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Editoriali 2020

4 | 2020

Per una costituente del lavoro sociale

Difficile scrivere di qualcosa che non sia il post pandemia. Troppo grande l’evento Covid: uno sconvolgimento della quotidianità, un precipitare in una dimensione al tempo stesso antica (le epidemie sono una costante nella storia dell’umanità) e anticipatrice di futuro (le pandemie degli ultimi anni sembrano originare dalle nostre azioni scriteriate sull’ambiente).

3 | 2020

Il futuro riparte nei territori

Siamo entrati nella «fase 2». La fase della cosiddetta ripresa. Questo numero offre idee e indicazioni per procedere in questa direzione. 

Stiamo muovendo i primi passi nel tanto atteso «dopo». Quello in cui dicevamo che nulla sarebbe stato come «prima». Un tempo segnato dall’ambivalenza: da un lato il desiderio di ripristinare la normalità infranta, dall’altro il sentimento che la normalità andrà ricostruita. Non potrà essere quella di prima, i giorni dell’emergenza ci hanno cambiato, hanno mutato il quadro socio-economico. 

2 | 2020

Un grande racconto collettivo

All’inizio dell’emergenza coronavirus Animazione Sociale si è interrogata su come poter fare la propria parte. Dai tanti amici della rivista al lavoro nelle terre lombarde arrivavano le prime testimonianze di un dramma che nei giorni seguenti avrebbe assunto i contorni a tutti tristemente noti. Nel frattempo i decreti governativi obbligavano all’isolamento come prevenzione del contagio e tutela della salute pubblica. Negli ospedali il personale sanitario (medici, infermieri, oss) si scopriva prima linea sul fronte del contrasto al virus, sottoposto a una pressione smisurata (anche per via dei tagli fatti negli anni). Emergeva meno nella narrazione dei media l’impegno degli operatori sociali nei diversi servizi residenziali (comunità educative, case famiglia, comunità terapeutiche, dormitori, case di riposo…) e la funzione di presidio che continuavano a svolgere nei territori e nelle case delle persone più fragili.

1 | 2020

La fragilità è individuale o urbana?

C’è un intreccio profondo tra la vita delle persone e la vita delle città. Le vite degli uomini e delle donne, dei bambini e degli anziani, prendono forma (o si deformano) nell’interazione costante con le risorse della città. La salute e la malattia, la sofferenza e la povertà nascono dentro le dinamiche dei luoghi, prima ancora che nella psiche o nei corpi dei singoli.