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Se restiamo a casa, allora #civediamodacasa – Il contrasto della povertà educativa minorile

thumbnail_Andrea Conficoni_La Essedi Andrea Conficoni |

#Iorestoacasa ha tanti significati: responsabilità civica, paura, necessità, sicurezza, imposizione, casa, distanza. Pensandoci bene, dopo i primi giorni di spaesamento, umano e progettuale, sono proprio le ultime due parole che ci hanno caricato pensando a come comportarci con i nostri ragazzi: chissà come stanno a casa, come facciamo a sentirci vicini, a farci sentire vicini?

Nell’ambito del progetto Kepler 5-14, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, noi educatori interveniamo a scuola e coordiniamo il Laboratorio educativo e di studio pomeridiano. Così il gruppo Whatsapp, Kepler family, parte spontaneamente, dalla voglia di risentirci insieme, di sapere come stanno, di vedersi. Con il collega Stefano ci siamo mossi e, superati i primi doverosi passaggi di verifica burocratica con la scuola, abbiamo iniziato a chiamare i genitori, per condividere l’idea di farci sentire vicini ai loro figli usando nuovi strumenti, creando nuove situazioni di incontro e relazione.

In questi giorni di “ri-connessione” ci siamo chiamati, ci scriviamo, ci siamo visti… anche se qualcuno, chissà perché, ha qualche timore a mostrarsi in video: non c’è che dire, per alcuni si ricomincia cercando di trovare la parola, la modalità migliore perché siano più sciolti possibile, non rispondano a monosillabi, non si sentano in imbarazzo. È successo anche che qualcuno ci abbia dato del “lei”.

Il Laboratorio educativo e di studio pomeridiano si sta ricostruendo su nuove condizioni. In queste righe sento che è importante non tanto parlare di piattaforme e strumenti, ma condividere che #iorestoacasa ci ha fatto entrare nelle case dei ragazzi, come mai avremmo potuto fare e neanche avevamo mai pensato, e ci unisce nella nuova relazione #civediamodacasa.

In questi giorni con Stefano abbiamo attraversato diverse stanze, abbiamo visto diversi soffitti, loro ancora con la maglia del pigiama, appena svegliati sul divano, alle prese con problemi del computer per riuscire a mandare i compiti ai professori. Dare loro una mano per svolgere le lezioni di geometria diventa un’acrobazia, parlare e ragionare su come risolvere una questione informatica insieme al ragazzo e a sua mamma, ricevere una vagonata di foto e audio tutte in un colpo da chi non aveva ancora mai scritto in chat.

Covid-19 ci ha messo nelle condizioni di vedere e sentire il loro spazio, le loro confort zone o le loro difficoltà in presa diretta. La modalità #civediamodacasa ci ha fatto vedere i cani dell’educatore, Stefano, che sanno fare “i morti” a comando, ha fatto vedere la collina dietro casa mia o sentire la voce dei miei figli che entrano in studio all’improvviso.

La modalità #civediamodacasa ci ha permesso di vedere e sentire i nostri ragazzi in modo diverso, un po’ più vicino, un po’ più in versione famiglia, connettendoci in modo diverso anche con la loro mamma, sorella o papà, con le loro voci, le loro preoccupazioni, le loro premure, le loro fatiche. Non c’è che dire: #civediamodacasa ci sta facendo crescere come educatori.

Andrea Conficoni è educatore per la cooperativa sociale La Esse di Treviso, lavora nell’ambito del progetto triennale Kepler 5-14, selezionato da Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

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