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Editoriali 2018

9 | 2018

Quanto potere diamo alle persone?

«Suggeriamo un filo rosso attraverso cui leggere questo numero: il potere delle persone con le quali e per le quali lavoriamo. I cosiddetti «utenti», «destinatari», «clienti», «pazienti»… Donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini che accedono ai nostri Servizi, o nelle cui case entriamo, o con i quali la relazione si costruisce nei luoghi informali: la piazza, la strada, il giardino… E che nell’incontro con noi operatori sociali ‒ professionisti dell’aiuto, della cura, dell’educare ‒ dovrebbero poter trarre proprio maggior potere sulla propria vita, ossia capacità, autonomia, soggettività, senso di sé…

8 | 2018

Città di paure, città di speranze

«ABari, il 10-11 dicembre 2018 si è svolta la 3a edizione de I Cantieri della Città del Noi. Eravamo in tanti, accomunati da un’idea: lavorare nel sociale è avere a cuore la dignità dei singoli, ma è anche avere a mente un progetto di città: la città del noi. Un progetto complicato in un tempo del «noi contro di loro», ma che certo val la pena perseguire. A partire da una serie di domande che hanno animato il nostro incontrarci.

7 | 2018

I tempi chiedono la nostra intelligenza

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».
Intelligenza, entusiasmo, forza: le qualità che Antonio Gramsci invitava a coltivare nel 1919, praticamente un secolo fa, rivolgendosi alle classi subalterne perché potessero sperare di cambiare gli equilibri sociali nella direzione di assetti più giusti.

6 | 2018

Rigenerare legami per arginare la paura

L’individuo separato o è bestia o è dio, diceva Aristotele. Ma nelle società contemporanee la solitudine di massa ci sta rendendo tutti bestie alla mercè di un dio.

In un bell’articolo uscito su «La Stampa» (Quando la solitudine genera tiranni, 3 settembre 2018), Michele Ainis ha individuato nella solitudine di massa, ma più radicalmente in un sentimento collettivo d’esclusione, la radice che sta portando le nostre società verso derive autoritarie.

5 | 2018

Restare sobri in tempi di ubriacatura

Iquest’epoca spazzata da populismi e solcata da tribalismi («Il nuovo tribalismo – ha scritto il grande sociologo Richard Sennett – combina la solidarietà con i propri simili e l’aggressività contro chi è diverso» ) vengono in mente le parole di Gustavo Zagrebelsky sulla Costituzione: «Ciò che ci siamo dati da sobri a valere per i momenti in cui siamo ubriachi».
Così, per restare umani in un Paese che da qualche tempo respinge chi cerca aiuto e criminalizza chi offre solidarietà, ci si aggrappa ai valori della nostra Carta, scritta da chi aveva visto in prima persona l’Europa distrutta da populismi saliti inizialmente al potere con il voto democratico.

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