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Nelle case di riposo isolate arrivano lettere come un tempo – La cura degli anziani

hand-3666963_1920di Paola Rabino | 

La nostra sfida in questo periodo di emergenza e di isolamento forzato è stata ed è quella di mantenere il più possibile la normalità, quella “routine vivace”, di solito scandita dalle attività e dalle visite dei parenti e degli amici, tanto preziosa per le nostre e i nostri ospiti, e sconvolta in pochi giorni da quanto ci accade.

Così, anche nell’improvvisa chiusura all’esterno, quasi un doloroso alzare in fretta e furia il ponte levatoio che ci collega con il mondo, abbiamo tentato di conservare le nostre abitudini, e assicurato le attività scandendole nei vari giorni per cercare di renderli meno carichi d’ansia e di farli sembrare ognuno diverso dall’altro.

Prima di iniziare le attività ci curiamo di dare sempre un aggiornamento su ciò che sta accadendo nel nostro Paese e nel mondo, questo è necessario per filtrare le notizie che provengono dal telegiornale, e per alleggerirle, perché in ogni caso i nostri ospiti hanno voglia di pensare ad altro e, facendo attività, di passare qualche ora in allegria, per staccarsi dalla pesantezza del presente.

Certo, non si può negare che nonostante tutto, ci siano anche momenti di sconforto.

È allora che una di noi accoglie il pianto, lasciandolo libero di scorrere, ma anche andando a ricercare nella memoria i punti di forza di ognuna delle esistenze preziose dei nostri ospiti. Può sembrare illogico, ma non si tratta degli attimi felici, piuttosto delle memorie dei momenti duri di cui loro spesso parlano, soprattutto la guerra. Perché è in quei periodi drammatici che hanno trovato in se stessi la forza per andare oltre, e il nostro supporto, nella prossimità, è dar loro i mezzi per trovarla ancora.

Un altro grande rifugio è la preghiera. Le ospiti hanno attivato spontaneamente il Rosario nel pomeriggio: una signora le raduna e insieme lo recitano ogni giorno prima di svagarsi giocando a carte.

Forte, anche nel ricordo, il legame con la sfera religiosa. Letizia, che proprio in questi giorni ha compiuto 100 anni, ha dovuto penare due anni per riuscire a sposarsi e due volte ha fatto una novena in ginocchio, girando intorno ad una chiesa: questi sono i momenti di forza che ricordiamo per ritrovare e far scaturire la potenza necessaria a oltrepassare quello attuale. Affrontiamo queste piccole e grandi maree di emozioni giorno per giorno, attendendo che arrivino per accoglierle e superarle insieme.

Su richiesta dei parenti e di parte degli ospiti sono state attivate le videochiamate, scoprendo il grande sostegno della tecnologia, il sollievo per ambo le parti di vedersi in volto, nelle proprie case. Videochiamate in cui spesso le anziane riprendono in mano il loro senso di responsabilità come madri. Sappiamo tutti come l’anziano istituzionalizzato venga privato del suo ruolo sociale, invece questo avvenimento eccezionale ci spinge, per dar loro forza, a restituirgli questo ruolo di cura e di autorevolezza e a rinforzarlo.

Sono le signore anziane infatti, a svolgere, attraverso le raccomandazioni, un’azione di cura verso figli e nipoti. Essere madri significa ora rassicurare sul proprio stato, mentre figli e nipoti devono a loro volta responsabilizzarsi prendendosi cura di se stessi per poi poter tornare a trovarle passata l’emergenza.

Ma accanto alla tecnologia abbiamo ripristinato anche un mezzo antico, che si è rivelato ancora attuale: scrivere lettere.

Per la maggior parte con il pc e non con la penna, ma le famiglie hanno scritto. Hanno scritto lettere semplici, incredibilmente simili a quelle che si scrivevano in passato quando si era lontani, a testimoniare che i sentimenti fondamentali sono sempre quelli.

Ci sono le rassicurazioni, “noi stiamo tutti bene“, e le raccomandazioni: “Mi raccomando cerca di stare bene e di mangiare sempre tutto quello che ti danno”, Mi raccomando, stai tranquilla, riposati e non preoccuparti per noi”. Ma soprattutto una frase non manca mai: “Ti vogliamo bene”.

