una struttura sanitaria dove per alcuni ragazzi prendere l’influenza è pericoloso, figuriamoci il covid-19. Ma no, di loro, di noi non si parla!
Entro in turno nella speranza di non contagiare e di non essere contagiata. Esco e devo tornare a casa. Mi tolgo la mascherina che non posso buttare e silenziosamente mi dico “Simona, domani è un altro giorno e magari andrà meglio. Ma no! Domani sarà la solita storia ma con una mascherina in meno e una paura in più”.
Tutto ciò però non ci si può permettere di dirlo… Quindi, sempre guardando il cielo azzurro, immagino di salire su quel pulmino parcheggiato e portare i ragazzi al parco, a mangiare una pizza in riva al lago o semplicemente abbandonare la mascherina e ricambiare l’abbraccio che tanto desiderano, che tanto desidero!

PS: Quando ho scritto queste righe ho scattato una foto in cielo. C’era un bel sole, è quello che vedete sopra. Che il sereno torni presto anche in terra.

Simona Bana è educatrice in una residenza sanitaria per persone disabili a Piario nella bergamasca, una delle zone più colpite dall’epidemia Covid-19

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