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L’asilo nido ai tempi del coronavirus – Distanziamento obbligato e socialità educativa estesa

Coronavisurbimbidi Gisella Rossini |

Ricordo ancora la domenica del 23 febbraio, la concitazione di sapere, l’attesa di notizie per poi comunicare ai genitori che avremmo chiuso gli asili nido. Ne coordino due di asili, di 19 e 24 posti, a Sesto San Giovanni provincia di Milano, Città metropolitana.

Inizialmente una comunicazione di una settimana, poi un’altra ancora, fino alla terza comunicazione in cui comunicavo che avremmo chiuso fino al 3 aprile. Non ho suggerito nessuna spiegazione da dare ai bambini, ho chiesto ai genitori come stavano e cosa stavano raccontando, quali erano le loro narrazioni su questi eventi, che si susseguivano per intensità di volta in volta.

“… come abbiamo parlato del virus a Vittoria? Le abbiamo detto che l’asilo è chiuso perché c’è un’influenza molto forte che fa stare male le persone, e quindi dobbiamo proteggerci. Laviamo le manine tantissimo e stiamo in casa. Però Vittoria non passa giornata in cui non chieda di rivedere asilo, amici, giochi… la mia risposta è sempre la medesima. Che presto torneremo tutti insieme ad abbracciare i nostri amici”

“A Ilaria abbiamo detto la verità, ovviamente non so quanto sia consapevole ma comunque non fa storie per il fatto di non poter uscire, ha chiesto i primi giorni del nido ma poi ha smesso, è brava, gioca tanto con sua sorella perché sia io che il papà lavoriamo. Allo stesso tempo credo che sia un po’ arrabbiata di non poter venire al nido”

“Ciao Gisella, sì sarebbe bellissimo ricevere qualche materiale da voi date queste lunghissime giornate infinite in casa. Noi abbiamo solo detto che l’asilo è chiuso e non c’è nessuno, né bimbi né maestre. All’inizio ogni giorno chiedeva se domani poteva andare ma poi vivendo abbastanza bene la quotidianità con mamma e papà ce la siamo cavata così. Se avete suggerimenti su cosa sia meglio dire sono tutte orecchie. Grazie e a presto… spero”

Quando abbiamo intravisto la prospettiva di una chiusura così lunga, ci siamo date lo spazio mentale per pensare ai bambini e alle famiglie. Non ci preoccupava tanto suggerire ai genitori cosa fare a casa con i bambini e le bambine di 2-3 anni, non ci interessava intrattenere. La riflessione è stata che improvvisamente noi eravamo sparite ai loro occhi e alle loro orecchie, improvvisamente una persona che ti ha curato per 8 ore al giorno a cui ti sei affidato e con cui hai legato sparisce dalla tua vita. Un vuoto relazionale.

Come équipe educativa abbiamo scelto che ciascuna educatrice, pensando al proprio gruppo di riferimento, registrasse degli audio con una canzone e le storie che i bambini e le bambine conoscono perché raccontate e le mandasse via mail a genitori.

La prima settimana è stato un esperimento, ciascuna ha lavorato individualmente e sono arrivati 7 materiali diversi, ognuna aveva focalizzato un aspetto. C’è stato chi ha cantato la canzone per il suo gruppo di bambini piccoli, chi ha disegnato su fogli tutta la storia e poi si è registrata leggendo e inquadrando i disegni, chi si è registrata leggendo come si legge al nido con il libro rivolto verso i bambini, chi ha preso un po’ di foto dei bambini e delle bambine e ha creato una presentazione con la sua voce come audio.

Una vera scoperta di talenti delle educatrici. I genitori che mandano feedback che scioglierebbero anche i sassi.

“Grazie mille, a Matte ha fatto molto piacere sentire la voce della Doris”

“Ciao Gisella, ti ringrazio molto per questo video. La Dani ci manca molto e Angela è stata molto felice di sentire la sua storiella :) Purtroppo questa situazione è molto pesante, e speriamo di tornare a breve alla normalità. Un abbraccio grande… aspettiamo altre storie :)  :)”

“Alberto ha ballato tutto il tempo. Grazie Erika ci hai fatto commuovere. Un grandissimo bacione”

“Ciao Gisella, grazie per il video, Giovanna ne è entusiasta! Tra mamme ci siamo scambiate anche il video di Giulia e l’audio di Erika”

“Questa è una bellissima iniziativa che sono felice abbiate deciso di prendere per tenerci in contatto. Ai bambini serve vedere chi tutti giorni le segue con amore e i propri coetanei. Per questo motivo esorto anche le mamme a mandare video e foto dei compagni di Casa Di Zoe. Abbiamo bisogno di tenere vivo il ricordo e l’interesse per un ritorno sereno alla nostra routine”

Decidiamo così di darci come scadenza un invio a settimana, e i lavori si raffinano, si integrano, si contaminano con le riflessioni che i genitori nel frattempo mandano.

