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Editoriali 2019

9 | 2019

Allungare le solidarietà nei territori

La solidarietà è il collante di una società. Una società è un «buon posto dove vivere» se i suoi abitanti percepiscono un legame tra loro, se per strada o sui mezzi pubblici si riconoscono come appartenenti a un medesimo destino. La solidarietà è la spinta che alimenta attenzioni al benessere altrui. In questo senso è il nutrimento oltre che il fondamento del welfare. Il malessere dell’altro «mi riguarda» e dunque «me ne occupo», contrariamente al fascista «me ne frego» (don Milani).

8 | 2019

Dopo Bibbiano, rialzare lo sguardo

Negli ultimi mesi le vicende legate al cosiddetto «caso Bibbiano» (presunti affidi illeciti) hanno infiammato una narrazione che ha gettato discredito sull’intero sistema che si occupa di protezione dei minori, sostegno alla genitorialità fragile, cura dei legami familiari.

7 | 2019

Il sociale, l’ossigeno delle nostre vite

Iredazione ci siamo chiesti: che cos’è il «sociale»? Perché tanti vi operano e tanti altri andrebbero sensibilizzati sulla sua importanza? Una questione cui Gaber anni fa dedicò una bella canzone: «…il sociale non so bene cosa voglia dire…/ il sociale è una nozione delle più confuse/ che per ragioni misteriose abbiamo il dovere di salvare…» (Il sociale, 1984). Ne sono scaturiti alcuni pensieri, che proponiamo ai lettori, operatori nel «sociale».

6 | 2019

La solidarietà o è per tutti o non è

Prima gli italiani, dice lo schieramento al governo. Prima gli esseri umani, dice il fronte umanitario. Solidarietà perimetrata contro solidarietà universale. Chi sostiene la prima è in linea con lo spirito dei tempi, che prima di decidere se aiutare o meno l’altro ne esamina la provenienza. Chi difende la seconda è un «nemico degli italiani» in quanto difende gli interessi degli stranieri.

5 | 2019

In cerca di narrazioni di speranza

Mentre scriviamo queste righe viene presentato il rapporto 2019 dell’Istat che ci consegna la fotografia di un Paese in declino. Dal Pil alle nascite, il presente ha il segno del meno e del peggio. Tra le varie recessioni colpisce quella demografica. Nel 2018 sono nati in Italia 493mila bambini, 140mila in meno rispetto al 2008. «È un calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande guerra e dai successivi effetti dell’epidemia spagnola», dice il presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo. «Viene da chiedersi se siamo (e saremo ancora) un paese che guarda al futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati alla manutenzione del presente».