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#RaccontaIlTuoServizio

Fare prevenzione nei luoghi della movida ai tempi del Covid. Il Servizio PIN (Progetto Itinerante Notturno)

PinA cura dell’équipe PIN |

Il Progetto Itinerante Notturno (in sigla PIN) è un servizio di prossimità del Dipartimento delle Dipendenze dell’A.S.L. Città di Torino e collocato nell’Area della Bassa Soglia.

Promuovere la salute nei contesti del divertimento
PIN ha iniziato la sua attività nel 2009. La sua finalità è favorire la promozione della salute, la limitazione dei rischi e la riduzione del danno rispetto all’uso di alcol e altre sostanze psicotrope.

I ragazzi e le ragazze? Ce li siamo dimenticati nelle loro stanze… Appunti di un’educatrice

merci

Francesca Berrini

Mi chiamo Ginevra, ho quasi 13 anni e faccio la terza media. Anche se è un periodo un po’ così, sono riuscita a convincere i miei genitori e sabato sera sono uscita. Sono andata in piazza della chiesa, sulla panchina, eravamo in sei… e c’era anche Luca.

Lo vedo ogni giorno in classe, dalla terza elementare. Siamo sempre stati grandi amici, ancora di più da quando ci alleniamo anche insieme. Ma a un certo punto qualche cosa è cambiato, ho iniziato a sentire delle cose diverse ogni volta che gli ero vicina, o che semplicemente lo pensavo… e forse anche lui… beh, sabato sera ci siamo visti in piazza.

Quando in rete germoglia un seme di felicità: laboratori con persone con disabilità e loro famiglie

seedlings-3448883_1920di Lucia Bianchini, Silvia Casaroli e Paolo Pantrini |

Educare significa essere implicati in un agire pratico ad alto tasso di problematicità (Mortari, 2003): la soluzione ad un problema nuovo e complesso va trovata adottando una logica contestuale e si concretizza in una deliberazione pratica con un sapere prassico, che non è però mero sapere tecnico.

Il sapere tecnico può essere utilizzato quando ci si trova davanti a situazioni anticipabili, nelle quali si può operare per analogia. Il lavoro educativo invece si confronta con casi unici, differenti l’uno dall’altro, per quanto riguarda sia i soggetti che le situazioni: non esistono linee prefissate di azione. Per essere un buon educatore è necessario saper costruire il sapere attraverso l’esperienza mediante l’intervento dell’atto riflessivo.

L’assistente sociale e i suoi strumenti al tempo del COVID 19

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di Ombretta Okely e Chiara Biraghi

Arrivati alla Fase 3 della pandemia dovuta al Covid 19 si può analizzare e rivisitare il lavoro sociale alla luce degli strumenti di lavoro sperimentati in questi mesi e ancora adesso utilizzati nella relazione con la cittadinanza, e con chi accede ai Servizi essenziali alla persona, nei Comuni e nei diversi Enti territoriali.

L’esperienza del lockdown ha costretto servizi ed operatori a cercare modi diversi e alternativi per restare in contatto ma a distanza, con compiti professionali e di servizio da garantire come essenziali alla popolazione in cerca di informazioni, orientamento o aiuti. Si è lavorato in smart working, sperimentando incontri e contatti tramite strumenti tecnologici abitualmente poco usati nel mondo dei servizi, poco conosciuti sia dalle persone sia dagli operatori, da scoprire e usare.

Altro che disabilità – Se gli ospiti si sentono protagonisti

ponte di pietredi Anna Santalena, Elisa Daniotti, Francesca Dotto | 

Siamo educatrici, e sì, per noi l’inclusione sociale è un obiettivo fondamentale, per noi che abbiamo sempre incentivato l’apertura all’esterno, questo lockdown è stata una bella sfida. Certo, inizialmente ci ha lasciate proprio di stucco, ma dopo un primo senso di disorientamento le nostre strutture non hanno perso di vista la loro mission: garantire il benessere e l’inclusione delle persone ospitate all’interno. Per farlo è servito un grande sforzo, quello di reinventarsi all’istante, perché a causa della minaccia del Coronavirus, da un giorno all’altro abitudini radicate sono venute meno. La quotidianità dei nostri ospiti, le piccole cose che per loro erano Vita, improvvisamente vengono sospese.