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Editoriali 2019

4 | 2019

Sociale è chi sociale fa

Torna la Summer School dedicata a capire come nei territori costruire alleanze tra mondi diversi a servizio del bene comune. La rivista ne è tra i promotori insieme al Consorzio Cascina Clarabella e al Centro Studi per l’economia sociale «Alessandro Zabbialini» perché riteniamo che mai come oggi, per creare opportunità di inclusione, occorra animare i territori dentro una prospettiva di giustizia e di benessere collettivo.

3 | 2019

Convincere, convincere, convincere

«Noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. è il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere ». Tornano alla mente le parole di Franco Basaglia (Conferenze Brasiliane, 1979) davanti alla campagna di delegittimazione e sospetto in atto contro il mondo della solidarietà, pubblica e privata, istituzionale e informale. Perché oggi sta accadendo proprio questo: si sta scegliendo di fare la «guerra alla solidarietà» per rassicurare un popolo impaurito. Sembra paradossale, di certo è inefficace, ma vi è del metodo in questa follia.

2 | 2019

Elevare argini all’odio di prossimità

«Capire il presente è un compito necessario per chi fa l’operatore sociale. Perché il lavoro sociale si colloca dentro un progetto di società – una società in cui trovino cittadinanza valori come la dignità, l’uguaglianza, la fraternità. Pertanto, come professionisti-cittadini, non possiamo esimerci dal rilevare quanto i movimenti tellurici della società la stiano trascinando via dagli orizzonti culturali e politici che legittimano la nostra funzione.

1 | 2019

Avete mai fotografato la «città del noi»?

«In questi anni un’espressione ha accompagnato i percorsi di ricerca svolti dalla rivista e culminati in convegni, appuntamenti nazionali, Social Festival: la «Città del Noi». La città perché simbolicamente è il luogo delle vite individuali e collettive. Oggi le città sono delicati esperimenti dove si prova a comporre le tante diversità, tra pulsioni a escludere e tensioni a tener dentro. Dentro i tessuti locali (dei centri medio-grandi come dei paesi più piccoli di cui è fatta l’Italia) gli operatori sociali sono chiamati a essere anime pensanti e desideranti, riscoprendo lungo questa via la politicità (da polis = città) del proprio agire.