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La paura che le situazioni sociali possano degenerare ci accompagna

susanna-marsiglia-Yjr6EafseQ8-unsplashEquipe Servizio Vulnerabilità di Atipica | 

Operiamo all’interno dell’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale e Distrettuale di Seregno (MB), attraverso una convenzione di co-progettazione. In particolare, il nostro servizio si occupa delle politiche di contrasto alla povertà, tra cui il Reddito di Cittadinanza (RdC).

La nostra équipe è composta da 6 assistenti sociali, di cui cinque impegnate nella gestione della casistica dei beneficiari di RdC afferente ai 10 Comuni di cui il territorio dell’Ambito è composto, mentre una si occupa di ricerca sociale e cura le reti con il Terzo settore in previsione dell’avvio dei PUC. La coordinatrice del servizio, anch’essa assistente sociale, tra le proprie funzioni svolge anche la supervisione delle situazioni gestite dalle case manager.

In questo momento in di emergenza sanitaria, l’équipe sta operando in telelavoro, ogni assistente sociale dal proprio domicilio, incastrando le esigenze di servizio con le priorità familiari di chi ha prole. Non c’erano e non ci sono tuttora linee guida chiare su come un assistente sociale dovesse agire in questa situazione a favore dell’utenza, specie per le assistenti sociali che si occupano del Reddito di Cittadinanza. Per questo motivo la nostra équipe ha riflettuto su come ognuna potesse in concreto operare, per renderci utili e continuare il nostro lavoro nel migliore dei modi.

Le équipe di servizio si tengono ogni giorno in videochiamata con Hangout e rappresentano l’apice e il sospiro di sollievo della giornata di lavoro, perché sono il momento in cui riceviamo i compiti da portare avanti, ci aggiorniamo sulle disposizioni date dal datore di lavoro e dal committente, discutiamo sulle misure da attuare e sulle modalità in cui farlo, ma soprattutto ci confrontiamo sulle situazioni più spinose e condividiamo le fatiche della sfera lavorativa così come della sfera personale, laddove emergano difficoltà che influenzino il benessere nello svolgimento dell’attività.

È il momento in cui tutte ritroviamo il sorriso perduto e la carica esaurita dopo tanti giorni di frantumazione delle abitudini a ogni livello e di costante adattamento a scenari cangianti e incerti come il cielo primaverile. Parallelamente, abbiamo continuato il raccordo con le assistenti sociali comunali per coordinarci e capire in che modo potessimo essere loro di supporto. Questo ci ha dato la possibilità, pur in questo momento di difficoltà, di ampliare e consolidare relazioni con gli altri soggetti del territorio.

I contatti con le persone in carico sono portati avanti tramite colloqui telefonici, utili a capire in che situazione si trovano e a trasmettere indicazioni rispetto alle iniziative che di volta in volta ogni Comune ha messo in atto per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Visto che molte persone, a causa della chiusura dei CAF, non sono riuscite a rinnovare il documento ISEE in tempo, in questo momento si trovano con il beneficio del RdC sospeso. Per molti di loro, il RdC rappresenta l’unica entrata economica, quindi ora versano in grave stato di indigenza. Altri ci hanno invece riferito che i pagamenti sono in ritardo.

Nonostante questo, constatiamo comunque che le persone sono molto contente della nostra telefonata e ogni volta ci ringraziano. Molti degli utenti che abbiamo in carico sono adulti fragili e soli, con reti sociali sfilacciate o inesistenti, perciò questo periodo di solitudine forzata li rende ancor più vulnerabili, il nostro supporto è anche quello di attenuare lo stato di solitudine regalando una “chiacchierata”, che è un bisogno relazionale che va oltre qualsiasi altro bisogno per il quale si possono stanziare fondi e misure ad hoc.

Tra i nuclei familiari in carico al Servizio Vulnerabilità ve ne sono diversi che sono senza fissa dimora, per la maggior parte composti da persone singole adulte. Tra quelli sentiti oggi molti hanno segnalato alle assistenti sociali che i dormitori non sono aperti durante il giorno, quindi in questo momento si trovano a stare fuori per tutte le ore diurne. Viste le disposizioni attive, anche gli esercizi commerciali come i bar sono stati chiusi, oltre ad essere state chiuse le mense dei poveri, perché non riuscivano a garantire le distanze di sicurezza tra gli ospiti. In questo momento di emergenza sanitaria per le persone in condizione di povertà si apre anche la problematica dell’emergenza fame.

Le équipe multidisciplinari con i partner della progettazione RdC sono state interrotte, per quanto riguarda le elaborazioni di nuovi patti di inclusione. Siamo comunque in contatto con gli operatori dei servizi che avevano progettualità attive: continuano a lavorare anche loro da remoto con le persone, e questo ci consente di incrociare i diversi punti di osservazione sulle situazioni delle persone fragili. Sempre in videoconferenza, organizziamo incontri di rete tra operatori su specifici casi, laddove necessario.

Abbiamo mantenuto un contatto costante anche con le associazioni del Terzo settore che di solito collaborano con noi, in particolare con quelle che danno supporto attraverso i pacchi alimentari, viste le criticità riscontrate. In questo momento, la distribuzione dei pacchi è stata sospesa e stiamo ragionando insieme a loro su quali strategie attuare per rispondere alle esigenze dei nuclei familiari in difficoltà.

Un altro pesante snodo critico riguarda le persone senza dimora: i dormitori, che normalmente aprono alle 18.30 e chiudono alle 9.00, ora funzionano solo per garantire il servizio a coloro che sono già ospitati, tenendoli all’interno della struttura 24 ore su 24 e non accogliendo più nessun nuovo ingresso. Lo stesso discorso vale per le mense, e con l’ultimo decreto è stato interdetto l’accesso anche ai distributori automatici di cibo, a cui le persone senza dimora spesso attingono perché gli alimenti sono acquistabili con poche monete. La situazione è preoccupante, per questo motivo stiamo portando avanti un dialogo con le diverse istituzioni per capire come fronteggiarla.

Le équipe giornalmente elaborano delle relazioni di servizio in cui descrivono le attività svolte e segnalano le eventuali criticità rilevate sia a livello organizzativo legate allo smart working sia rispetto alle questioni di carattere sociale che si presentano attraverso l’utenza, al fine di lasciare memoria di quanto messo in campo, così da elaborare una traccia di lavoro metodologica che possa essere significativa per altri colleghi di servizi analoghi.

La paura che la situazione sociale e quelle singole dei nostri utenti possano degenerare ci accompagna ogni giorno, ma ci motiva nel nostro piccolo a continuare con il servizio che stiamo offrendo. È un lavoro che si costruisce giorno per giorno, ma le soddisfazioni che stiamo raccogliendo ci danno conferma che stiamo seguendo la strada giusta.

 

L’équipe del Servizio Vulnerabilità della cooperativa sociale Atipica opera all’interno dell’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale e Distrettuale di Seregno (Monza Brianza), attraverso una convenzione di co-progettazione.

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