Non mancano le descrizioni della vita quotidiana: “Ieri ho persino fatto le tagliatelle come tu mi hai insegnato.(…) Avevo piantato degli alberi di albicocco edanche un melo di renette. Speriamo che attecchiscano così mangeremo i frutti”, “…i ragazzi studiano con il computer”.

O si fanno paragoni con periodi che ci siamo soltanto sentiti raccontare: “Cerchiamo tutti di apprezzare quello che questi giorni particolari ci fanno vivere. Prima ho usato la parola guerra e ti assicuro che così sembra. Coprifuoco ad oltranza e di tanti giorni e i giorni sono fatti di tante ore. Ma a differenza di quel brutto periodo passato che sicuramente ricordi, tante sono le cose diverse. Siamo al caldo, abbiamo cibo e modo di avere notizie non da Radio Londra e anche i modi per contattare parenti e amici sono immediati e non in mano a staffette. Le medicine si trovano sempre e la televisione ci porta in giro per il mondo. E acqua, luce e gas per lavarci, riscaldarci, cucinare”.

Poi ci sono le annotazioni più intime, quelle che magari a voce, o in altri momenti, non verrebbero fuori. Ma la scrittura è una grande alleata del cuore: “In questi lunghi giorni durante i quali anche noi non potevamo uscire di casa ho ripensato a tutto quello che tu e papà avete fatto per me e a quanti sacrifici avete fatto per vedermi crescere sereno e felice. Non finirò mai di ringraziarvi per il vostro amore e per la pazienza che avete dovuto tirar fuori quando vi facevo disperare… Non sai quanto mi dispiace non poterti restituire in questi giorni di isolamento forzato per tutti un po’ di quell’attenzione che tu hai sempre avuto per me.”

E ancora: “Ciao Mamma, ti scrivo per dirti che noi figli siamo molto orgogliosi e fieri di te per come affronti questo momento duro di non vederci. Sei una donna forte. Buona ma non stupida. Non hai potuto studiare ma hai tanto buon senso. Hai sempre lavorato duramente e ora ti tocca anche questo sacrificio. Ma sono sicura che la voglia di riabbracciarti ci fa resistere tutti. Un grosso bacione… arriverà la fine. Ti vogliamo bene!”.

Tutte le lettere sono state stampate e consegnate ai destinatari, perché quel foglio leggero, quelle righe scritte, sono una cosa tangibile, che loro riconoscono, che li riporta a ricordi ben chiari e che comunque rimane. Ogni lettera è stata poi consegnata ai destinatari, i quali l’hanno letta, o quando non riuscivano hanno ascoltato una voce amica leggerla per loro. Abbiamo constatato come a volte un foglio scritto sia ancora un giardino fiorito nel deserto dei tempi.

Per il resto, come già detto, tutta la nostra attività prosegue normalmente, perché non vogliamo stravolgere il tempo, entrare nell’emergenza, ma far scorrere le giornate nel modo più normale, morbide come gli abbracci che non si possono dare.

Così continuano a esserci le feste di compleanno, e abbiamo anche festeggiato una centenaria, riuscendo a farle avere i meritati fiori.

A differenza di altri colleghi che sento e che dicono di avere difficoltà a fare attività di animazione con i loro ospiti, quando arrivo ho sempre il sollievo di trovare i miei sorridenti e attivi, con tanta voglia di usare le mani, di “fare” manualmente, perché le mani impegnano la testa.

Di questo il merito va senza dubbio alle OSS, in quanto con me i nostri anziani fanno attività due ore al giorno, ma poi sono le colleghe che entrano ed escono dalla struttura sempre con un sorriso, a sdrammatizzare la situazione con gentilezza, e questo aiuta moltissimo. Gli ospiti sono supportati tutto il giorno dall’intero personale e sono le OSS che durante il pomeriggio li fanno cantare e li tengono allegri, lontani dalla malinconia.

Non si può zuccherare falsamente una situazione drammatica che tutti ci coinvolge, ma si possono aiutare gli ospiti ad attivare le proprie risorse mentali e umane nell’affrontare un periodo per loro inatteso e senza dubbio, faticoso e doloroso. E questo, riteniamo, è il nostro ruolo nella loro vita.

 

Paola Rabino è educatrice professionale presso la casa di riposo “Sandro Aluffi” di Castelnuovo Calcea (Asti) gestita dalla cooperativa sociale “La Strada”.

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