1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio

#RaccontaIlTuoServizio

Mai come oggi il dormitorio è luogo di precarietà e rassicurazione

giocare-a-cartedi Sara Zappa | 

“Se vi viene la febbre restate a casa e chiamate il medico di base!”. Facile no? Certo, basta non essere un senza dimora e basta avere il medico di base, perché se non hai una residenza non te lo puoi nemmeno permettere!

Ecco come con una semplice frase si palesa la condizione in cui vivono tutti gli utenti del mio servizio. Da circa 5 anni lavoro in un dormitorio che ospita 44 uomini e 13 donne senza dimora. Ne abbiamo passati di periodi difficili, ma niente, come questa emergenza sanitaria, ci aveva mai messo di fronte alla nostra inevitabile precarietà.

In una notte di stelle penso a quanto la vita in comunità sia diventata più educativa

basketdi Louise Mo |

Stasera stavo tornando a casa, dopo il turno di sei ore in comunità. Okay, è vero, stai fisicamente sei ore in struttura. Pero nelle 18 altre, pensi comunque ai ragazzi, no? Quindi, dicevo, stasera, stavo tornando a casa, ripensando alla mia giornata. Sono le 22, le strade sono vuote. Sento i gabbiani, vedo le stelle. È una serata bellissima, faccio un giro verso il porto senza farmi beccare dalla polizia, vorrei vedere il mare.

Essere vicini malgrado il metro di distanza

youssef-naddam-2HWdQFxKUuA-unsplashdi Giulia D’arrigo |

Il sociale ai tempi del Coronavirus è fatto di organizzazione precisa e schematica, prassi tutte uguali da ripetere infinite volte al giorno.

“Buongiorno, lavati le mani, qui c’è il gel, proviamo la temperatura”.

Il cibo si serve in veranda, dove passa più aria, in mensa i posti sono dimezzati, le sedie disposte strategicamente per garantire la distanza minima. Nei colloqui ormai la misuriamo in automatico, tendendo le braccia e provando a ridere di quella situazione tanto innaturale.

“Quant’è un metro?”, “Più o meno da lì a là. Ora però vieni qui che ti soffio il naso”

anna-kolosyuk-4R6pg0Iq5IU-unsplashdi Federica Rando |

E a un certo punto, giunge il susseguirsi sempre più rapido di raccomandazioni, indicazioni, limitazioni, decreti legati a Coronavirus: ci si ritrova a dover reinventare la vita di un Paese intero, ma anche quella di un gruppo di educatori, di una comunità genitore/bambino, di un alloggio sociale, di due alloggi protetti, di un centro di aggregazione per bambini, di alloggi per famiglie in difficoltà, di un servizio educativo per adulti e di un servizio educativo per la famiglia…

Reinventare ciò che si può, ciò che per mandato va mantenuto operativo.

Una maratona di connessioni contro la povertà minorile

rete-800x540di Luca Rossetti e Anna Monti | 

Giorni strani, questi dell’emergenza Covid-19, nei quali ci siamo sentiti quasi come gettati “all’improvviso” a mare ristrutturando da subito il senso e le pratiche del nostro lavoro.

Lavorare in rete ai più (ad alcuni operatori sociali e alla gran parte dei non addetti ai lavori) è sempre apparsa come un’opportunità aggiuntiva per migliorare la qualità e la quantità di interventi diretti di aiuto alle persone in condizioni di bisogno. Un’occasione, quella offerta delle reti, per creare qualcosa di nuovo e bello andando anche oltre i bisogni, toccando anche la dimensione dei desideri delle persone; per stare insieme e migliorare la qualità della propria vita, nel caseggiato, nel quartiere in cui si abita o nel luogo di lavoro.

Pagina 1 di 2012345...1020...Ultima »