“Grazie mille per i video che mandate da parte delle educatrici. È come avervi vicino in questo momento. Voi tutto bene? Un abbraccio”

“Abbiamo visto i vostri video sono bellissimi!!! Francesco è contentissimo quando ascolta carletto la sua preferita!!”

“Ciao Gisella! vogliamo ringraziare te Dani Erica e soprattuto la Giuli per i vs messaggi e la vs vicinanza, serve tanto a noi e soprattutto a Samu. Durante la giornata regolarmente ci chiede o “NINA GIULI” “PUPU DANI” “NZONE EICA”, insomma ne ha per tt i gusti! Un bacio grande da noi!!”

Il lavoro educativo al nido è così: con i bambini e le bambine ma anche e soprattutto con le famiglie. Siamo il primo “contenitore” educativo alternativo alla famiglia che incontrano, se cambiano le variabili educative di spazio e tempo noi possiamo adeguarci e provare ad affrontare l’isolamento. “Si tratta di una proposta apparentemente semplice, in realtà faticosa e difficile… È una proposta che richiede una professionalità matura e attenta, capace di osservare e di mettersi in discussione, in cui conoscenze psicologiche e pratiche educative si integrino e siano continuamente oggetto di riflessione individuale e di gruppo” (E. Goldschmied, S. Jackson, Persone da zero a tre anni, Edizioni Junior, 1996, p. 6).

Questa mail è arrivata ieri:

“Ciao Gisella, scusa se ci ho messo un po’ a rispondere, ma ci abbiamo messo un po’ a spiegare a Sabrina la situazione. Le abbiamo detto fin da subito che il nido era chiuso perché c’era un mostriciattolo che veniva da lontano lontano che non si vedeva, che saltava da una persona all’altra e a qualcuna poteva venire la tosse e l'”etciù”.
Dopo i primi 10 gg, quando la situazione si è fatta più critica e abbiamo deciso di non frequentare più i nonni per la loro sicurezza, le abbiamo detto che i piccoli e i grandi non si ammalavano ma i grandissimi magari un po’ sì ed è per quello che i nonni per un po’ li avremmo visti solo dal telefono.
Lei inizialmente mi faceva domande sul mostriciattolo, mi chiedeva se era appena nato visto che era piccolo piccolo e dov’erano la sua mamma e il suo papà. Adesso mi chiede quando va via il mostriciattolo (negli ultimi giorni ha cominciato a chiamarlo virus) e io le dico che se stiamo a casa e lontano dalle altre persone il mostriciattolo non salta e quindi poi va via.
In generale mi sembra abbastanza serena, si gode mamma, papà e sorellona ma le mancano i suoi amici e ovviamente la Dani. Ieri avrà visto 20 volte il video con le foto e rideva”.

Quello su cui stiamo lavorando ora è di provare a dare una forma a quello che ci immaginiamo essere un alone di informazioni, suoni, routine, persone che i bambini e le bambine stanno vivendo da un mese a questa parte a casa con i loro genitori. Una narrazione che tenga conto della fantasia, ma che allo stesso tempo offra una stringa linguistica su cui appoggiarsi per nominare e indicare, perché i bambini piccoli imparano le parole nel flusso di interazione sociale in cui sono immersi e “l’apprendimento delle parole non implica..l’apposizione di etichette sulle cose, ma piuttosto l’acquisizione di mezzi convenzionali per condividere l’attenzione con gli altri negli ambiti sociali più diversi e complessi” (Tomasello M., Diventare umani, Raffaello Cortina, Milano 2019, p. 133).

Mentre scrivo siamo ancora lontani dal 3 aprile e da una qualsiasi data di ri-apertura sicura, ciò che possiamo fare è continuare a osservare, a riflettere e a produrre legami educativi.

Gisella Rossini è la coordinatrice pedagogica degli asili nido “Le Ore del Gioco” e “La Casa di Zoe” a Sesto San Giovanni (Milano) gestiti dalla cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione. Con lei lavorano le educatrici Doris, Francesca, Roberta, Daniela, Erika, Giulia.

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