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#RaccontaIlTuoServizio

L’assistente sociale e i suoi strumenti al tempo del COVID 19

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di Ombretta Okely e Chiara Biraghi

Arrivati alla Fase 3 della pandemia dovuta al Covid 19 si può analizzare e rivisitare il lavoro sociale alla luce degli strumenti di lavoro sperimentati in questi mesi e ancora adesso utilizzati nella relazione con la cittadinanza, e con chi accede ai Servizi essenziali alla persona, nei Comuni e nei diversi Enti territoriali.

L’esperienza del lockdown ha costretto servizi ed operatori a cercare modi diversi e alternativi per restare in contatto ma a distanza, con compiti professionali e di servizio da garantire come essenziali alla popolazione in cerca di informazioni, orientamento o aiuti. Si è lavorato in smart working, sperimentando incontri e contatti tramite strumenti tecnologici abitualmente poco usati nel mondo dei servizi, poco conosciuti sia dalle persone sia dagli operatori, da scoprire e usare.

Altro che disabilità – Se gli ospiti si sentono protagonisti

ponte di pietredi Anna Santalena, Elisa Daniotti, Francesca Dotto | 

Siamo educatrici, e sì, per noi l’inclusione sociale è un obiettivo fondamentale, per noi che abbiamo sempre incentivato l’apertura all’esterno, questo lockdown è stata una bella sfida. Certo, inizialmente ci ha lasciate proprio di stucco, ma dopo un primo senso di disorientamento le nostre strutture non hanno perso di vista la loro mission: garantire il benessere e l’inclusione delle persone ospitate all’interno. Per farlo è servito un grande sforzo, quello di reinventarsi all’istante, perché a causa della minaccia del Coronavirus, da un giorno all’altro abitudini radicate sono venute meno. La quotidianità dei nostri ospiti, le piccole cose che per loro erano Vita, improvvisamente vengono sospese.

L’educatore è un funambolo – Coltivare speranze in equilibrio tra gioie e fatiche

funambolo-sole-lunadi Sara Elladi e Virginia Senese |

Testa, Cuore e Anima…

Questo mi fu detto di non dimenticare all’inizio di questa avventura… e mi fidai… non avrei potuto fare altrimenti dal momento che colei che mi indicò la strada godeva di tutta la mia stima e di una buona dose di affetto.

In questo tempo nuovo, imprevisto e indefinito, mille emozioni si sono susseguite e intrecciate… hanno inondato la mia testa, il mio cuore e la mia anima! Le più belle hanno avuto il profumo di latte e cioccolato, di zucchero e caramelle, il rumore di risate di cuore, la forma di manine pasticcione e il sapore della più deliziosa delle torte… in sottofondo riecheggiavano voci: “Non pottiamo uscile pecchè c’è il colonavilus!”.

Educatori di comunità – Lo sguardo di un fotografo

OLYMPUS DIGITAL CAMERAtesto di Anna Montesarchio | 

La cooperativa “Hope” gestisce Hermes e Hera, comunità alloggio per minori (la prima) e comunità educativa a dimensione familiare (la seconda): il fotoreporter Mauro Pagnano, nell’ambito del progetto #iononpossorestareacasa, ha voluto dedicare il suo sguardo anche agli educatori di Comunità, figure professionali di cui si parla sempre troppo poco.

O riscopriamo nuove forme di mutualismo fraterno o avanzerà il fascismo postmoderno

mutuo soccorsodi Cecco Bellosi | 

L’irruzione sul campo della crisi del 2008, la prima del nuovo millennio, ha indotto l’esplosione delle povertà, accentuato le diseguaglianze, diffuso gli stati di sofferenza mentale e la dipendenza da sostanze.
Banche e Borse l’hanno provocata e hanno prontamente ripreso speculazione e traffici, lasciando le pareti del corpo sociale più deboli, fragili e vulnerabili a sopravvivere drammaticamente tra le macerie.