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Piano piano ce la faremo, intanto qui c’è tanta vita, vita di comunità

ragazzo-con-gamepad-jpg-1024x698di Loretta D’Angelo |

Tra l’influenza di gennaio e quella di febbraio la vita in comunità è scorsa con termometri, tabelle delle posologie farmacologiche attaccate al frigo e il sottofondo musicale dell’aerosol che ha fatto gli straordinari. Non è stato il solo, s’intende…

Finalmente arriva marzo e con lui la speranza della primavera che sa di promessa, promessa di un’estate gioiosa. Sarà che siamo in una città di mare, ma il sole ci rende ottimisti, anche poco, anche un primo timido raggio. Ma è solo un attimo…

Improvvisamente WhatsApp segna un messaggio ricevuto… Sarà un altro sproloquio della Responsabile… Metto ok sotto e ritorno a dormire… È presto… E no… È un PDF… La copia di un’ordinanza… Tutto chiuso, i ragazzi non possono uscire, guanti e mascherine per tutti. Oh cavolo! Allora la situazione è seria, non è solo un’influenza come dicevano tutti i laureati in medicina all’università di Google nei giorni scorsi…

Attimi di panico: urge pit-stop dalla psicologa.

“Dottoressa mettici a posto, si deve essere funzionali per i ragazzi. Spero che la terapia strategica breve, sia breve davvero, perché il turno inizia alle 13”.

Asciughiamoci le lacrime, respiri profondi per l’ansia e si va…

Siamo un servizio essenziale, i nostri ragazzi sono essenziali e, soprattutto, hanno essenzialmente noi (il che ti fa sentire a volte uno stakanovista, altre volte il più fesso del corso di laurea). Capita a tutti. Capita in tutti i lavori. Ma agli educatori di comunità in questo periodo capita almeno due volte al giorno: quando ci si mette in auto per andare al lavoro e quando si rientra nella macchina per tornare a casa.

Respiro profondo… Questa volta ne serve un altro ancora… Respiro… Organizzare… Turni… Spesa online per non uscire… Diamo fondo a tutta la psicologia dell’emergenza appresa.

C’è poco da fare, chi lavora in una comunità diventa ad honorem Disaster Manager e andrebbe messo nel curriculum.

Briefing con i ragazzi: spieghiamo tutto e rassicuriamoli.

Riunione d’équipe: scarichiamo Skype e pettiniamoci alla meglio… Modalità videochiamata di gruppo attivata nonostante l’ora.

Programma attività interne: cineforum, didattica a distanza, fitness in casa, laboratorio cucina e laboratorio fai-da-te con cui insegneremo a questi ragazzi a riparare le cose rotte… È un bel messaggio anche emotivo… “Allora rompiamo le cose di proposito”, “No no, grazie, troppo zelo, finito ciò che si deve aggiustare anche la playstation e netflix faranno la loro parte”.

Che fortuna avere avuto il tempo tecnico di seminare relazione, iniziano a spuntare i primi boccioli di assertività nei ragazzi, sarà la primavera.

Certo è complicato… “Maria io esco…” dice un adolescente saturo. “Ma dove vai che fuori ti prendono con il lanciafiamme” dice un educatore. “E no, non ce l’abbiamo un guinzaglio e non avendo il cane non ti può essere scappato… Fattene una ragione” aggiunge.

Piano piano ce la faremo… A forza di farcela ce la facciamo. Noi aspettiamo l’arcobaleno vero per cantare sui balconi.

Nel frattempo qui c’è tanta vita. Vita di Comunità.

Loretta D’Angelo è educatrice nella comunità alloggio Ghibli (a Salerno), che ospita fino a 7 minori, di entrambi i sessi, di età compresa tra i 13 e i 18 anni. La comunità è gestita dalla cooperativa sociale Prometeo82.

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